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CommonSpaces: prepararsi al mondo del lavoro oltre l’Università

written by Stefania Marinoni 24 marzo 2016

L’Università, lo sappiamo, non sempre offre gli strumenti adeguati per inserirsi nel mondo del lavoro. Soprattutto quando si decide di intraprendere una professione autonoma, come quella di traduttore, dove vengono richieste competenze e risorse che esulano dal semplice svolgimento della propria attività, nel nostro caso la traduzione di un testo. Bene, e se vi dicessi che esiste una piattaforma online che offre gli strumenti necessari per avvicinarsi al mondo del lavoro? E che tutte le risorse sono gratuite e open-source? E che non dovete limitarvi a imparare ma potete mettere in campo le vostre competenze, dimostrando (prima di tutto a voi stessi) che anche voi avete qualcosa da insegnare? Vi sembra impossibile? Eppure ora esiste, si chiama CommonSpaces e oggi abbiamo intervistato uno dei suoi principali promotori, Andrea Spila.

Andrea, ti va di spiegarci come funziona il progetto di CommonSpaces? Cosa s’intende con “comunità di pratica”?
CommonSpaces nasce all’interno del programma europeo Erasmus+ ed è una piattaforma online progettata principalmente per aiutare i giovani laureati e laureandi a entrare nel mondo del lavoro con le competenze professionali necessarie a sviluppare la propria carriera. L’obiettivo finale è migliorare la cosiddetta “occupabilità” dei giovani, ossia le loro opportunità di trovare un lavoro adeguato ai propri studi e interessi, avvicinando i curriculum accademici al mercato del lavoro in costante trasformazione. CommonSpaces si rivolge anche ai professionisti senior, offrendo percorsi di apprendimento adatti a chi vuole mantenersi costantemente aggiornato, in un’ottica di formazione professionale continua. Le principali aree di apprendimento sono le tecnologie, l’imprenditorialità e le lingue.

Per promuovere queste opportunità di formazione abbiamo scelto tre strumenti principali: le OER, ossia le risorse educative aperte, le comunità di pratica (CoP) e il mentoring online. Il nostro modello di formazione online prevede la creazione di CoP che si dedicano a un obiettivo formativo specifico. Queste comunità di pratica, coordinate da un supervisore esperto della materia, partono dalla ricerca e dalla catalogazione collettiva di OER per costruire percorsi di apprendimento rivolti a competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Le OER sono risorse didattiche reperibili sul web e caratterizzate da una licenza aperta, come le licenze Creative Commons, e quindi possono essere utilizzate liberamente e gratuitamente da tutti per la propria formazione. A questo modello aperto e collaborativo si aggiunge il mentoring, ossia la creazione di relazioni uno a uno in cui un mentore sostiene un allievo nel muovere i primi passi nel proprio percorso lavorativo. Così professionisti junior e senior collaborano per migliorare le competenze e le opportunità lavorative del proprio settore, a vantaggio di tutti.

La piattaforma scardina il concetto di didattica tradizionale, suggerendo l’idea che tutti abbiano qualcosa da imparare e da insegnare. Tra i partner del progetto c’è anche l’Università La Sapienza: pensi che questo metodo di insegnamento riuscirà a farsi spazio anche nelle università? Molti aspiranti traduttori lamentano la difficoltà di trasporre la teoria imparata sui banchi nella pratica lavorativa…
Si parla molto oggi di “flipped classroom”, ossia di classe rovesciata, un modello pedagogico che prevede una vera e propria rivoluzione educativa. Gli studenti arrivano in classe dopo essersi formati autonomamente su materiali online (videolezioni, dispense elettroniche, ecc.) e la classe diventa il luogo in cui confrontarsi con i propri pari e con il docente che assume il ruolo di animatore in un processo di costruzione della conoscenza che vede tutti gli attori attivi e partecipi. È il modello della Khan Academy, dei Mooc, di tante esperienze formative in cui si rimette l’allievo al centro del processo educativo. Anche l’università si sta aprendo a questo modello e Sapienza, il nostro coordinatore, ha avviato esperienze di questo genere, proprio per superare una formazione troppo chiusa nei circoli accademici e poco sensibile alle domande che provengono dal mondo del lavoro. Con CommonSpaces cerchiamo di partire dalle esigenze e dalle conoscenze degli studenti universitari per prepararli a quello che troveranno una volta usciti dalle aule universitarie. Prima si fa durante il corso di studi universitari e meglio è. E per i traduttori questo è particolarmente importante, soprattutto perché molti di loro costruiranno una carriera come freelance, una scelta lavorativa che richiede una profonda conoscenza delle tecnologie e delle competenze imprenditoriali, entrambe spesso trascurate dalle università.

A proposito di traduttori, all’interno di CommonSpaces ci sono alcuni progetti rivolti ai freelance, oltre a uno per traduttori, coordinati da EST, la European School of Translation, di cui sei direttore. Perché EST ha deciso di aderire al progetto? Non c’è una sorta di “conflitto d’interessi” nel favorire la circolazione di risorse gratuite e open source?
Abbiamo abbracciato il mondo delle risorse educative aperte perché siamo convinti che solo la condivisione della ricchezza del web possa permetterci di affrontare insieme le sfide colossali di questo nuovo millennio. La European School of Translation ha pertanto abbandonato un modello di business puramente commerciale per promuovere questa grande rivoluzione del sapere. Per sostenersi troverà fondi pubblici e privati e promuoverà anche alcune attività a pagamento, come laboratori in aula e certificazioni. Ma i contenuti rimarranno disponibili gratuitamente sulla piattaforma CommonSpaces, un patrimonio costruito in modo collaborativo da tutti per tutti.

Due settimane fa è stata presentata al pubblico la versione beta della piattaforma. Puoi dirci quali saranno le prossime tappe?

Ci sono già parecchi progetti attivi, dedicati per esempio alle tecnologie per freelance, alla traduzione audiovisiva, alla traduzione automatica e al post-editing, al web content management, solo per fare qualche esempio. Sono piccole comunità di pratica aperte a tutti che utilizzano strumenti collaborativi per autoformarsi ma anche per fare rete, aiutarsi reciprocamente, guardare fuori dai confini della propria professione e del proprio paese. Il prossimo passo è lo sviluppo della comunità internazionale di CommonSpaces, inizialmente in Italia, Regno Unito e Portogallo, i paesi dei partner del progetto. L’obiettivo è creare occasioni di networking a livello europeo, formarsi insieme per trovare e creare lavoro, il nostro obiettivo principale. Inoltre, stiamo lavorando attivamente all’avvio di programmi di mentoring per i giovani. Uno di questi, promosso dalla nostra scuola, riguarderà i traduttori. Voglio cogliere l’occasione per invitare i colleghi, giovani e meno giovani, a iscriversi alla piattaforma e a cominciare a partecipare alle nostre comunità di pratica. Ricordo anche che abbiamo un gruppo su Facebook, la CommonSpaces Sandbox, che permette ai nuovi arrivati di orientarsi. Potete anche seguire il nostro nuovo account Twitter @commonspaceseu. Vi aspettiamo online!

 

SpilaAndrea Spila è traduttore editoriale e tecnico, interprete, consulente web e formatore online. È fondatore di AlfaBeta, la società di consulenza che da venticinque anni offre servizi di comunicazione per il mercato internazionale. Dai primi anni Novanta lavora sul web e con il web e tutta la sua attività professionale (creazione di siti, traduzione e formazione online) nasce e si sviluppa sulla grande ragnatela. Dirige dal 2009 la European School of Translation e dal 1999 coordina l’attività dei Traduttori per la Pace. Dal 2014 si occupa del community development di CommonSpaces. Quando non è in rete, ama andare in canoa, praticare yoga, camminare, meditare e cantare.

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