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Premio letterario Città di Castello – Intervista a Antonio Vella

written by senzaudio 4 aprile 2017
Premio letterario Città di Castello

Avevo alcune domande sui premi letterari. Mi chiedevo chi avrebbe potuto rispondermi. Poi mi sono ricordato che alcuni amici scrittori mi avevano segnalato il Premio Letterario Città di Castello e allora mi sono rivolto ad Antonio Vella Presidente dell’Associazione Tracciati Virtuali che promuove il Premio il quale, gentilissimo, mi ha risposto.

Quali sono secondo lei i tratti caratteristici del premio letterario Città di Castello? Cosa lo rende unico nel panorama italiano?

Il Premio Letterario “Città di Castello” è indubbiamente uno dei concorsi letterari più prestigiosi nel panorama letterario nazionale, e si è fatto apprezzare negli anni anche dalle più alte istituzioni del nostro paese, tanto da meritare per tre anni consecutivi la concessione dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Una delle caratteristiche peculiari del Concorso è senza dubbio rappresentata dalla creazione nel 2013 di una sezione speciale  dal titolo” Mondi e culture sulle sponde del Mediterraneo”, tesa a favorire l’interazione tra la cultura italiana e quella dei paesi arabi della sponda sud del Mediterraneo.

Con un po’ di cattiveria si può dire che l’Italia sia un paese di pochi lettori, tanti premi letterari e tantissimi scrittori. Il premio letterario Città di Castello ha ormai superato di slancio il difficile traguardo delle dieci edizioni. Come si riesce a far vivere un premio così a lungo in un settore in cui i premi nascono e spariscono in un lampo?

Quella che mi pone è una osservazione molto pertinente. In Italia si legge poco ma si scrive molto e questo nel corso degli ultimi decenni ha portato al proliferare di una miriade di concorsi letterari, molti dei quali si sono rivelati delle vere e proprie meteore e sono svaniti nel nulla. La crisi degli ultimi anni e l’inesistente sostegno alla cultura di cui si è resa responsabile la politica degli ultimi anni hanno fatto il resto, tanto che il numero dei premi nel nostro paese si sia notevolmente ridotto.

A resistere sono quelli “forunati” che si possono contare su ingenti sostegni pubblici, spesso frutto di interessi amicali. E poi resistono quelli che invece poggiano le proprie basi su fondamenta solide: sulla coerenza, sulla serietà, sul rigore e sull’enorme passione di chi li promuove, spesso e volentieri veri e propri mecenati della cultura e tra questi, senza falsia modestia, credo che possiamo rientrare noi dell’Associazione Culturale Tracciati Virtuali che ho il piacere di presiedere e che si avvale di uno staff di appassionati volontari.

Quali sono le caratteristiche principali che volete premiare in un’opera? Secondo lei un premio letterario si deve caratterizzare per una sorta di unità di giudizio durante le varie edizioni oppure deve premiare la qualità e la bellezza di un’opera qualsiasi natura essa abbia?

Premetto che il giudizio della nostra giuria è per noi insindacabile e non interveniamo in nessun modo nelle valutazioni che ne scaturiscono: ci limitiamo a garantire che ogni aspetto sia trasparente e a verbalizzare quello che i giurati decidono nella più assoluta autonomia e nel più assoluto anonimato dei partecipanti in modo da garantire “pari opportunità” allo scrittore professionista e a quello agli esordi letterari.

Detto questo, nel tracciare un bilancio delle prime dieci edizioni, mi sembra che si sia sempre privilegiata una certa originalità delle opere, una “leggerezza” nella stesura dei testi siano essi di narrativa o di saggistica. Indubbiamente il fatto che la giuria ogni anno si arricchisca di nuove autorevoli collaborazioni rende impossibile una uniformità costante delle valutazioni, e forse questo è prioprio il bello, tanto è vero che ci sono scrittori che partecipano ormai da molte edizioni e sempre con opere nuove e diverse tra loro.

La giuria di un premio letterario è uno degli elementi più importanti e nel caso del premio Città di Castello si tratta di una giuria omogenea. Quest’anno al fianco del Presidente Quasimodo sono schierate personalità provenienti dagli ambiti più disparati. Attrici, conduttori televisivi, giornalisti, storici dell’arte, biologi e molto altro. Con quale scopo in mente si procede alla composizione della giuria?

La giuria di un premio è secondo me la base di un progetto di questo tipo: una giuria di valore e di assoluto rigore garantisce a tutti i partecipanti una neutralità di giudizio che è alla base della kermesse, se così la vogliamo definire. E fin dalla prima edizione ne abbiamo affidato la presidenza ad Alessandro Quasimodo, un professionista che di letteratura ne mastica da quando è nato, avendo potuto “respirare” fin da subito quel magnifico alito della poesia… E in questi dieci anni si sono alternati in giuria personaggi che nel loro specifico ambito si sono sempre contraddistinti per la qualità del loro lavoro e per la straordinaria professionalità che li contraddistingue. Questo è il comune denominatore che devono avere i professionisti che collaborano nella giuria del Premio Letterario “Città di Castello”.

La letteratura è viva e in perenne movimento e così, secondo me, dovrebbe essere anche per i premi letterari. Come si immagina il Città di Castello da qui a dieci anni?

E’ difficile dire come sarà questa manifestazione tra dieci anni… con le difficoltà che ci sono preferisco essere realista e ragionare di anno in anno cercando di alzare sempre l’asticella della qualità. E mi piacerebbe che un giorno, quando non sarò più io a promuoverlo, chi raccoglierà questo testimone, ami il Concorso come lo amo io. Questo è il più bell’augurio che posso fare al Premio Letterario “Città di Castello”.

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