Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Vajda Miklós – Ritratto di madre in cornice americana

Vajda Miklós – Ritratto di madre in cornice americana

by Gianluigi Bodi

E’ inutile girarci intorno. Il rapporto tra madre e figlio è quanto di più complesso esista al mondo e, in quanto complesso, può essere raccontato in milioni di modi diversi.
In questo libro di Miklós Vajda, “Ritratto di madre in cornice americana” è il titolo stesso a suggerirvi quale approccio sia stato utilizzato dall’autore per parlare del proprio problematico rapporto con la madre. L’approccio autobiografico.

Nella notte di capodanno 1956 le strade di madre e figlio si separano. La madre ha avuto problemi con la giustizia, problemi di natura politica ed è stanca di entrare ed uscire dalla prigione. La scarcerano e l’occasione e propizia, fugge dal paese e si rifugia in america. Il figlio invece, convinto che fuggire sia un tradimento imperdonabile contro il proprio paese decide di rimanere a Budapest. La separazione è dolorosa e il libro di Miklós Vajda ce la racconta con uno sguardo limpido, volto a non abbellire o rendere artificiosa la realtà dei fatti.
Il rapporto tra scrittore e la madre Judit Csernovics è burrascoso, odio e amore che il figlio nutre nei confronti della madre, per essere scappata e per aver scelto una meta agli antipodi rispetto alla natura ungherese. In realtà, quello che salta subito agli occhi, attraverso la descrizione dei piccoli vezzi della madre e delle noie quotidiane è soprattuto la grande tenerezza che Vajda nutre nei confronti della madre. Empatizzando riesce a comprendere lo sforzo immane che questa ha dovuto fare per separarsi dal figlio, riesce a comprendere il dilemma interiore che l’ha portata alla fuga per non soccombere in carcere.

Miklós Vajda avrebbe voluto che la madre fosse al suo fianco, che combattesse con lui le sue battaglie, perché per quando sembra sdolcianto dirlo, con una madre al fianco nulla sembra impossibile ad un figlio.

E’ un libro di una tenerezza che spesso tendiamo a dimenticare sovrastati dallo stress quotidiano. Un libro che può aiutarci a rimestare tra i nostri ricordi e farci venire in mente un motivo in più per ringraziare nostra madre.

Miklós Vajda però racconta pur sempre una separazione. Nonostate madre e figlio siano riusciti a ricongiungersi il peso della separazione ha prodotto delle scorie che non possono essere smaltite facilmente. Ed è forse questo il nucleo di tutto. L’impossibilità di porre rimedio a qualcosa di sepolto nel tempo. L’impossibilità di avere tempo, ancora tempo, per stare assieme. Inoltre, lo scrittore si trova a dover ri-conoscere la madre in quanto la persona fuggita da Budapest non è più la stessa che ha trovato agio e pace in terra americana.

Non riesco ad imbrigliare le anime di Voland, quanto penso che siano principalmente francofoni poi mi capita tra le mani un libro che di francofono non ha nulla ed esplora il lato est europeo della casa editrice romana. Senza contare Manacorda che con i suoi libri è un capitolo a parte.

Chissà cosa ne potrebbe pensare il buon vecchio Miklós Vajda della traduzione di Andrea Renyi visto che egli estesso è stato un traduttore. Probabilmente saprebbe meglio di me cogliere i tratti positivi del lavoro di Renyi, basando le proprie opinioni su una solida base professionale. Ahimé, io non ho tali competenze e quindi mi devo limitare a dire che il lavoro di traduzione è svolto in maniera egregia e che se il libro scivola via sereno è anche per merito di chi l’ha tradotto.

Nato a Budapest nel 1931 Miklós Vajda è scrittore, saggista e affermato traduttore dall’inglese e dal tedesco. Ha collaborato per anni con le migliori case editrici magiare, ed è stato redattore della rivista “The New Hungarian Quarterly” fino al 2005. Scritto all’età di 78 anni, Ritratto di madre, in cornice americana è il suo primo romanzo e lo colloca di buon diritto tra i grandi maestri della prosa ungherese.

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