Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Il cargo giapponese – Giorgio Manacorda

Paratesto:
Ad un primo sguardo non la notate nemmeno. E’ scura, come scuro è il colore della copertina scelta. Eppure, se sgranate gli occhi, vedrete un’immagine enigmatica, qualcosa che rimanda ad una nave e al centro una faccia. La faccia è la vostra ed è difficile da decifrare perché anche voi siete difficili da decifrare.

Testo:
E se alla fine il romanzo giallo non lo fosse poi tanto? Se alla fine, l’autore vi aiutasse a scoprire il colpevole del misfatto ma la cosa non avesse poi così importanza? Se , alla fine, non fosse la meta, ma il viaggio ad avere importanza?
Eccoci dentro “Il cargo giapponese” a fare la conoscenza del commmissario Sperandio, mandato in esilio a Gavoi per una questione radicata nel suo passato e chiamato a Cagliari da un amico ad indagare sulle sorti di un cargo giapponese completamente vuoto incagliatosi nel porto.
Eppure, Manacorda sembra presentarci il libro come se fosse un puro romanzo giallo in cui l’unica cosa che importa è quella di arrivare ad acciuffare il colpevole in una corsa contro il tempo. Mentre in realtà, signori e signore, abbiate la pazienza di sedervi e di godervi il viaggio, non ve ne pentirete. Farete la conoscenza di personaggi non banali, che paiono uscire da un romanzo per entrare in un altro.
Sperandio è un poeta mancato/fallito, ma è proprio questa caratteristica a far si che sia bravo a risolvere i crimini. Utilizza un sistema poetico, bando alla deduzione logica sherlockolmsiana, via di associazioni libere, di rimandi profondi e nascosti. Via ai salti di palo in frasca per comprendere un mondo a noi celato allo sguardo, abbasso il rapporto di causa ed effetto. E, come è poeta Sperandio, è poeta anche Manacorda in quanto ci regala un libro pregno di poesia, un continuo flusso di coscienza in cui Sperandio si immerge e a fatica riesce a rimanere a galla.
Inoltre, buona parte dei dialoghi, quelli reali con i personaggi e quelli che sono più un monologo, con il fido cane Scotch, hanno un certo sapore di teatro dell’assurdo che te li fa scivolare addosso con estrema facilità lasciandoti però qualcosa
E’ il viaggio, dicevo, il valore più grande di questo libro. Perché mentre Sperandio si perde nei suoi pensieri alla ricerca del colpevole, ma anche alla ricerca di un equilibrio interiore, non ci troviamo ad intrecciare le sue fantasticherie con le nostre e a caricare il testo delle nostre esperienze personali.
E’ un giallo atipico quello di Manacorda. Un giallo in cui chi sia il colpevole e quale sia il movente non hanno tutta l’importanza a cui siamo abituati. L’importante è scavare.

Coordinate
La casa editrice a cui dobbiamo questo e altri libri di Giorgio Manacorda è la Voland edizioni. Io mi sono già speso in lodi sperticate nei loro confronti. Vedete, aldilà di un testo, che può piacere o non piacere, credo sia un punto fermo rendere il libro accessibile. Non parlo solo da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista, lasciatemelo passare, ergonomico. I libri Voland vi accolgono come se fossero i vostri migliori amici. Si aprono alla scoperta e vi accarezzano.

Prendo le note biobiografiche dal sito di Voland.
Giorgio Manacorda è nato a Roma nel 1941. Ha insegnato letteratura tedesca all’Università della Calabria e all’Università della Tuscia. Ha scritto vari saggi su autori di lingua tedesca (da Goethe a Heiner Müller passando per Hofmannsthal, Roth, Kafka, Bachmann e altri) e si è occupato di poesia italiana contemporanea. Il suo libro più recente è Scrivo per te, mia amata e altre poesie (1974-2007), Scheiwiller 2009. Il corridoio di legno è il suo primo romanzo.

Che Manacorda abbia usato il suo essere poeta per infondere questo libro di un respiro nuovo e diverso l’ho già detto. Ciò che non ho detto è che Manacorda si diletta anche con la pittura e a degna conclusione di un percorso artistico di tutto rispetto che ha confezionato un libro come “Il cargo giapponese” vi devo confessare che la copertina l’ha disegnata l’autore in persona. Perfetta aderenza tra immagine e testo.

Commenti a questo post

You may also like

2 comments

Giorgio Manacorda - Terrarium | Senzaudio 27 aprile 2015 at 12:56

[…] Il cargo Giapponese trovate la recensione uscita nel 2014 per “Il cargo Giapponese”. […]

Reply
Ritratto di madre in cornice americana di Miklós Vajda | Senzaudio 29 luglio 2015 at 10:13

[…] di francofono non ha nulla ed esplora il lato est europeo della casa editrice romana. Senza contare Manacorda che con i suoi libri è un capitolo a […]

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa cookies per darti la miglior esperienza d'uso. Acconsenti all'uso cliccando il tasto "Accetta" o cambia le tue impostazioni cookie.