Panorama – Tommaso Pincio

by senzaudio

Sebbene possegga una comprovata nomea antitotalitaristica, l’aver inserito nel mio profilo uozzap un dipinto di Tommaso Pincio che ritrae Roberto Bolano in divisa nazi ha generato qualche dubbio fra i conoscenti. L’iscrizione magrittiana (“aquì no està pintado un nazi”) non è stata sufficiente a rimuovere ogni residuo di ambiguità, e così si è reso necessario spiegare ad alcuni di loro come stanno le cose, e io gliele ho spiegate più che volentieri, che magari è la volta buona che si leggono La letteratura nazista in America. A proposito di medaglioni letterari, lo stesso Pincio ha appena curato l’edizione di Acque chete di Mario Esquilino, una galleria epigrammatica di poeti e pittori pubblicata da Mirror. Naturalmente Mario Esquilino non esiste, così come Mirror; Acque chete invece sì, esiste (la copertina un doppione adelphiano), ed è un bene che quest’opera abbia finalmente visto la luce, perché se non era ancora accaduto era solo a causa di un’ingiusta damnatio comminata da Ottavio Tondi. Chi è costui? E’ stato consulente editoriale della Bianca, e siccome i suoi social-profili dicono poco, ci ha pensato Pincio stesso con Panorama.
Tondi è la reincarnazione di Borges, o se preferite l’incarnazione di una frase di Borges (“non è molto ciò che mi è accaduto, ma è molto ciò che ho letto”); legge per mestiere e i libri sono entrati in ogni interstizio della sua vita, dall’orgasmo al rapporto col padre; il romanzo in cui abita (una delle solite incredibili dimensioni parallele cui ci ha abituato Pincio), per quel suo ruotare intorno al mondo dei libri e alla loro estinzione, ha tutta l’aria di aggirarsi dalle parti di Finzioni e Fahreneit 451. Ma i fatto è che Tondi è figlio del nostro tempo, e potrebbe mai il nostro tempo dare vita a un Guy Montag, magari col palmare? O a un Pierre Menard, autore di Twilight? No, naturalmente, e infatti Ottavio Tondi è semplicemente uno che legge per mestiere. Nessuna ricerca della verità, nessuna resistenza armata: l’apatico e scettico Ottavio Tondi, vittima di uno “scetticismo frutto della sua esistenza votata alla lettura”, crede che “leggere significa chiudersi fino all’estremo”, e se qualcuno pensa che le intercettazioni telefoniche siano il più rilevante genere letterario della contemporaneità, Tondi lo corroborerebbe sostenendo che la letteratura è pettegolezzo ed esiste principalmente per soddisfare l’insopprimibile voglia di sbirciare e origliare nelle vite altrui. In Tondi perfino la lettura diventa abietta.

Lui non desiderava nulla, a parte leggere. Leggere come leggeva lui, però, senza cercare altro che la lettura, senza aspettarsi risposte o consolazione. Un leggere che non contemplava desideri e speranze, i bisogni che solitamente avvertono le persone.

Tondi è l’artefice di uno straordinario best-seller e un’intervista lo rende famoso. Diventa una sorta di faro. Da Pordenone a Mantova, i festival lo invitano semplicemente per stare sul palco a leggere. A vederlo lì, immerso nella lettura, quasi una transustanziazione laica, il pubblico si commuove, si rasserena, si fortifica. Poi tutto finisce: con la stessa rapida violenza con cui era stato sollevato dal nulla, Tondi viene rigettato nello spazio sfinito: malmenato e traumatizzato da un gruppo di balordi proprio perché sta leggendo, dovrà rinunciare per sempre alla lettura. Rinchiuso nel proprio abitacolo, per sette anni navigherà intorno alla città nell’orbita del raccordo anulare, una sorta di Solaris d’asfalto, un’intelligenza superiore che un giorno regalerà al suo encefalo una parvenza di lettura sotto forma di apparizioni fantasmatiche di libri (i primi a riaffiorare sono Solaris e Crash). Può bastare questo, su Ottavio Tondi, anche perché, mano a mano che procediamo nella lettura, ci accorgiamo che la voce narrante suscita in noi interesse crescente: in che rapporti sta con Tondi? E con Pincio? E mentre ci poniamo queste domande ci accorgiamo che Panorama è liquidissimo, sembra una cosa e invece salta fuori che è un’altra; lo leggiamo credendo di avere fra gli arti in titanio un romanzo post-post moderno, magari un romanzo sui libri e il loro destino, una di quelle perfette macchine narrative intessute di rimandi e citazioni nascoste, e invece dopo un po’ cominciamo a pensare che forse è un romanzo a sfondo sociale, editoria e social al centro dell’osservazione, l’onniscienza di chi narra e una buona dose di mimesis a far da lubrificante. Come se non bastasse ad un certo punto prende la forma dell’apologo, anzi, del conte philosophique, con la netta sensazione che avesse ragione Trevi, anni fa, quando a proposito di Pincio scriveva che “dal tramonto della verosimiglianza non deriva l’anarchia, ma un nuovo, misterioso e vagamente sapienziale modello di coerenza simbolica”. Ma anche l’apologo finisce. Inizia a galleggiare il giallo a enigma, nel nome di Poe. Tondi incontra quel Mario Esquilino che anni prima aveva letto e marchiato a vita come pessimo poeta. Questi lo spinge verso Panorama, un social in cui ci si offre agli altri come in uno sconfinato panopticum, mostrando una parte del proprio appartamento, un pezzo della propria intimità. Su Panorama Tondi si innamora di Ligeia, che fuma e ama la letteratura proprio come lui, è bella e sembra conoscerlo come nessuno prima. Il romanzo lievita di nuovo e si fa largo la sensazione che Ottavio Tondi, Mario Esquilino, il narratore, Tommaso Pincio, perfino Gloria Stupenda e Ligeia, siano legati da qualcosa di inesplicabile, qualcosa che ha a che fare col mistero dell’identità, come se ognuno fosse alter-ego di qualcuno, forse di tutti; e proprio mentre cominciamo a pensare che Panorama ci porterà in qualche posto lontano, magari in riva a qualche fiume indiano, ecco che ad aspettarci troviamo semplicemente il caro vecchio Acheronte.
Panorama è un gioco sofisticato e a tratti indecifrabile. Qualunque autore leggiamo, l’ultima cosa a cui dobbiamo pensare è il suo nome, nel caso di Pincio, invece, dobbiamo ricordare che se i suoi libri escono con un nom de plume è “per attentare al pomposo feticcio dell’identità”; e se leggendo Hotel a zero stelle alcune frasi (“non avevo valutato che i nomi, inclusi quelli ridicoli, penetrano fino all’osso, al cuore della persona” o “acquisire un nome nuovo significa cambiare il corso del proprio destino”) avevano lasciato lo scenario immerso nella penombra, con Panorama la visuale si fa un bel po’ più nitida.

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