Home Non di soli romanzi vive...il traduttore Io e Mabel. O dell’audacia in traduzione

Io e Mabel. O dell’audacia in traduzione

written by Stefania Marinoni 30 giugno 2016

Dato che Senzaudio si occupa principalmente di recensioni, oggi ho deciso di parlarvi anch’io di un libro. Tranquilli, non intendo rubare il lavoro agli altri (super) collaboratori, vi voglio parlare della traduzione.

Il libro è Io e Mabel di Helen Macdonald, edizioni Einaudi, traduzione di Anna Rusconi. Sulla traduttrice non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, se invece volete conoscere meglio l’autrice vi consiglio questo articolo tradotto da Tessa Bernardi per Sotto il vulcano, il blog di edizioni SUR.

Raramente leggo letteratura tradotta, un po’ perché preferisco l’originale (se in una lingua a me accessibile), un po’ perché davanti a una traduzione mi concentro più sulla resa in italiano che sulla trama (è più forte di me) e un po’ perché spesso ho il tempo di leggere soltanto per lavoro (che, per carità, ci sono lavori peggiori).

Ma questa volta, dicevo, ho fatto un’eccezione. Prima di tutto perché sono andata a una presentazione del libro un po’ particolare: era organizzata da una libreria di Pistoia (Les Bouquinistes), era presente la traduttrice (cosa ahimè non scontata) e ai partecipanti veniva regalata una sovra-copertina con un titolo (M come Mabel) e una grafica più simili all’edizione originale inglese. Operazione che ho trovato deliziosa, forse perché non partorita dal reparto marketing della casa editrice.

Tornata a casa, il libro avvolto nel suo bel cappottino (era febbraio), mi sono ripromessa di leggerlo subito… inutile dirvi che l’ho iniziato a maggio e finito settimana scorsa. Ad ogni modo l’ho letto, dandogli la priorità in una lista d’attesa che manco se devi prenotare una radiografia.

La trama, a grandi linee, la conoscevo già: la protagonista, alter-ego dell’autrice, è sconvolta dalla morte improvvisa del padre e scivola in una profonda depressione da cui cerca di risollevarsi addestrando un rapace, e più precisamente un astore femmina di nome Mabel. Il contatto quasi esclusivo con l’animale la fa sprofondare in un isolamento sempre più cupo, fino a quando…

Grazie alla lettura di alcuni brani alla presentazione pistoiese, mi ero fatta un’idea dello stile: l’autrice è naturalista e ricercatrice di storia e filosofia della scienza e il libro ha un linguaggio molto preciso che spesso scivola in un gergo tecnico e poetico allo stesso tempo. Non a caso ha vinto il Samuel Johnson Prize, il più importante premio britannico per la non-fiction.

Quanto alla traduzione, non vi sto a dire che Anna è molto brava, non credo ci sia bisogno del mio articolo per scoprilo. Quello che mi ha colpito è stata, per così dire, la sua audacia. Tantissimi termini provenienti dal mondo della falconeria e resi con precisione in italiano, senza paura di “spaventare il lettore”; descrizioni con aggettivi non banali ma sempre cristalline, parole italiane insolite ma sempre calzanti, mai utilizzate per vezzo.

Ci sono anche espressioni o giri di frase che, personalmente, avrei reso in modo diverso. Non perché penso di poter tradurre meglio di Anna (ci mancherebbe!) o di essere più brava dei redattori Einaudi (non dimentichiamoci che ogni scelta è mediata dalla casa editrice), semplicemente la stessa frase si poteva rendere in più modi e io ne avrei scelto un altro. Pura scelta autoriale, insomma.

Perché il punto è proprio questo: leggendo il testo, non ho potuto fare a meno di notare che Anna, nel pieno rispetto delle intenzioni di Helen (di un rigore quasi maniacale nel descrivere il piumaggio di un rapace, la vegetazione di una collina, i propri stati d’animo) ha saputo imporre scelte sempre meditate, spesso coraggiose, a volte opinabili nel senso proprio del termine: che ti permettono, cioè, di avere una tua opinione sulla resa. Ed è questo che fa di un traduttore editoriale l’autore della traduzione.

Lo so, mi direte voi: certe case editrici non lo lasciano fare, certi testi non lo permettono, i tempi sono stretti. Tutto sacrosanto, però io nel leggere questa traduzione mi sono chiesta: sono mai stata così coraggiosa? Sono mai riuscita a imprimere uno stile che rispecchiasse pienamente le intenzioni dell’autore senza appiattire l’italiano?

Compito delle vacanze – Leggetevi Io e Mabel e chiedetevi (chiediamoci): posso tradurre con l’audacia di un rapace senza allontanarmi troppo dal guanto dell’autore?

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8 comments

LETTURE ESTIVE PER TRADUTTORI ONNIVORI | Senzaudio 28 luglio 2016 at 8:54

[…] Una sorta di contrappeso al libro precedente, insomma. Di traduzioni audaci vi ho già parlato in questo articolo in cui consigliavo la lettura di Io e Mabel di Helen Macdonald nella traduzione di Anna […]

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