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Michele Masneri – Steve Jobs non abita più qui.

by Gianluigi Bodi

Quando un libro ti fa dimenticare lo scorrere del tempo nel modo in cui è successe a me leggendo “Steve Jobs non abita più qui” di Michele Masneri significa che hai avuto la fortuna, tra tutte le centinaia di libri che ti capitano sotto gli occhi settimana dopo settimana, di aver scelto quel libro perfettamente adatto a te. E non c’è sensazione migliore per chi legge, di rendersi conto di aver trascorso il viaggio in treno senza nemmeno accorgersene o aver, magari, saltato la fermata dell’autobus.

A livello emotivo “Steve Jobs non abita più qui” è già nella mia top 5 dei libri letti nel 2020 e non c’è pericolo che venga scalzato da altre letture perché, in effetti, è pure parecchio in alto nella graduatoria in questa top 5.
Ma se parliamo di critica letteraria? Di valore letterio? Cosa posso dire di questo libro di Michele Masneri che aiuti a comprenderne il valore e che magari invogli il lettore casuale che capita su questa pagina a comprare il libro edito da Adelphi?

Il libro nasce come reportage giornalistico a puntate e parte da un ravvicinato post elezione americana 2016. Il mondo si aspettava una nuova Clinton alla Casa Bianca e gli americani, pur di non votare una donna, hanno dato il potere in mano a un uomo completamente privo di empatia e di altre qualità minime per essere definito “essere umano”. Lo sgomento è tanto, sopratutto nella zona Sanfransiscana, lì dove le cose sembrano succedere a una velocità talmente elevata da rendere il quadro generale quasi sfocato. Nessuno pare aver votato per Trump, ma i segnali, se si sapeva bene dove guardarli, c’erano, era solo necessario interpretarli.

San Francisco, la Silicon Valley, quel luogo quasi mitologico il cui influsso arriva nelle nostre tasche sotto forma di cellulari e app dell’ultimo momento, quel luogo in cui nulla è semplicemente come sembra ma un’interpretazione di bisogni che ancora devono sorgere, anzi, un luogo che crea in anticipo bisogni e necessità prima che vengano percepiti dal pubblico pagante.

Michele Masneri ha un occhio sopraffino e una capacità di analisi sopra la media, ha il dono di riuscire a mettere assieme i puntini pur senza che questi siano numerati (come succede in uno dei passatempi più facili della Settimana enigmistica). Riesce a far coesistere sullo stesso piano startup dall’esplosione immediata e roboante, scelte sessuale di nicchia, ossessione per l’alimentazione, politically correct, genio e sregolatezza; mette assieme i pezzi e crea un puzzle di una chiarezza quasi disarmante.

Ciò che vediamo è una realtà caleidoscopica che frammente se stessa in segmenti sempre pià piccoli, in necessità sempre più minuscole. Una società che si specializza fino a perdere la sua forma omogenea, che diventa rarefatta e impalpabile che si riproduce in forme sempre più piccole come se fosse un frattale. Leggere “Steve Jobs non abita più qui” di Michele Masneri è come guardare un fuoco d’artificio, fissare il cielo buio che si illumina di colori e bellezza e rimanere ancorati a quel pezzo di cielo anche quando i colori svaniscono lentamente e rimane solo lo spettro del colore che fu.

Un libro come “Steve Jobs non abita più qui” di Michele Masneri basa il suo successo, il suo essere libro da leggere, non sulla bellezza di una copertina, sull’uso di una font gradevole e di un tipo di carta piacevole al tatto, un libro come questo deve il suo successo all’occhio e alla sensibilità dell’autore. Michele Masneri ha la capacità di vedere ciò che lo circonda e la capacità di interpretarlo. La sensazione che trasmette è di riuscire a mettere ordine al caos, di descrivere ciò che vede e ciò che vive con una buona dose di ironia, con uno sguardo a tratti sorpreso (mi immagino l’autore mentre con un sopracciglio alzato ascolta l’interlocutore di turno che gli spiega il business plan di quella che potenzialmente potrebbe essere l’app del futuro, o un buco nell’acqua clamoroso), ma soprattutto divertito perché quello che sta testimoniando è la vitalità di uno dei luoghi più assurdi che io abbia mai visto descrivere su un libro. Un luogo capace di affascinare e spaventare, di attrarre e respingere, un luogo pieno di contraddizioni in cui i milionari possono decidere di vivere nei camper perché non hanno voglia di avventurarsi nel mercato immobiliare, un luogo che ha dato i natali a Uber, AirBnb e che ha sdoganato la cucina biologica, un luogo in cui vorrei poter andare anche solo per capire se è vero, ma dove non vorrei mai vivere perché non riuscirei mai a fingere di essere quello che non sono come invece sembrano costretti a fare molti di quelli che lì ci vivono.

In soldoni, se avete qualche euro da investire, se volete leggere un libro estremamente “entertainig” che riesce a dare una visuale tremendamente dettagliate della Silicon Valley e che allo stesso tempo vi faccia venire i brividi lungo la schiena anche e soprattutto per la sincerità di questo ritratto allora dovete dirottare i vostri euro su “Steve Jobs non abita più qui” di Michele Masneri.

Ma visto che ci siamo, vi lascio un altro paio di consigli. Sono due libri che secondo me si amalgamano molto bene con il libro di Masneri e sono (ma è solo un caso): “Essere una macchina” di Mark O’Connell che tratta il tema dell’allungamento della vita, del superamento del corpo fisico e “Come cambiare la tua mente” di Michael Pollan sull’uso del LSD e simili per ampliare la propria percezione. Entrambi gli argomenti vengono toccati da Michele Masneri nel suo libro.

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