Senza nome

by senzaudio
Senza nome

 

L’asteroide Xibalba in rotta di collisione con il pianeta Terra, un omicidio dalle tinte occulte, una misteriosa razza aliena, una caccia all’uomo nei reami del sogno e dell’inconscio, un Dio egoista e sadico. Riavvolgere i fili che compongono l’intreccio di Nameless di Grant Morrison e Chris Burnham non è di certo un lavoro semplice, e forse alla fine neanche necessario. La storia di Senzanome, esperto di magia ed occultismo, e della sua missione (o delle sue missioni) si snoda infatti fra diversi piani di realtà, in un complesso gioco di “sogno o son desto?” che cerca di eludere la comprensione del lettore fino alla fine del racconto.

La forza di Nameless sta proprio nel fatto che la sua storia e il suo messaggio si possono apprezzare nella loro interezza solo cogliendo i vari rimandi che collegano un piano narrativo all’altro. Questi ponti  fra il reale e l’allucinazione, l’allucinazione e il sogno, il sogno e il reale, sono presi da un ampio repertorio di immagini simboliche: la mitologia Maya e polinesiana, l’occultismo crowleyano, i tarocchi, la kabbalah ebraica, l’astrologia. Se a prima vista tutto questo può incutere un senso di spaesamento e confusione, è lo stesso Morrison ad offrire delle linee guida attraverso le quali decifrare l’opera. Lo fa sia nel fumetto stesso (si pensi all’intervento dello psicologo/psichiatra che traduce l’immagine della porta di spade del pianeta alieno nel suo equivalente simbolico che si incontra nei tarocchi, il nove di spade,  rendendo esplicito il doppio livello lettura e traslando un’immagine da un piano narrativo all’altro) che in una guida posta alla fine del volume, in cui l’impianto archetipico e ideologico dell’opera viene sviscerato, senza però togliere il gusto al lettore di dover incastrare da sé i vari pezzi del puzzle.

In questo senso l’ultima fatica del mago scozzese è geniale nel suo modo di mettere in mostra le potenzialità intrinseche (ed esclusive) del fumetto come mezzo di espressione e comunicazione.

 

Prendiamo questa tavola, ad esempio,  sulla quale pone l’accento anche Morrison nella sua “guida”. Nella parte inferiore viene presentato il team di sensitivi ed esoteristi e contemporaneamente, attraverso un uso geniale dello spazio negativo fra le vignette viene mostrato il loro cruento destino. E’ chiaro che un uso del tempo e dello spazio di questo tipo può essere possibile solo attraverso il fumetto, nel quale le immagini sono presentate simultaneamente, e non in altri mezzi narrativi come il cinema, in cui le immagini sono obbligate a seguire una sequenza.

Da un punto di vista ideologico Nameless è una guerra contro l’idea di Dio espressa dalla Bibbia, non a favore di un modello laico e razionalista ma di una spiritualità occulta  considerata dall’autore più autentica e liberatoria. Ciò che conta non è però quanto la parabola lisergica di Morrison e Burnham sia condivisibile o meno ( effettivamente alcuni punti potevano essere sviluppati meglio e con più attenzione alle forme che l’idea di Dio ha assunto nella storia, si pensi soprattutto all’idea del divino che non riesce a comprendere cosa significhi essere umano) ma il modo in cui essa viene raccontata.

Il fumetto si svela attraverso Nameless come il luogo migliore in cui mostrare il sogno, l’inconscio, il mistico, in quanto è l’unico mezzo che permette di rimanere fedele alla sua natura non-lineare.

NAMELESS – SENZANOME VOL. 1
di Grant Morrison e Chris Burnham
traduzione: Leonardo Rizzi

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