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Morire in piedi, l’insalata di parole è out!

written by Angelo Orlando Meloni 9 maggio 2016

tomine“Usare il fumetto per cogliere il quadro complessivo, per evocare i misteri dello spazio e del tempo”, così a quanto pare il Los Angeles Times nello strillo riportato sull’edizione italiana di Morire in piedi, raccolta di storie brevi scritte e disegnate da Adrian Tomine, pubblicata da Rizzoli Lizard. Santi numi, queste belle parole mi fomentano come nemmeno il rapimento mistico e sensuale di Franco Battiato. Suscitano in me più d’un interrogativo, d’una vibrazione. Mi costringono a sollevare questioni profonde, profondissime, che mi fanno arrivare lì dove nessun uomo è mai giunto prima senza una birra. Chi lo sa, per esempio, se anche i lettori di Lando e de Il camionista fossero abituati a “usare il fumetto per cogliere il quadro complessivo”? O forse usare il fumetto per cogliere il quadro complessivo è un’operazione che possono compiere solo gli iniziati ai segreti del graphic novel contemporaneo, dal gusto hipster? E i misteri dello spazio e del tempo? Vogliamo parlarne? Quelle sottili distorsioni nel piano cosmico, cioè, si manifesteranno anche leggendo una storia di Paperinik o di Spiderman? O sono esclusiva pertinenza di opere come Druuna morbus gravis? Indubbiamente, il fumetto ci ha sempre regalato forti emozioni, ma a quanto pare Adrian Tomine ci ha rivelato il segreto della vita molto più di quanto lo rivelassero, per esempio, gli albi di Selen. E per soli diciannove euro. Dei del cielo, se non è un affarone questo ditemi voi. Ditemi voi, cioè, se per soli diciannove euro vogliamo continuare a credere alle favole. Ne valeva davvero la pena, insomma, di sparare tante minchiate per far leggere i fumetti al grande pubblico dei centri commerciali e agli intellettuali snob, fulminati dal postmoderno? O ci dovremmo accontentare di spendere ‘sti diciannove euro solo per leggere un pugno di storie autoconclusive ottimamente disegnate e scritte da uno degli artisti più interessanti degli ultimi anni? Non vi sentite anche voi un po’ coglioni a cercare i misteri dello spazio e del tempo in un fumetto? Se abbiamo più di tredici anni e un’identità alla fin fine ce la siamo costruita, non sarebbe più semplice, più umano, direi, limitarci a leggerle, queste bellissime storie, senza cercare esotici esoterismi e mistiche iniziazioni?
Particolarmente consigliate, tra le altre contenute nella raccolta, “Una breve storia d’arte nota come ortiscultura”, che fornisce a tutti (me compreso) un utile esempio di guarigione dalla malattia dell’artisticità a tutti i costi, e “Morire in piedi”, che dà il titolo al volume. Il tutto è così ben disegnato e, nei momenti migliori, così commovente da impedirmi di aggiungere altro su questo bel libro di Adrian Tomine, a parte che: nel XXI secolo confondere l’arte con l’insalata di parole è out!

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