Juan Pablo Roncone – Fratello cervo

Lasciamo da parte la copertina, a quella torniamo dopo.

Parliamo invece, ancora una volta, della quantità di possibilità, pressoché infinite, che lo strumento del racconto mette a disposizione dello scrittore e, di conseguenza, alle infinite strade che un lettore può percorrere. Lo so, lo so, a voi piace venire avvolti dalla trama, vi piace partecipare alla vita dei personaggi, avete bisogno di sentirvi parte della loro crescita e arrivare alla fine della lettura con le lacrime da separazione non consensuale.

E invece io punto di nuovo il dito sui racconti e, in questo caso, anche sulla letteratura Cilena, che mai come in questo periodo mi sta dando così tante soddisfazionie. Ho appena terminato il libro di Juan Pablo Roncone dal titolo “Fratello Cervo” e mi sono già imbattuto in una scrittrice cilena (ma di questo parlerò più avanti, prima però parlerò della copertina di questo libro).

I racconti contenuti in questa raccolta sono racconti brevi e di questa brevità fanno il loro punto di forza. Un colpo secco e preciso. Zero fronzoli, zero effetti, niente di superfluo. Che non ci sia nulla di superfluo però, non lo dobbiamo solo alla lunghezza dei testi, ma dalla capacità che Juan Pablo Roncone dimostra nel saper montare le scene tra loro, nel saperle raccordare in modo che anche la semplice giustapposizioni di blocchi di testo dia significato. Alcuni di questi racconti, lo vedrete anche voi ad occhio nudo, hanno una scansione narrativa molto serrata. Blocco di testo breve. Pausa. Blocco di testo breve. Pausa. E via così. È il bello della scrittura di Juan Pablo Roncone che in “Fratello Cervo” il racconto che dà il titolo alla raccolta ci trasporta in una periferia sporca e depravata solo per farci vedere un attimo di assoluto incanto, un abbraccio denso di significato, un abbraccio che va al di là di ogni preconcetto, un abbraccio di puro amore, amore nel senso più elevato del termine.

Questo è solo un esempio, Roncone ci porta anche altrove, ci porta in mezzo ad una foresta, di porta per strada e ci porta, questo forse è il posto che più mi è piaciuto, in un isola in cui il protagonista deve affrontare il padre morente. Un possibile incontro che dà degli esiti insperati.

Ah, la copertina. E cosa volete che vi dica della copertina? Basta guardarla.

Traduzione di Giacomo Falconi.

La raccolta di racconti “Fratello Cervo” è, secondo il mio parere, un buon viatico all’interno della letteratura cilena e un esempio di come il racconto possa essere un laboratorio di sperimentazioni da non sottovalutae. Juan Pablo Roncone è nato ad Arica, in Cile, nel 1982. Nel 2007 ha vinto il Premio a la Creación Literaria Roberto Bolaño con un romanzo inedito. Mio fratello, un cervo ha vinto il Premio Municipal de Literatura di Santiago. Alcuni dei racconti di questa raccolta sono stati tradotti in inglese e pubblicati sulle riviste Tweed’s di New York, Sand di Berlino, The Short Story Project di Tel Aviv, Latin American Literature Today di Oklahoma e nell’antologia Childless Parents, dell’editore Traviesa. A maggio 2017 è stato selezionato dall’Hay Festival per far parte di Bogotá 39-2017, che riunisce i 39 autori latinoamericani sotto i 40 anni più degni di nota del momento.

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