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Davide Coltri – Dov’è casa mia – Storie oltre i confini

by Gianluigi Bodi

In Italia si pubblicano racconti, in Italia si pubblicano racconti molto belli, gli italiani sanno scrivere racconti, il punto è: i lettori? I lettori non leggono racconti, i lettori li leggono, si vendono, non si vendono…questo è, più o meno, il riassunto del dibattito che da qualche anno circola nell’ambiente editoriale. All’interno di questo dibattito non mi ci butto perché non ho gli elementi sufficienti a dare delle riposte a queste domande, però, credo che se tutte le raccolte di racconti fossero come “Dov’è casa mia” di Davide Coltri sarebbe molto più facile venderle. E comunque, secondo me, i racconti vendono. Punto.

Come si può intuire “Dov’è casa mia” di Davide Coltri è un libro che mi è piaciuto molto. Piaciuto forse è riduttivo, l’ho letto con un’intensa passione, quella passione che regalo ai libri che mi sanno prendere fin da subito e non mi mollano mai. Si tratta, come avete capito, di una raccolta di racconti, sono tutti ambientati in zone di guerra e di disagio, tra compound e campi profughi, tra odio e sconfitta; sguazzano nella miseria, si nutrono di empatia e tengono sempre il lettore sull’orlo del baratro. A volte, nel baratro, il lettore ci finisce.

Quando parlo di raccolte di racconti non mi soffermo mai su un titolo in particolare perché, mi dicono, se punti il dito da una parte significa che vuoi far distogliere lo sguardo da un’altra. Io però stavolta vorrei fare un’eccezione. Il primo racconto della raccolta si intitola “Khalat”. È un racconto piuttosto lungo che mi ha tenuto avvinghiato a sé per tutta la sua durata. Non ci sono altre parole per descrivere come mi sono sentito: mi sono sentito conquistato dalla storia. Ed è una cosa che mi capita raramente, di solito misuro il grado di coinvolgimento dalla probabilità che io salti la mia fermata del treno. Stavolta ci sono andato molto vicino. La storia è quella di una giovane donna che sull’orlo dell’emancipazione si vede costretta a scappare da tutto quello che ha ottenuto a causa dell’arrivo, nella sua città (nel suo paese) dei terroristi. Questa è una storia di cui sentiamo parlare quotidianamente, con sfumature diverse, Davide Coltri ce la fa leggere dall’interno. Ci fa sentire la frustrazione, l’angoscia, la paura e l’incertezza. Ci fa sentire l’impossibilità di reagire agli eventi. E come questo anche gli altri racconti di “Dov’è casa mia” sono molto belli e molto coinvolgenti. L’autore riesce a trasmettere la sua vicinanza alla materia, la cura del dettaglio nelle descrizioni è ottima, non c’è racconto che risulti falso e forzato. A volte si parla di vittime, a volte di persone che quelle vittime sono andate ad aiutarlo ma che si scontrano con muri enormi.

Vi consiglio caldamente di leggere “Dov’è casa mia” di Davide Coltri, perché potrebbe essere uno dei libri più umani dell’anno e potrebbe aiutarvi a togliere un po’ di ruggine dall’empatia.

Davide Coltri vive a Beirut e si occupa di progetti di istruzione nelle emergenze umanitarie. In passato ha lavorato in Iraq, Sierra Leone, Nepal, Sudan, Tanzania, Turchia e Siria. Suoi racconti sono stati pubblicati su Effe – Periodico di altre narrativitàNazione IndianaL’Inquieto.

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