Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Intervista a Maurizio Ceccato – Studio IFIX

Intervista a Maurizio Ceccato – Studio IFIX

written by Gianluigi Bodi 2 luglio 2015

Ci siamo sfiorati più volte io e Maurizio, l’ho rincorso tra festival e manifestazioni letterarie. Arrivavo sempre un po’ troppo tardi, me ne andavo sempre un po’ troppo presto. Mi sentivo uno stalker,poi alla fine, imprevedibilità della vita, un amico mi ha dato il suo numero di cellulare ed è iniziata una chiacchierata che sembrava non voler finire mai, ma che purtroppo è finita.

Come nasce lo studio IFIX?
Prima di fondare lo studio IFIX ho sempre lavorato come free lance dividendomi tra illustratore e gfoto Scripta (4)raphic designer per vari quotidiani nazionali, riviste e case editrici. Nel 2007 ho messo in piedi lo studio come una oneman-band. Nel tempo sono transitati tanti collaboratori. Ora siamo io e Lina Monaco.

Quali sono state le fonti di ispirazione? E le persone con le quali hai lavorato?
SCRIPTA_flyer_FOREVERNella prima metà degli anni Novanta ho frequentato l’Accademia di Belle Arti a Roma, dove, al di là degli studi, ho conosciuto persone importanti per il modo di vedere e pensare l’arte e la comunicazione. Tra questi il gruppo di persone che ha fondato la fanzine di sperimentazioni visive “Ifix Tcen Tcen” della quale facevo parte. E in seguito Vincenzo Scarpellini, designer de “il manifesto” (scomparso nel 2006). È stata la persona che nel 1994 vedendo i miei lavori ha creduto in quegli “scarabocchi” e ha fatto sì che collaborassi per dieci anni con la testata di via Tomacelli. HACCA_chiulli_OKMC

Lo studio IFIX lavora con più di una casa editrice, come si arriva alla definizione di uno stile unico per ognuna di esse? Qual è la filosofia alla base del modo di fare grafica editoriale?
Penso che come succede per un sarto che lega bene la stoffa e i materiali con la scelta dei colori e personalizza la misura giusta per il cliente, così anche il mio modo di “fare” grafica è basato su una scelta esclusiva, artigianale, pesata e posata come un vestito su ogni libro (o parallelepipedo di carta) e cucita per quell’editore o cliente e per lui soltanto.

Cosa significa creare una copertina che funzioni e che strappi il libro dall’anonimato e quale è il peggior difetto?
Penso che il peggior difetto sia che resti anonima e invisibile sul banco di una libreria. Al di là della sua esattezza grafica o della mole di lavoro che è stata necessaria per costruirla. A volte basta un segno, anche piccolo che possa far diventare un libro, un disco o una rivista o qualsiasi prodotto comunicativo un concentrato di sguardi curiosi che passino dalla contemplazione al gesto di sfogliare e possedere l’oggetto.HACCA_CHICCA_OKMC_15mm

Qualche esempio?
Tra i miei lavori la copertina “Il poeta dell’aria” di Chicca Gagliardo per Hacca, “Nonostante” di Ludovica Candiani per Gaffi o il recente “Padre di Dio” di Martin Driessen per Del Vecchio Editore o ancora “L’uomo seme” di Violette Ailhaud per Playground, in passato “Creazione” di Gore Vidal per Fazi Editore. DVE_Padredidio_OKMC

Quali sono i passaggi che portano alla realizzazione della copertina di un libro? È necessario leggere
tutto il libro? Basta un estratto per rendersi conto dell’essenza del testo? C’è un botta e risposta tra voi e l’editore?
Non ho mai letto prima alcun libro del quale mi sarei dovuto occupare della copertina. Non per snobberia ma perché credo profondamente che le immagini corrano su un binario parallelo rispetto alle parole. E anche perché se dovessi leggere prima tutti i testi mi farei aggredire da troppe immagini e mi disperderei. E a me ne serve una e una soltanto. Solitamente mi faccio aiutare dal titolo o dalle schede che arrivano dalla redazione e in alcuni casi da incontri e/o scontri con l’editore. Sempre proficui. In ogni caso credo fortemente nel potere del confronto. Intercettare lo sguardo del lettore è la mia unica preoccupazione e nel farlo cerco di DVE_Rosa_OKMC_dorso21mm_font librecostruire un’immagine che non segua pedissequamente un testo, di cui d’altronde, neanche il lettore ne conosce le trame, ma che abbia una sua vita autonoma e ben riconoscibile.

Quanto sono importanti i rapporti umani?
Non ho mai pensato che questo lavoro possa essere svolto nella penombra del proprio studio, isolato. Ho sempre condiviso molto tra le tante riunioni di redazione e le chiacchiere a tu per tu con editor e collaboratori vari. A volte i rapporti umani valicano il semplice lavoro e si passa a condividere molto di più. Con alcuni scatta un’empatia che poi diventa amicizia. Ma credo sia così anche in altri ambiti lavorativi.

Oltre alla parte che riguarda il design, sotto il nome IFIX escono anche delle pubblicazioni. Parlaci della genesi di «Watt».vidal-creazione
Il percorso editoriale è un’impresa non senza rischi. Quando nel 2010 ho deciso di editare e pubblicare libri sapevo a cosa andavo incontro. Ovviamente le trappole sono dietro l’angolo e l’equazione produrre un buon contenuto-forma di un libro non equivale a venderlo. «Watt • Senza alternativa» è nato con lo scopo di mettere sotto lo stesso nume tutelare narratori e illustratori che non avessero trovato spazio su carta, pur mostrando qualità che a noi e allo Studio Oblique, partner del progetto, sembravano maturi per essere mostrati. L’idea è stata poi di far lavorare corpo a corpo narratori e illustratori. Un’idea non nuova come pratica editoriale ma che ci è sembrata l’unica via possibile per rendere le narrazioni esaustive in entrambi i linguaggi: figurativa e scritta. Il cambio di packaging e la veste grafica sono state le armi comunicative che ho adottato per non rendere noioso un “libro-rivista” (come piWATT_3,14 coverù volte rimarcato) e fare in modo che ogni tema e concept adottato fosse funzionale all’oggetto-libro.

Poi nasce «B comics». Quale idea c’è alla base della sua creazione.
Per «B comics • Fucilate a strisce» dovrei partire da lontano quando più di vent’anni fa prese forma sulle pagine di una fanzine di fumetti. Un caro amico (un’artista molto eclettico, n.d.r.) etichettò un mio fumetto come B comics. Al momento ci rimasi male. Poi in effetti pensai che aveva ragione, quel lavoro era veramente scadente. Negli anni ho ripreso il nome più volte per identificare un tipo di linguaggio quale è il fumetto evidenziando le storie che fossero inclassificabili, nascoste,  il lato oscuro, l’altra faccia del lato A. Nel 2004, assieme a Paolo Di Orazio ne registrammo una versione demo per «Drome magazine», come inserto, coinvolgendo vari lavori di diversi autori. Dopo anni passati a setacciare lo stivale e dopo aver incontrato molti segni convincenti di giovani autori ho
deciso nel 2013 di far trovare casa a tutti quegli autori che avevano delle urgenze che potessero finire su carta.

Perché casa?
La lettera B deriva dall’antichissimo alfabeto lineare, usato nel Sinai più di 3.500 anni fa, a sua volta derivato dal geroglifico, in cui il suono [b] era rappresentato da una casa. L’immagine di copertina gioca su un crinale iconografico con evidenti ab_comics foto1llusioni.

Quali sono le persone che hanno lavorato al progetto?
A parte il sottoscritto devo ringraziare Lina Monaco che ha revisionato tutti i lavori e Alessio Trabacchini per lo scouting e i preziosi consigli.

Infine c’è Scripta Manent. La vostra libreria.
Il nostro motto recita “Leggiamo tra le righe”. Fondato nel 2012 con Lina Monaco, il nostro bookshop, all’interno dello studio a Roma, più che una libreria è un punto di incontri. Cerchiamo di accogliere gli editori e i libri che più ci assomigliano e con i quali abbiamo un rapporto esclusivamente diretto. Tra libri di grafica, fumetti, narrativa, saggistica e poesia trovano ampio spazio le autoproduzioni cartacee che, raccolte sotto il nome di “Scanner, automatici, autoprodotti, autoalimentati”, una volta l’anno si trasforma anche in un festival dove gli autori espongono i propri manufatti e li raccontano dal vivo.

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