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Ma che italiano parli?

written by Stefania Marinoni 18 febbraio 2016

Ve lo immaginate un convegno sull’italiano con il Lercio.it e l’Accademia della Crusca? No, eh? Eppure sarà proprio quello che avverrà a Pisa i prossimi 15 e 16 aprile durante Italiano Corretto, una due giorni per riflettere sui cambiamenti in atto nella nostra lingua.

Perché “corretto” non è solo l’italiano delle grammatiche, come ci spiega il linguista Andrea De Benedetti, ma quello che assorbiamo tramite il “doppiaggese” dei film, di cui ci parla il traduttore Leonardo Marcello Pignataro. E tra anglicismi e altre parole “assurde”, come quelle raccolte da Luca Mastrantonio in Pazzesco!, sperimentazione sulla punteggiatura con lo scrittore Giulio Mozzi e consigli sull’uso degli hashtag (chi meglio delle doppioverso?), salta fuori che anche l’Accademia della Crusca ha una Twitter Manager, Vera Gheno. Come avrete capito, Italiano Corretto vuole essere un’occasione per riflettere sulla lingua reale, alla cui trasformazione contribuiamo tutti, ogni giorno, quando scriviamo (per noi stessi o per lavoro) e quando parliamo. Anche l’impostazione dell’evento riflette la democraticità di questo processo: non il classico convegno ingessato ma sei incontri strutturati come laboratori e, venerdì sera, la serata teatrale “Un anno Lercio”, che prevede un’intervista semi-seria di Vera Gheno ad Andrea Michielotto, una delle storiche firme della rivista satirica online. 

A questo punto vi starete chiedendo: Ma chi l’ha pensato un evento così? STL Formazione e doppioverso, ovvero: Sabrina Tursi, Laura Baldini, Barbara Ronca e Chiara Rizzo. E io le ho intervistate per voi.

Sabrina, ormai sei una veterana nell’organizzazione di eventi di formazione e di incontro per traduttori, dai classici seminari fino alla Giornata del Traduttore. Con Italiano Corretto però sei andata oltre, proponendo un evento che non si rivolge solo a noi traduttori ma rivolto a chiunque “ha fatto della nostra lingua viva e delle sue inevitabili evoluzioni uno strumento di lavoro, ma anche a lettori e semplici appassionati”, come recita la presentazione sul sito. Come hai deciso di fare questo salto?

Sembra un salto ma in realtà si è trattato di tanti piccoli, a volte piccolissimi passi, che, uno dopo l’altro, ci hanno portato fin qui. Dopo tanti anni trascorsi in aula insieme ai traduttori, a spaccare il capello in quattro nella ricerca di una corrispondenza spesso non facile nella lingua di arrivo, occuparci in modo accurato dell’italiano ci è venuto abbastanza naturale. Tra l’altro i nostri allievi l’hanno chiesto a gran voce e noi abbiamo semplicemente fatto quello che facciamo sempre: abbiamo ascoltato e cominciato a far muovere le idee per soddisfare un bisogno formativo implicito nell’attività di qualsiasi traduttore. 
Abbiamo quindi identificato obiettivi didattici, contenuti, metodi da adottare per realizzare quella che non era più solo un’idea ma un progetto concreto e ci siamo rese conto che la nostra iniziativa avrebbe potuto interessare anche un pubblico più vasto. Da qui il “salto” come dici tu. 
Il bello del mio lavoro è che, ogni volta che mi confronto con i colleghi in aula o ad un convegno, si accende qualche lampadina, si mettono in moto le connessioni, e nasce sempre qualcosa di nuovo. Per carattere odio la staticità e mi piace fare cose diverse, esplorare nuovi contenuti. Se poi si ha, come me, la fortuna di lavorare con colleghe curiose, serie e motivate, proporre nuove occasioni di apprendimento non solo è divertente, ma dà anche soddisfazione. Si torna sempre lì, la passione smuove le montagne!

Laura, raccontaci cosa c’è dietro l’organizzazione di un evento di questo tipo che, immagino, richieda una lunga preparazione e competenze specifiche…

Innanzi tutto c’è la voglia di fare, di lavorare su argomenti stimolanti. La lingua italiana, negli ultimi tempi, anche se spesso bistrattata e offesa, sta guadagnando spazi e attenzioni davvero inattese: basta guardare la frequenza con la quale escono in rete articoli e post su questo argomento, trasmissioni televisive e radiofoniche tenute da linguisti e… insomma quando anche la Nutella decide di uscire con i barattoli che riportano frasi dialettali delle varie parti d’Italia significa proprio che l’attenzione sull’italiano c’è, anche tra il grande pubblico.

Abbiamo quindi deciso di organizzare questo evento chiamando docenti provenienti da esperienze professionali diverse, che, ognuno a proprio modo, con il registro che più gli è congeniale, potessero tenere una lezione o un laboratorio sulla lingua italiana, offrendo il loro punto di vista e mettendoci dentro un po’ della propria esperienza. Quando, subito dopo l’estate, abbiamo iniziato a parlarne, siamo partite da questa idea e poi ognuna di noi ha curato l’aspetto sul quale si sentiva più competente: Sabrina, avendo una pluriennale esperienza di corsi di formazione con STL, è, tra le altre cose, un’eccellente organizzatrice, Barbara e Chiara, gestendo doppioverso, blog seguitissimo, sono comunicatrici esperte e creative, io, avendo un’esperienza nell’organizzazione di eventi e, avendo gestito per tanti anni una libreria, mi sono occupata prevalentemente di programmare la parte di “scrittura creativa” e ho curato le interviste ad alcuni docenti.

La cosa bella però, nell’organizzare Italiano Corretto, è che, dopo l’iniziale suddivisione dei compiti, abbiamo finito per collaborare su tutto e condividere l’intera programmazione. E questo, credo, per noi tutte, rappresenti l’esperienza più preziosa e gratificante.

Barbara, Chiara, questa è l’ultima (per ora!) “evoluzione” di doppioverso. Spingersi oltre il proprio ambito di specializzazione è una scommessa che richiede tempo e impegno e il cui esito non è sempre scontato. Eppure, sempre più spesso diventa una necessità per i traduttori editoriali. Avete qualche consiglio da dare in questa direzione? Tornando indietro, rifareste tutto?

Quella del traduttore 3.0, del traduttore “mutante”, è una fissazione che ci portiamo dietro da parecchio tempo, e che l’esperienza di doppioverso ha contribuito a radicare profondamente.

Aprirci ad attività diverse dalla traduzione ci ha aiutate a distillare le nostre competenze e ci ha permesso di dare libero sfogo alla nostra immaginazione che prima era un po’ imbrigliata tra le maglie delle cartelle di testo da macinare.

Certo, anche nel reinventare se stessi professionalmente è importante armarsi di autenticità e sincerità. Prendete spunto dai vostri interessi più genuini, non improvvisatevi nei settori che “tirano”, non seguite le mode ma ripartite da voi, da quello che vi piace. Un modo per trasformare le inclinazioni più profonde in qualcosa di monetizzabile c’è sempre, se si rimane concreti e si lasciano da parte romanticismi inutili e teorizzazioni estreme.

L’avventura di Italiano Corretto si inserisce perfettamente in questa logica, perché è una riflessione a tutto tondo sul linguaggio come strumento di lavoro, letto in chiave “operativa”, senza ansie da grammarnazi o elucubrazioni da fini linguisti. Oltretutto la genesi di quest’evento è stata anche un esempio perfetto di come per reinventarsi e diversificarsi sia necessario un confronto con altre specializzazioni e altri ambiti di attività. Se poi il confronto e la sinergia avvengono con fucine di operatività e attivismo come le amiche di STL è chiaro che tutto diventa ancora più stimolante.

Voi sarete presenti a Italiano Corretto anche in qualità di relatrici. Come si prepara un intervento di questo tipo? E soprattutto, come lo si prepara in due?

L’essere in due era un aspetto che ci preoccupava quando si è trattato di sviluppare i primi interventi per eventi a cui ci avevano invitate. In realtà anche in questo caso, essendo molto complementari, abbiamo scoperto che “two is megl che one” e che avere un “partner in crime” ci aiuta a smorzare l’ansia da prestazione e individuare punti di vista a cui singolarmente non avevamo pensato.

Dalla nostra attività di traduttrici abbiamo mutuato una forte capacità di osservazione e analisi, e la tendenza ad approfondire e informarci costantemente. Per questo in prima battuta riflettiamo separatamente sugli spunti che ognuna vorrebbe trattare, e solo dopo facciamo una megasessione di brainstorming in cui scriviamo TUTTO ciò che ci sembra interessante in modalità flusso di coscienza: è in questa fase che spesso partoriamo le metafore più efficaci e individuiamo gli assi portanti del discorso. Una volta buttato giù lo scheletro dell’intervento lo spezzettiamo in tronconi e li ordiniamo, e poi da lì passiamo alla parte visiva e alla realizzazione delle slide, di cui in genere si occupa Barbara perché è la più “grafica” delle due, mentre Chiara è più incline a partorire claim e titoli a effetto. Il risultato? A noi piace, e a quanto abbiamo visto piace spesso anche a chi ci guarda, forse perché manteniamo sempre una visione un po’ ironica, dissacrante.

Se volete sapere cosa ci inventeremo stavolta vi aspettiamo a Pisa ad aprile, ovviamente!

Commenti a questo post

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19 comments

Ma che italiano parli? | Italiano Corretto 19 febbraio 2016 at 10:36

[…] l’intervista su […]

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Stefania Marinoni ci da qualche consiglio per migliorare la traduzione letteraria. | Senzaudio 25 febbraio 2016 at 10:07

[…] già parlato Thais Siciliano nel suo Diario di una traduttrice (trovate tutto qui), poi è arrivata l’intervista alle organizzatrici di Italiano Corretto e ora la simpatica vicenda di […]

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