Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Acqueforti di Buenos Aires – Roberto Arlt

Paratesto: 
Una macchina da scrivere così non s’è mai vista, direte voi. Già, una macchina da scrivere così non serve, chi la usa? Lo scrittore non la può usare, che fa? Amplifica i rumori? Ingigantisce quel costante calpestio di tasti? No, lettore, quella macchina da scrivere che vedi serve ad altro scopo e serve ad uno scrittore ben preciso. Serve a Roberto Arlt per catturare le voci della città e metterle su carta.

Testo:
Un occhio lucido, chirurgico, in grado di vedere le cose sotto una luce splendente e di illuminarle per noi comuni mortali. L’altro occhio ironico, sarcastico, con tre quarti di follia. Se non sapessi che faccia ha Roberto Arlt direi che ha gli occhi di due colori diversi. Uno azzurro e un po’ freddo e l’altro nero, caldo e profondo. A volte condanna e a volte è accondiscendente, a volte spietato e a volte amorevole.
“Acqueforti di Buenos Aires” è una raccolta di immagini scritte nel 1933 da Arlt e che, tutte assieme, contribuiscono a dare un ritratto nitido della sua città. Una città vista attraverso un caleidoscopio.
Mi immagino che Roberto (massì, siamo amici ormai) si alzi la mattina, si vesta di tutto punto e si diriga nella piazza che più ama della sua città. Mi immagino che si sieda su una panchina, con la schiena ritta, lo sguardo da scienziato e la mia immaginazione poi vuole che inizi a guardarsi attorno, che appunti i suoi occhi sulla diversa umanità che gli scivola davanti e che così facendo colga le manie, i vizi, le abitudini dei propri concittadini.
Nelle “Acqueforti di Buenos Aires” c’è un po’ del tizio che, seduto al bar di paese, si permette di parlare di tutti quelli che gli capitano a tiro esponendo la sua verità inconfutabile. E c’è pure un che di scientifico, un uomo in camice che relaziona sugli ultimi esperimenti che l’uomo compie su se stesso e i suoi simili.
Per cui troverete un elogio allo scapolo, una spiegazione del perché i libri sono inutili, un ritratto di uno strabico ributtante, dei ladri di mattoni e tutto quello che vi può venire in mente di chiedere su Buenos Aires.
Tutto questo, condito da una scrittura capace di andare in profondità e scandagliare l’animo umano, una scrittura che procede sicura, senza sbandamenti, segno che la persona che la sta usando, oltre a padroneggiare il materiale umano che gli si para davanti, padroneggia con eccellenza l’uso della parola scritta.
Verrebbe voglia di averlo ancora qui con noi, chiedergli di venire a farci visita, farlo sedere in una qualsiasi piazza italiana e, dandogli una macchina da scrivere come quella della copertina, chiedergli si raccontarci cosa vede. Ho il presentimento, velato da un briciolo di pessimismo, che quanto ne uscirebbe fuori non sarebbe poi tanto divertente. Ammettere i propri vizi è difficile, sapere di essere scoperti lo è ancora meno.

Coordinate:
Ho paura che ogni parola su questa casa editrice stia diventando scontata. Ho riletto le recensioni dei libri della Del Vecchio e sembra che 1) stia corteggiando una bella ragazza 2)sia sposato con una donna alla quale mi tocca dare sempre ragione 3)sia terribilmente in cerca di amici. Ogni combinazione delle voci precedenti non mi mette in buona luce, ma amen.

Del Vecchio ha un grande merito. Pubblica pochi libri (rispetto ai colossi), ma pubblica ottimi libri, di livello alto. E per pubblicare ottimi libri non basta scovare un autore famoso, ma dimenticato e spararlo in aria come si fa con l’uomo cannone. Serve dare all’autore una degna cornice. Carta, caratteri tipografici, art director, traduttori, editor, ufficio stampa. Serve tutto. Loro ce l’hanno.

Approfitto a piene mani dal sito della Del Vecchio. Breve biografia di Roberto Arlt.
NASCE A BUENOS AIRES NELL’APRILE del 1900, da una famiglia di origini prussiane. Scrittore, drammaturgo e giornalista, ha avuto una vita tormentata e ricca di eventi, segnata dalla sofferenza per l’educazione severa impostagli in famiglia e da un profondo conflitto con la figura paterna, che ritroviamo infatti in molte sue opere.

Roberto Arlt

Roberto Arlt

Espulso a otto anni dalla scuola perché troppo indisciplinato, continuò a studiare da autodidatta, svolgendo i più disparati lavori: imbianchino, commesso, facchino, e cominciando poi a scrivere per diversi giornali, fino a fare del giornalismo la sua professione. Rese conto dei propri viaggi e degli eventi politici del suo tempo proprio nei reportage scritti per i giornali, e fu tra l’altro testimone in prima persona degli eventi della guerra civile spagnola. La sua scrittura romanzesca rompeva con il tradizionalismo e per un certo tempo fu osteggiata, diventando poi modello per gli scrittori della generazione del boom, tra i quali Gabriel García Márquez, Isabel Allende e Jorge Luis Borges. Tra i romanzi più famosi: Il giocattolo rabbioso e I sette pazzi, entrambi già tradotti in Italia. Di grande valore anche i suoi racconti brevi e le sue numerose pièce teatrali.

La traduzione di questo libro è stata affidata alle mani sapienti di Marino Magliani e Alberto Prunetti. Vi consiglio di leggervi la “Scatola nera del traduttore” alla fine del volume perché è davvero molto piacevole ed interessante capire come i due siano arrivati alla traduzione, compiendo percorsi molto diversi, ma ottenendo entrambi lo stesso ottimo risultato.

En passant. Ifix. Maurizio Ceccato. Beh, superfluo aggiungere altro. Però se c’avessi una parete libera in casa, io una stampa così me l’appenderei.

Commenti a questo post

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1 comment

jurij 9 ottobre 2014 at 14:44

E’ molto importante questa edizione delle Acqueforti: per leggerne alcune proposte lo scorso anno ai lettori italiani da “Atti impuri” cfr. http://www.attimpuri.it/2013/05/azioni/lo-spirito-di-via-corrientes-non-cambiera-con-lampliamento-di-roberto-arlt/ e http://www.portreview.it/riviste/numero_rivista/253/atti-impuri-pianeti-irritabili

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