Wolf of Wall Street

by senzaudio

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. In questo caso i lupi sono un paio: il regista, Martin Scorsese e l’attore protagonista, Leonardo DiCaprio. Folle, ironico, violento, perverso, crudo, retorico, narrativo: ecco cos’è l’ultimo incontro tra i due lupi e i loro vizi.

Spoiler: A grandi linee le 3 ore di “ The wolf of Wall Street ” narrano la storia di Jordan Belfort, apprendista broker alla conquista di Wall Street, grazie a uno stile di vita esagerato basato sul sesso e sull’assunzione di droghe di ogni tipo per aiutare la mente a raggiungere risultati eccessivi. Nonostante il lunedì nero del ‘87, grazie a un modestissimo call center che si occupa della vendita di azioni quotate pochissimo e grazie al suo stile aggressivo Jordan riesce ben presto a tornare in carreggiata e a riprendere la sua carriera di broker, ottenendo guadagni sempre maggiori. Con Donnie Azoff fonda uno studio, di dipendenti malavitosi, trasformandolo ben presto in una società, la Stratton Oakmont.

Grazie ad un complesso giro di truffe, che consente agli impiegati di guadagnare tantissimi soldi su ogni commissione, Jordan e i suoi impiegati conducono una vita di eccessi tanto al lavoro quanto nel privato. Purtroppo l’agente FBI Patrick Denham inizia a indagare sugli illeciti della Stratton. Tra le varie disavventure  e a causa del rischio sempre maggiore di essere scoperto, Jordan decide di lasciare l’azienda per salvaguardarsi dall’FBI, ma durante il suo discorso di commiato ritratta. E questo decreterà inesorabilmente il suo declino. La svizzera dove ha scelto di nascondere i suoi soldi diventerà quindi croce e delizia del suo cammino. L’inefficienza del loro banchiere di fiducia porterà all’arresto del buon DiCaprio che si salverà soltanto tradendo tutta la ciurma.

Caratteristiche fondamentali del film lo avrete sentito dire da tutti sono la presenza di un sacco di scene forti, di tutti gli eccessi, donne stupende, droga, una fotografia e dei costumi fantastici. Ma la prestazione di DiCaprio è oltre l’Oscar. 3 ore di assoluto dominio dell’obiettivo, scene di ogni tipo, dal pacato alla pazzia più totale, dal drammatico al divertente con il picco massimo sulla paralisi da quasi overdose di quaalude. Scena perfetta.

Che dire, invece, di Scorsese, ormai una certezza. I suoi non saranno dei film che la critica digerirà sempre con piacere ma sono perfetti per il pubblico. Questo stupisce, affascina e cattura completamente per narrazione, scioltezza e carattere. Ci vogliono delle palle quadrate per uscire con un film così, anche se fare una narrazione in prima persona basata su una biografia ti permette qualche licenza poetica in più. Infatti il protagonista reale e le associazioni di categoria hanno criticato una visione un po’ idialliaca di Scorsese quando secondo me lo scopo finale era comunque di accusa.

Le truffe e il crimine pagano sempre per troppo poco. E si rischia di rimanere sempre con un cerino in mano. Quello che è successo per l’ennesima volta a Leonardo DiCaprio. No Oscar No Party? Se serve a garantirci prestazioni sempre migliori, dateglielo solo a 90 anni.

Che sia uno dei migliori attori in circolazione, se non il migliore, è cronaca.

ps. Voto di merito alla meravigliosissima Margot Robbie

@emilianopicco

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