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Splatter. Scritture pulp – Ed Wood

written by Claudio Marinaccio 13 ottobre 2015

Ed Wood è considerato da molti critici “il peggior regista di tutti i tempi”, tanto scadente da diventare un autore di culto. È noto soprattutto come regista del B-movies “Plan 9 from Outer Space” (1955). Un visionario, o forse un folle sognatore, con enormi ambizioni e idee ma senza i soldi necessari per poterli realizzare. Un personaggio unico e ambiguo, perfetto per diventare il protagonista di un film di Tim Burton che sulla stranezza ha basato la sua filmografia e caratterizzato i suoi personaggi. Per interpretarlo scegli il suo attore feticcio Johnny Depp che lo incarnerà perfettamente. Il titolo sarà appunto “Ed Wood” uscito nel 1994.
Questa premessa serve solo per delineare i contorni di un uomo fuori dagli schemi classici, di un visionario con una fantasia perversa, una mente capace di creare sogni violenti.
Splatter. Scritture pulp” (Galucci editore) raccoglie 34 racconti di Ed Wood scritti per racimolare qualche soldo per sopravvivere e per farsi qualche bevuta in più. Racconti scritti a cavallo degli anni sessanta e settanta e che erano usati per riempire gli spazi vuoti tra le fotografie di pin-up nelle riviste soft porno dell’epoca. Sono racconti pregni di violenza, di sesso, di erotismo sporco e nonostante vengano trattate queste tematiche si percepisce un’eleganza simile a un golfino d’angora da donna di cui Ed Wood era fanatico e che amava indossare vestendosi poi completamente da donna. Lui era anche questo, un mix di contraddizioni.
All’interno del libro si trovano mariti stanchi, donne che amano essere possedute carnalmente da demoni, preti in guerra, missionari e ubriaconi annoiati. Personaggi che si muovono in una palude da cui nessuno riesce ad uscirne pulito, dove la morte è in attesa della sua vittima e in questi racconti ha un sacco di lavoro da fare. Dalle parole emergono desideri più o meno nascosti e pulsioni. E sono proprio queste ultime a muovere la mano di Ed Wood e la sua mente disegna usando il sangue come colore. Forse “il peggior regista di tutti i tempi” ma di certo un maestro del pulp, quello vero, quello puro.
La traduzione è di Daniele Petruccioli

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