Home Non di soli romanzi vive...il traduttore Leonardo Rizzi – Tradurre a fumetti 2: Providence

Leonardo Rizzi – Tradurre a fumetti 2: Providence

written by Stefania Marinoni 19 ottobre 2015
Foto di Gareth Munden

Come vi abbiamo anticipato giovedì, pubblichiamo la seconda parte dell’articolo di Leonardo Rizzi, dedicato alla traduzione di Providence, la nuova maxiserie di Alan Moore. E come promesso, vi mostriamo alcune tavole in anteprima gentilmente concesse dall’editore, Panini, che ringraziamo per la disponibilità. Se vi siete persi la prima parte dell’articolo, la trovate qui. Buona lettura!

A partire dal mese prossimo, Panini Comics pubblicherà Providence, l’ultimissima fatica di Moore. Questa maxiserie in dodici capitoli si inserisce nella ricerca di Moore sul materiale di H.P. Lovecraft, lo scrittore americano di inizio Novecento che ha rivoluzionato la letteratura horror trasformandola in metafisica, facendo scontrare la piccolezza dell’uomo con un orrore inconoscibile troppo più grande di lui. Lovecraft pubblicava i suoi racconti e romanzi su riviste pulp difficilmente ascrivibili alla letteratura più elevata, ma la capacità delle sue idee di contagiare generazioni di lettori non deve essere assolutamente sottovalutata. L’interesse di Moore è proprio nella forza dei memi di Lovecraft, nella sua capacità di creare una mitologia che si intesse nella nostra realtà. Scrivendo Providence, Moore sta creando una burla gigantesca. Ha preso una miriade di racconti lovecraftiani e li ha composti in un unico spaventoso mosaico, inserendoli con coerenza nel nostro universo, in cui l’orrore è dietro l’angolo. E così facendo crea un universo letterario unico, un gigantesco atto magico e creativo.

Le difficoltà di tradurre Providence sono molteplici. La prima è quella di riproporre tutti i testi lovecraftiani (e non solo) citati da Moore e riproporli in una traduzione italiana coerente, utilizzando tutte le versioni con cui Lovecraft è conosciuto in Italia. L’operazione è più complessa di quanto non sembri. Se da un lato è relativamente facile tradurre in versi poetici rimati una poesia inedita nel nostro paese, il resto dei suoi racconti e romanzi e componenti poetici sono stati volti nella nostra lingua da diversi traduttori e le incoerenze sono frequenti. Durante il lavoro, si è cercato quindi di ricreare un mondo lovecraftiano coerente anche nella nostra lingua.

Tradurre un autore come Moore significa fare del proprio meglio per riprodurre in italiano anche tutte le sue idiosincrasie e il suo sfrenato senso dell’umorismo. Uno dei casi più complessi incontrati in Providence sono le decine di pagine ambientate nell’equivalente della cittadina protagonista del racconto La maschera di Innsmouth. Nel racconto originale di Lovecraft, Innsmouth è una cittadina di mare in cui alcune pratiche contro natura avevano prodotto degli incroci fra esseri umani e mostruosità marine. Nelle pagine di Providence, Moore coglie l’occasione per creare per la cittadina un linguaggio specifico, dove i giochi di parole e i riferimenti al mare sono comunissimi. Sicuro di far disperare ogni traduttore che avesse dovuto affrontare i suoi testi, Moore ha pensato di scrivere anche il facsimile di un bollettino della parrocchia locale, in cui almeno metà delle parole contengono incessanti giochi di parole. Tutte le nozioni ecclesiastiche o le informazioni destinate alla comunità portuale vengono infatti trasfigurate sotto forma di giochi di parole in modo da contenere idee primitive orrorifiche, riferimenti marittimi, ittici o mitologici. Questa strategia narrativa è cruciale per il significato di tutto Providence: Moore giocando in un territorio a metà tra il piacere intellettuale e l’umor nero.

Si potrà dire che V for Vendetta e Providence siano due casi estremi delle difficoltà che un traduttore di fumetti può incontrare, soprattutto quando è alle prese con gli autori più complessi. Eppure la necessità continua di reinventare la lingua per rispettare una strategia narrativa nella maniera più efficace e immediata resta sempre la problematica maggiore che si incontra in qualsiasi fumetto. Ed è un bene che sia così. Soltanto così il traduttore riesce a comunicare davvero con i lettori, evitando le loro resistenze ed entrando nel loro inconscio più profondo, per riempirlo di calore e di immaginazione. Senza quasi che se ne accorgano.

Leonardo Rizzi

La foto di copertina che ritrae Leonardo Rizzi è di  Gareth Munden.

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