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Tradurre per royalties: il caso Babelcube

written by Stefania Marinoni 14 luglio 2016
Babelcube, traduzioni.

Alcuni traduttori esordienti mi hanno chiesto cosa ne penso di Babelcube, la piattaforma che mette in contatto diretto autori e traduttori e ricompensando questi ultimi in royalties, secondo uno schema apparentemente molto allettante (lo trovate qui). Di seguito trovate la mia personale, e dunque opinabilissima, opinione. Se avete provato Babelcube, v’invito a raccontare com’è andata!

 

Se lo fate per soldi…

…che detto così sembra una cosa brutta, invece è sacrosanta: il lavoro non pagato è un ossimoro che non dovrebbe essere nemmeno concepito. E difatti, Babelcube paga. Attenzione però: non c’è un compenso fisso a cartella, si percepisce solo una percentuale sulle vendite, le famose royalties. Del perché questa forma di retribuzione secondo me non è la più adatta al nostro lavoro, ne ho già parlato qui. Babelcube, però, non propone al traduttore un misero 2-3%, ma il 55% del ricavato per i primi 2.000 $.

Ora, ammettiamo che decidiate di tradurre un romanzo di media lunghezza, diciamo 150 cartelle. Un editore **serio** vi pagherebbe almeno 12 € a cartella, quindi ci ricavereste 1.800 € lordi. Certo, ci sono editori che pagano molto meno, ma do per scontato che vogliate tradurre per lavoro e non per hobby. Ci sono anche editori che pagano di più, ma per un esordiente mi sembra un inizio accettabile.

Quante copie deve vendere il testo che avete tradotto tramite Babelcube perché riusciate a guadagnare la stessa cifra? Ipotizzando un prezzo medio di 7 $ a libro (la piattaforma consiglia un prezzo compresi tra 2,99 e 9,99 $), considerando che vi saranno decurtate le spese di distribuzione, le copie omaggio (Babelcube può decidere di mettere il libro in offerta gratuita per un massimo di sette giorni al mese, a sua totale discrezione) e le tasse, bene che vada servono almeno 600 copie (non vi sto a fare tutti i calcoli, fidatevi o fateli da soli).

 

L’ufficio stampa

Avete una vaga idea di come sia difficile per un piccolo editore riuscire a vendere 600 copie di un testo tradotto? Bisogna contattare giornalisti e blogger per le recensioni e inviare loro copie omaggio, organizzare presentazioni nelle librerie e, se possibile, alle fiere editoriali. E magari coinvolgere un critico letterario quotato o meglio ancora far venire l’autore dall’estero… Ma tutto questo richiede un budget notevole, tantissimo tempo e competenze adeguate. Insomma, serve un ufficio stampa. E nel caso di Babelcube, la promozione in Italia è lasciata completamente a voi, che probabilmente non avete nemmeno le conoscenze minime (non ditemi che avete gli indirizzi dei giornalisti a cui proporre la recensione!) e non potete far leva su un gruppo di lettori affezionati, come avviene per le case editrici. Insomma, se conoscete qualcuno che è riuscito a vendere più di 600 copie di un testo tradotto per Babelcube, vi prego di presentarmelo: potrebbe diventare un ottimo ufficio stampa…

 

Fa curriculum

Appurato che traducendo per Babelcube difficilmente si diventa ricchi, potreste decidere di tradurre un libro per avere qualcosa da mettere nel curriculum. Almeno dimostrate di aver “fatto un’esperienza”, no? Ecco, secondo me no. Prima di tutto, molti editori non vedono di buon occhio la piattaforma, percepita non tanto come un concorrente quanto come una realtà poco professionale, dato che la prova di traduzione viene valutata dall’autore, il quale può anche chiedere di apportare modifiche alla resa italiana, pur non essendo madrelingua. Inoltre, non è prevista una revisione esterna, né alcun giro di bozze. A questo proposito, Babelcube consiglia di lavorare in coppia con un collega che faccia da revisore e correttore. Ottima idea, ma se siete in due alle prime armi non è scontato che otteniate un risultato di qualità (e vi dovrete pure dividere il magro compenso!). E poi, ma questo è un mio parere personalissimo, io preferirei non far sapere al mio potenziale committente che ho tradotto un libro intero senza un revisore competente e senza la certezza del compenso. Se l’editore è serio, potrebbe percepirmi come sprovveduta o poco professionale, se non è serio potrebbe pensare che sia facile approfittarsi di me… Poi c’è la questione della detenzione dei diritti morali di traduzione, che secondo il contratto proposto da Babelcube non restano al traduttore. Ma di questo riparleremo in un altro articolo.

 

Che fare?

Insomma, se proprio volete mettere qualcosa in curriculum, frequentate un corso di formazione serio e riconosciuto, inviate proposte di traduzione, proponetevi per uno stage in casa editrice. Oppure, chiedere di tradurre qualche articolo sul blog della casa editrice, se ne ha uno: anche qui non c’è un compenso, ma sono poche cartelle e almeno siete certi qualcuno di competente leggerà e valuterà il vostro lavoro. Se poi decidere di tentare comunque la strada di Babelcube, vi faccio un mega in bocca al lupo e vi esorto a raccontarmi com’è andata!

Commenti a questo post

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27 comments

Vale D'Ellena 14 luglio 2016 at 23:17

Da traduttrice (anche) su Babelcube, fornisco la mia esperienza.
Finora ho tradotto una quindicina di libri sulla piattaforma, quasi tutti romanzi. Se vogliamo parlare di vendite, ciò che attira di più il pubblico italiano sono i libri già famosi oltreoceano, ma anche questa non è una garanzia per vendere in Italia: ho tradotto anche dei bestseller e le vendite di alcuni sono costanti ogni mese, ma uno di questi libri (già bestseller negli USA!) ha venduto la miseria di due copie in un anno nella sua versione italiana, il risultato peggiore tra tutti i libri che ho tradotto finora. Forse è un caso isolato, ma accade anche questo.
C’è da aggiungere che molti autori impostano il prezzo del libro tradotto tra i $2 e i $4, pochi osano andare oltre, per quello che ho visto io, anche se il libro è lungo. Questo rende ancora più difficile raggiungere un guadagno consistente, dato che inizialmente il traduttore prende il 55% delle royalties, percentuale che si abbassa una volta che il libro vende per un totale di $2000 (ammesso che ci arrivi). Questo significa che per ottenere i vostri primi $1100,un libro deve vendere tra le 500 e le 1000 copie, a seconda del prezzo di copertina. Difficile. Finora a me è capitato con un libro solo.
Personalmente traduco perché è il mio lavoro e per passione, ma Babelcube da solo non costituisce uno stipendio intero. In particolare nei primi tempi i guadagni sono inesistenti, anche perché il pagamento viene accreditato dopo tre o quattro mesi. Puntuale e giusto, ma dopo tre o quattro mesi (questo sì, sono precisissimi coi pagamenti). Ad esempio, se a gennaio vendete 100 copie, i soldi di quelle 100 copie li vedrete ad aprile o maggio, quando magari ne avrete vendute 200. Oppure 5. Dipende da molti fattori.
Ripeto che io lo faccio per lavoro e per passione e da laureata in traduzione, perciò sconsiglio Babelcube a chiunque sia motivato solo dal miraggio di facili guadagni o dall’emozione di tradurre libri: i soldi non sono facili e tradurre è faticoso anche per un appassionato. Bellissimo, ma faticoso come ogni lavoro.
Una postilla sulla professionalità: sulla piattaforma troviamo traduttori qualificati e seri insieme a persone che traducono perché solo credono di conoscere la lingua d’origine o non sanno cosa significhi tradurre un libro, specialmente per quanto riguarda i romanzi di una certa dimensione. Ecco, non crediate che gli autori non si accorgano della differenza: un’autrice, dopo il primo libro tradotto per lei, mi chiese di tradurre un altro suo libro perché precedentemente lo aveva affidato a un’altra traduttrice, la quale però aveva tagliato varie frasi e aveva appiattito il linguaggio, oltre a stravolgere completamente il significato di alcuni stralci. Un comportamento inconcepibile da parte di questa cosiddetta traduttrice. L’autrice è stata poi molto contenta del mio lavoro e mi ha consigliato ad altri autori per la mia professionalità, oltre a volermi affidare altri suoi romanzi.
Considerato tutto questo, che comunque rimane la mia esperienza e la mia opinione, prima di tradurre su Babelcube, pensateci bene!

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Stefania Marinoni 15 luglio 2016 at 12:40

Ciao Valeria,
grazie per aver spiegato così bene le dinamiche di Babelcube da un punto di vista “interno”. Posso farti una domanda? Sei qualificata, hai esperienza e probabilmente sei anche brava (l’autrice che citi ha voluto lavorare di nuovo con te): non sarebbe meglio rivolgersi a case editrici che ti pagano indipendentemente dalle vendite o ad agenzie di traduzione? Insomma, vorrei capire cosa spinge una professionista a lavorare con Babelcube senza la certezza di un riconoscimento economico per il proprio lavoro. Tu stessa dici che non è facile e che è meglio pensarci bene prima di farlo. Allora perché tu continui a farlo? È una domanda genuina, senza intenti polemici 🙂

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Vale D'Ellena 15 luglio 2016 at 15:44

Ciao Stefania,
Cerco di risponderti. Ho iniziato a tradurre su Babelcube qualche anno fa, appena terminata l’Università. All’epoca naturalmente il desiderio era lavorare in casa editrice, ma tra il fatto che è complesso entrare nella cerchia di traduttori editoriali e la mia condizione di neolaureata senza esperienza, non riuscii nell’intento. Ho cominciato con Babelcube e ho poi trovato altri sbocchi per tradurre. Mi sono affezionata a Babelcube perché è grazie a esso che ho tradotto i miei primi libri venduti. Inoltre è molto interessante perché si può parlare direttamente con autori e autrici e sviluppare insieme la traduzione e la strategia di vendita se entrambe le parti sono interessate. Ultimo, ma non meno importante, il traduttore può scegliere quali testi tradurre e la deadline di consegna: questo non sempre è possibile altrove ed è comodo.
Forse tornerò a cercare di lavorare per case editrici, ma per ora la versatilità data da piattaforme come Babelcube è ciò che cerco, e abbinata alla passione per questo lavoro, lo rende per me interessante nonostante l’incertezza dei guadagni.
Spero di aver risposto.

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Stefania Marinoni 19 luglio 2016 at 17:12

Ciao Valeria,
innanzitutto scusa i tempi di risposta un po’ biblici.
Ti ringrazio, mi interessava capire le ragioni di chi traduce per Babelcube e tu mi hai dato una risposta molto esauriente. Mi verrebbe da dire che la chiave sta nel creare un rapporto di collaborazione e di fiducia con l’autore, cosa che effettivamente non sempre è possibile quando si lavora con gli editori. Anche se le eccezioni positive ci sono 😉
In bocca al lupo per tutto!

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Simona Ruffini 28 luglio 2016 at 11:29

Gentilissima Valeria, sono un’autrice con diversi libri all’attivo e proprio adesso mi sono iscritta a Babelcube. Il mio timore, come tu mi confermi, è che ci siano traduttori non molto capaci. Io d’altro canto non saprei giudicare la traduzione (se ne fossi capace me li tradurrei da sola). Come si fa per chi non conosce le lingue a capire se una proposta di traduzione va bene? E’ possibile contattarti su Babel per proporre a te i testi? Grazie mille e complimenti. Simona

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Vale D'Ellena 12 settembre 2016 at 15:43

Buongiorno Simona,
Il tuo timore è molto comprensibile. Di solito gli autori che non conoscono altre lingue a livelli molto alti (ovvero la maggior parte) contattano dei proofreader fuori Babelcube per valutare la qualità di una traduzione. In seguito, se il controllo è andato bene, la collaborazione prosegue. Se vuoi contattarmi sulla piattaforma sei più che benvenuta!
Grazie a te.
Valeria

Ivana Gini 30 settembre 2016 at 11:05

Ciao, mi chiamo Ivana Gini. Vorrei tradurre il mio libro con Babelcube. S Non so come funziona il meccanismo, se si possa o meno scegliere il traduttore,ma se è possibile mi piacerebbe affidarti il mio lavoro.Fammi sapere, grazie.

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Valeria D'Ellena 1 ottobre 2016 at 0:20

Ciao Ivana,contattami pure attraverso Facebook. Su Babelcube si può parlare solo con i traduttori stranieri se non sbaglio.

Tradurre libri pagati «a provvigione:» conviene? | Archomai edizioni e formazione 27 ottobre 2016 at 8:32

[…] di questo sito hanno scritto dettagliati contributi le traduttrici Stefania Marinoni (>qui) e Debora Serrentino (>qui). Mi accodo alla serie dopo un confronto avvenuto su due diversi […]

Reply
Sergio 6 novembre 2016 at 7:10

C’è anche un sito italiano che fa più o meno la stessa cosa http://www.traduzionelibri.it
Sembra interessante…

Reply
Tradurre libri pagati «a provvigione:» conviene? | Luca Lovisolo 20 gennaio 2017 at 9:43

[…] di questo sito hanno scritto dettagliati contributi le traduttrici Stefania Marinoni (>qui) e Debora Serrentino (>qui). Mi accodo alla serie dopo un confronto avvenuto su due diversi […]

Reply
Cinzia 26 gennaio 2017 at 13:10

Ciao,
Anch’io sono una traduttrice Babelcube. Sottoscrivo tutto quanto detto da Vale, che ha spiegato benissimo come funziona.
Da parte mia posso solo aggiungere che, pur guadagnando praticamente nulla, dedico comunque due o tre ore al giorno alla traduzione di libri su Babelcube; perché? Perché come traduttrice non riesco davvero a trovare altro da fare, e devo ammettere che mi piace così tanto tradurre che preferisco lavorare gratis piuttosto che guardare la televisione tutto il santo giorno. Ho bussato alle porte delle case editrici ma nessuna si è mai degnata di rispondere; presumo che abbiano già i loro traduttori di fiducia e che le possibilità di aprire la porta a nuovi collaboratori siano scarse.
Riassumendo: MAGARI potessi non tradurre su Babelcube e avere invece dei progetti pagati!

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