Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Shoeless Joe di W.P.Kinsella, il baseball raccontato.

La cover di "Shoeless Joe"

La cover di “Shoeless Joe”

Non c’è niente da fare. Come scrivono di baseball gli americani non lo fa nessun altro, per nessun altro sport. E’ che sono proprio bravi a cavalcare il mito, sono di un altro pianeta.
Il baseball per gli americani è un rito collettivo, qualcosa che è rimasto uguale a sé stesso dalla sua origine ed è popolato di figure leggendarie che vengono tramandate di padre e figlio. Non potete non avere visto la classica scena del bambino che tira fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni il mazzo di figurine tenuto assieme da un elastico. Il baseball produce racconti, storie e leggende che i padri raccontano ai figli e i nonni ai nipoti. C’è la storia di tutta una nazione nella demolizione di un vecchio stadio per costruirne uno nuovo o nello spostamento di una squadra di baseball da una città all’altra.
Lo capisce pure un capra come me, che di baseball ne capisce poco o niente e che si limita, ogni tanto, ad osservare un tizio che lancia e l’altro che, se gli va bene, respinge la palla con una mazza.
Ci sono un numero impressionanti di film basati sul baseball, alcuni sono delle commediole di poco valore, altri sono capolavori assoluti. Io, tra questi ultimi, metto “L’uomo dei sogni”, in originale “Field of Dreams”.
Ma non è del film che voglio parlare, perché di quello ne ho già trattato brevemente altrove, quello di cui voglio parlarvi oggi è il libro che sta dietro al film.
Il libro si chiama “Shoeless Joe” ed è scritto da William P. Kinsella. Se siete tra quelli che sperano che ci sia un legame tra l’autore di questo libro e l’autrice della saga sullo shopping sappiate che la vostra lettura di questo post finisce qui. Vi saluto, senza rancore.
Per tutti gli altri.
“Shoeless Joe” è un libro dannatamente bello che fortunatamente la cosa editrice 66thand2nd ha tradotto in italiano e pubblicato nel 2009. Kinsella, nel suo libro, riesce a fondere baseball e realismo magico, riesce a produrre una favola di trecento pagine che lascia un sapore dolciastro e nostalgico, come quando riscopri delle caramelle che mangiavi da bambino. Il libro ha la potenza della favola e allo stesso tempo ti trasmette l’amore passionale per uno sport così lontano dal calcio da fare quasi tenerezza. Eppure Shoeless Joe Jackson non è un personaggio totalmente positivo, su di lui e altri sette giocatori pende l’infamia di aver venduto le finali Word Series, eppure Kinsella lo vuole riabilitare, fornendoci lo spaccato di un uomo che è consapevole di aver sbagliato e di aver perso quanto di meglio aveva nella vita: il baseball.
In breve, la trama, per chi non avesse ben presente di cosa sto parlando, ma allo stesso tempo non volesse farsi rovinare la sorpresa.
Ray Kinsella possiede una fattoria, coltiva granoturco, ma una sera, improvvisamente sente una voce che gli intima di costruire qualcosa. Quel qualcosa è un campo da baseball perfettamente funzionante. Non sa il perché, ma supportato dalla moglie si mette all’opera. Non appena una porzione di campo viene completata ecco che compare Shoeless Joe Jackson vestito di tutto punto con la divisa dei Chicago White Sox, mano a mano che i lavori proseguono Ray si ritrova davanti tutta la maledetta squadra degli squalificati, fino a incontrare anche un altro giocatore, uno che aveva militato in squadre mediocri, ma il cui impatto sulla vita di Ray è tremendamente importante.
Ci sono alcuni elementi che distinguono il libro dal film, ad esempio, nel libro ci sono un paio di personaggi di una certa rilevanza che non sono stati utilizzati nella sceneggiatura del film. Inoltre, immagino per questioni di diritti, vista la persona coinvolta, lo scritto che nel film è stato chiamato Terence Mann, in realtà nel libro si chiama J.D. Salinger (avete presente?)
Le differenze però non impediscono di prendere atto che il regista, nonostante i cambiamenti, sia riuscito a trasmettere la stessa poesia presente nel libro.
W.P.Kinsella non ha avuto molto successo commerciale, almeno non da noi. Principalmente perché i suoi libri trattano molto spesso di baseball e si sa che da noi, se non c’è di mezzo il calcio, non interessa; in seconda battuta Kinsella ha avuto un grave incidente alla fine degli anni novanta che lo ha tolto per quattordici anni dalla scrittura. A tal proposito Kinsella afferma che l’incidente lo ha fatto cambiare da una persona A ad una persona B e le cose che prima gli sembravano importanti un tempo non lo erano più. Un po’ come avviene per il Ray del libro che non riesce più a concentrarsi sul raccolto di granturco per correre dietro ad un sogno che a tutti sembra impossibile da realizzare.
Una menzione d’onore all’oggetto libro prodotto dalla 66thand2nd. Il libro ha una copertina molto bella (talmente bella che mio figlio di quattro mesi quando la vede si calma), ma l’effetto che fa la carta usata per la stampare il libro è qualcosa di meraviglioso. Sembra di leggere sulla seta. Si capisce che chi ha prodotto il libro ci teneva a creare qualcosa che potesse ospitare degnamente le parole scritte da W.P.Kinsella.

Commenti a questo post

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2 comments

Nelnomedelgioco 12 maggio 2013 at 21:32

Buona sera sono il conduttore di Nelnomedelgioco un podcast sulla MLB ( Major League of Baseball) tutti i lunedì siamo in diretta e nei 5 minuti iniziali della trasmissione parlo di libri,musica e film relativi al mondo del baseball, mi permetterei di chiederle se posso leggere la sua recensione in diretta domani sera, chiaramente cito la fonte l’autore ed il sito.
Grazie .

Reply
senzaudio 13 maggio 2013 at 8:07

Faccia pure. Non ci sono problemi.

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