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Souvenir dell’impero dell’atomo

written by Angelo Orlando Meloni 14 ottobre 2015

Souvenir dell’impero dell’atomo (Bao publishing), scritto da Thierry Smolderen e disegnato da souvAlexandre Clérisse, è un fumettone coloratissimo che inizia male ma cresce e lievita come una torta. Una torta di quelle gustosissime e non di quelle dove tutta la cura è riservata alla decorazione. Parte male, però, Souvenir dell’impero dell’atomo, parte come… come un graphic novel. Ecco, l’ho detto. Parte con un pugno di didascalie inutili, quanto meno ridondanti. Già, come una di quelle opere che il disgusto snob imperante, dopo aver legato e imbavagliato la gioia della lettura, ha cercato di separare surrettiziamente dai fumetti per elevarle al rango di arte di serie A per gente fichissima diversa dai villani che leggono storielle disegnate. Ma ben lungi dall’essere dedicato a qualche santo laico e alle sue pie opere, o ad altre tematiche pedagogiche che cambieranno il mondo e ci faranno sentire più belli e più buoni, Souvenir dell’impero dell’atomo è un albo oltraggiosamente fantascientifico. Sissignore. Con tanto di astronavi, amicizie e complotti intergalattici, anzi, amicizie e complotti intergalattici telepatici, scienziato pazzo, imperatore pazzo, mega guerra civile spaziale e super pianeta misterioso.

Ma se ciò forse potrà far inorridire qualcuno, qualche devoto della chiesa realista, di questi astratti furori, di queste paturnie potremmo disinteressarci con estrema facilità se solo continuassimo la lettura delle disavventure di uno scrittore di fantascienza degli anni Cinquanta alle prese con  il destino del cosmo. Con i suoi deliziosi disegni e la sua trama molto ben strutturata, Souvenir dell’impero dell’atomo è un fantasioso omaggio alla fantascienza del tempo che fu, l’ennesimo esempio delle infinite potenzialità espressive delle nuvole disegnate, e anche una strizzata d’occhi agli amanti delle belle cose di una volta. Se l’estetica anticata vi piace, se il retrofuturo, il vecchio design vi fanno sbavare, questo fumetto è fatto per voi, dannati hipster. Provare per credere. E se poi vorrete chiamarlo graphic novel, pazienza, qui non si arrabbierà nessuno.

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