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Francesco Dezio – La gente per bene

by Gianluigi Bodi

La gente per bene

Per me Francesco Dezio inizia qui.
E mi dispiace un po’ non aver letto “Nicola Rubino entra in fabbrica” ai tempi che furono perché probabilmente qualcosa nel mio modo di intendere la letteratura sarebbe cambiato. Però posso sempre recuperare.

Il protagonista di questo libro è Francesco, un “io” dello scrittore non so quanto autobiografico, ma poco importa. Attraverso gli occhi di Francesco possiamo testimoniare la continua lotta tra essere umani e lavoro. Partendo dalla disoccupazione fino ad arrivare a lavori mal pagati, a datori di lavoro senza scrupoli che promettono A e poi ti mettono davanti a B e a condizioni di lavoro proibitive. Sabati e domeniche alla scrivani a lavorare con software obsoleti e inadeguati, colleghi spioni che chissà cosa pensano di guadagnare inguaiando il prossimo, pause pranzo che sarebbe meglio passare davanti al computer mordicchiando un panino. È sempre così. Quando ti accolgono ti porgono la mano, te la stringono con sicurezza e calore, sorridono, ti danno una pacca sulla spalla, ti dicono che tu non sei un dipendente, tu fai parte dell’azienda. Ti dicono che siete tutti una grande famiglia e che per la famiglia ci si deve sacrificare. Poi i denti non sono più un sorriso, sono zanni. Le pacche sulla spalla diventano strette che artigliano, le strette di mano servono a farti abbassare lo sguardo, a tenerti piegato sulla tastiera. Il padre amorevole diventa padre padrone mentre evade le tasse, non investe nell’azienda, si fa pagare in nero, costruisce trulli abusivi per ammirare la natura che contribuisce a deturpare. Questo è lo scenario dove opera “La gente per bene“.

Francesco Dezio è bravissimo a descrivere il meccanismo. Un meccanisco si cui il Francesco narratore fa parte. Una minuscola rotellina facilmente sostituibile. Un ingranaggio che deve girare in armonia con gli altri altrimenti viene espulso e sostituito senza rimpianti. E gli impiegati, gli operari, sono cavalli da soma. Non devono avere una vita propria, non devono pensare, devono dire sempre di sì. Non devono avere un’opinione, devono subire per il bene dell’azienda, per il bene del padrone.

“La gente per bene” è questa. Vestono in giacca e cravatta, si danno un tono, utilizzano un linguaggio forbito per ammaliarti, magari si dimostrano pure empatici, ma appena entri nel recinto cambiano. Lo sguardo diventa duro, le bestemmie in dialetto, le battute a sfondo sessuale, le false gentilezze e i toni melliflui per portarti dalla loro parte. E quando sei di là inizi a pensarla come loro. È un contagio.

Francesco Dezio riesce a farmi sentire l’angoscia del protagonista, un’angoscia che per un po’ è stata anche mia e che ora vedo sulle facce della gente che prende il treno con me la mattina. Quel tipo di angoscia che coinvolge anche la famiglia e che ti fa percepire il fallimento. Un fallimento sociale. L’essere qualcuno costretto a vivere sulle spalle degli altri. Il non trovare lavoro, il farsi licenziare da un lavoro sottopagato e in cui ti trattano male diviene un fardello. Un marchio da portare con vergogna. Forse è anche questo il problema. Lo spostamento della colpa da un sistema che non funziona e sfrutta in nome del profitto a tutti i costi, ad una persona che aveva dei sogni, voleva fare altro, e si trova costretta ad elemosinare un posto di lavoro che nemmeno vorrebbe.

Il romanzo di Francesco Dezio è un’affresco spietato e lucido di quanto succede quotidianamente attorno a noi. È un ritratto senza filtri di quello che accade quando aspettative e realtà riferite al mondo del lavoro si scontrano senza pietà, di quando i sogni di gloria avvizziscono. Una lettura precisa, dettagliata e piena di ironia che lascerà a tutti i lettori l’amaro in bocca.

 


Francesco Dezio è nato ad Altamura nel 1970 e ha esordito nel 1998 con un racconto nell’antologia Sporco al sole. Racconti del sud estremo (Besa). Nel 2004 ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo Nicola Rubino è entrato in fabbrica, opera che inaugura una nuova stagione della cosiddetta letteratura industriale e ora riproposta in questa nuova edizione. Del 2014 è la sua prima raccolta di racconti, Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta (Stilo), diversi dei quali già apparsi su quotidiani e riviste. Nel 2008 è stato ospite di cinque puntate della trasmissione Fahrenheit su Rai Radio 3. Ha collaborato con «l’Unità», «la Repubblica-Bari», «Corriere del Mezzogiorno».

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