Paratesto:
La prima regola di uno che legge dei libri per poi scriverne delle recensioni è quella di non dare mai per scontato nulla. Mai dare per scontato che un libro che ti suona familiare diventi il libro della tua vita, mai dare per scontato che un libro che apparentemente sembra essere lontano mille miglia delle proprie corde non possa diventare un consiglio letterario da dispensare a tutti con infinita gioia.

Testo:

Davvero, con i libri, le scoperte sono sempre dietro l’angolo. Ti arrabbi quando sono scoperte spiacevoli, tipo che uno dei tuoi autori preferiti ha scritto un libro orrendo. Non ti viene voglia di andare sotto casa sua e tenerlo sveglio tutta la notte cantandogli serenate stonate? A volte invece sono scoperte piacevolissime, come quando un autore che non sapevi nemmeno esistesse incrocia il tuo destino ed inizia una nuova amicizia letteraria.

Questo è quello che mi è successo con “Jayber Crow” di Wendell Berry, che poi, a pensare che l’autore è un vecchio contadino subentrano anche delle questioni irrisolte con la morte di mio nonno al quale ero molto affezionato. Succede anche questo con un libro, anzi, succede anche questo con un buon libro. E “Jayber Crow” ha tutto per essere considerato un buon libro e se il 2014 finisse oggi dovrei per forza di cose considerarlo come uno dei libri più interessanti letti nell’arco di quest anno.
Nel libro di Wendell Berry seguiamo la “Storia della vita di Jayber Crow, barbiere, membro della comunità di Port William, scritta da lui medesimo” ed è una storia, se vogliamo, semplice, come quella che potrebbero raccontare i vostri nonni e che ci porta a conoscere una cittadina normale, abitata da gente perfettamente uguale a quella che abita in centinaia di migliaia di altri paesi d’America. Ma la forza del libro sta nel modo in cui Wendell racconta, lo scrittore è in grado di evocare davanti a noi la vita della cittadina, riesce a renderla palpabile al punto che ti verrebbe voglia di chiuderla qui, mettere un punto a questa pseudo recensione scadente e andare ad abitarci a Port William.
Jayber è un barbiere e, in quanto tale, depositario dei segreti di tutti quelli che passano sotto le sue forbici. Intrecciando le singole vite private e la storia di una nazione che passa attraverso crisi economiche e guerre, Wendell ci regala un ritratto dell’America di una rara purezza.
Wendell ha una scrittura perfetta per la narrazione, sembra di essere seduti attorno al fuoco a sentire un vecchietto che racconta la propria vita, fin dalla giovinezza. E non è uno di quei casi in cui le parole di un vecchio possono assumere il tono del declino e della sconfitta, è una bellissima storia, una storia di orgoglio.
Lo dico con tutta l’onesta di cui sono capace. Avevo letto qua e là delle recensioni, dei richiami al libro e avevo storto un po’ il naso. Non pensavo fosse uno di quei libri che sarei riuscito a leggere fino alla fine. Mi sbagliavo. Come tante altre volte mi sbagliavo. E’ stata una delle letture migliori dell’anno.

Coordinate:

Sono davvero felice che Lindau si sia buttata nell’arena della narrativa. Sono felice perché, dei due libri che ho letto, entrambi mi hanno lasciato dentro qualcosa. E mentre a causa di “Mi ricordo” ho iniziato a fare una raccolta personale di quanto mi ricordo della mia vita lontana, a causa di “Jayber Crow” ho iniziato a pensare a come vorrò raccontare la mia vita e le persone che ho incontrato ai miei futuri pro pro pro nipoti. Anche questo fa parte di un libro.

Dal sito Lindau, un breve ritratto dell’autore. Romanziere, poeta e critico culturale, ma anche agricoltore, attivista ecologista, pacifista, Wendell Berry è nato nel 1934. Autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, ha ricevuto una lunga serie di riconoscimenti e fellowship e ha insegnato in diverse università nordamericane. Oggi vive con la moglie in una fattoria del natio Kentucky.Jayber Crow è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.

Una nota di ringraziamento anche a Vincenzo Perna per la bellissima traduzione e per la fatica che deve aver fatto per seguire la storia senza perdersi e senza farcela perdere.

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