Willy Vlautin – Motel life

by Gianluigi Bodi

Ogni volta che termino la lettura di un libro di Willy Vlautin mi sento di dire che ho appena letto il suo lavoro migliore, ma con il passare del tempo e l’accumularsi dei libri sto cominciando a credere che questo sia solo un effetto che mi fa leggere questo scrittore americano. Se torno indietro con la memoria e mi fermo a pensare alle due letture precedenti “Io sarò qualcuno” e “The free” non riesco a scioglierle una dall’altra, contribuiscono a creare una massa letteraria che mi sembra inscalfibile. Mi sembra un segnale evidente della bravura di Willy Vlautin, non posso scegliere uno dei suoi libri perché sono tutti fotogrammi di un lavoro più grande che va letto nella sua interezza.

Motel life” non fa eccezione. Racconta la storia di due fratelli nati a distanza di due anni e molto attaccati tra loro. Frank, il più giovane, è un narratore nato, capace di portarti in mondi diversi ogni volta che si mette a raccontare una storia, mentre Jerry Lee ha il dono del disegno, riesce a fare dei capolavori con un foglio e una matita. I due hanno preso parecchie batoste nella vita. La madre è morta quando Frank aveva quindici anni e li ha lasciati soli visto che il padre dedito al gioco era sparito di scena qualche anno prima. Possono contare solo uno sull’altro. Jerry Lee lascia subito la scuola, Frank resiste un po’ ma poi anche lui molla, nonostante il datore di lavoro per cui lava le macchine gli dica di non cedere, di non iniziare a pensare a sé stesso come a un perdente, a un condannato. Eppure succede. Sia Jerry Lee che Frank iniziano ad agire come se avessero già perso.

Arriviamo dunque al fatto che scatena la narrazione, che ci fa seguire le vite dei due fratelli. Frank è nella sua stanza di Motel, all’improvviso un’anatra si schianta sul vetro della finestra, la distrugge e finisce morta a terra. Frank la prende e la ributta in strada, è una sera gelida, quello non può che essere un brutto presentimento e infatti entra in scena Jerry Lee, ubriaco, disperato, ha combinato un casino, un incidente, c’è scappato il morto. Da qui parte la nostra intromissione nelle vite di Jerry Lee e Frank. La storia si sviluppa su due binari, da una parte abbiamo un viaggio proiettato al futuro, la ricerca dell’equilibrio e forse la voglia di provare a scrollarsi di dosso il marchio del condannato, di dare una svolta alla propria vita; dall’altro abbiamo in viaggio a ritroso nel tempo che ci mostra la famiglia dei due fratelli, la ragazza tanto amata da Frank e il trauma che l’amore per lei ha causato, l’incidente a Jerry Lee e le conseguenze sul suo fisico e sul suo stato d’animo e, in mezzo a tutto, le dolci parole del datore di lavori di Frank, un faro nel buio.

Willy Vlautin è un maestro nel far entrare i propri personaggi nel cuore del lettore. Quei personaggi che spesso sono perdenti perché non hanno mai provato a vincere, perché hanno subito batoste che non sono riusciti a sopportare, non hanno combattuto, si sono arresi agli eventi. Sono personaggi che spesso ci mostrano che nel momento in cui trovi una persona che cerca di migliorare la propria vita allora è il caso di tenersela stretta.
Nonostante il libro si svolga tutto in un ambiante freddo e nevoso, la quantità di calore sprigionata da “Motel Life” è notevole. Vlautin non schiaccia mai sugli stereotipi. Ad esempio, sia Frank che Jerry Lee spesso bevono più del necessario, ma non si ha mai la sensazione che l’uso smisurato di Jim Beam e birra sia un espediente di facile utilizzo per caratterizzare i due personaggi, non c’è la volontà di presentare al lettore due ubriaconi da strapazzo, il bourbon è un mezzo per descrivere lo stato d’animo dei due fratelli, la loro ricerca di calore e il tentativo di distaccarsi per un attimo dalla loro vita. Le stesse storie raccontata a Jerry Lee sono fughe dalla realtà, anzi, sono reinterpretazioni della realtà nella quali sia Jerry Lee che Frank non hanno preso la strada sbagliata, ma hanno combattuto e vinto come Holyfield ha vinto contro Tyson.

La traduzione è di Gioa Guerzoni e per quel che mi riguarda è sempre un piacere leggere i suoi lavori. Penso che lei abbia la rara capacità di entrare completamente con tutta se stessa nei libri che traduce e penso che in questo caso l’alchimia con Willy Vlautin sia evidente.

Non ringrazierò mai abbastanza Jimenez Edizioni per aver pubblicato Willy Vlautin, mi auguro che questo legame continui ancora per lungo tempo.

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