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Sull’orlo del Necronomicon

written by Angelo Orlando Meloni 26 gennaio 2016

neonomicon alan moore jacen burrows“Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Se lo è chiesto Antonio Manzini. Il risultato è questa novella satirica. La storia di uno scrittore di grande successo che vede trasformare il suo mondo nel giro di pochi giorni”, così la pagina di Sellerio editore dedicata a questo romanzetto, Sull’orlo del precipizio, scritto da Antonio Manzini e pubblicato pochi mesi fa. C’è questa faccenda, per farla breve: i più grandi gruppi editoriali si sono fusi in un gruppo editoriale ancora più grande (non vi ricorda forse qualcosa?). E poi c’è questo Giorgio Volpe, numinoso scrittore arraffa premi che sta per ultimare il libro della sua vita, una mappazza di ottomila pagine sulla storia della sua famiglia vista in parallelo (così sembra) con la storia d’Italia. Un mattone devastante, direi, ma non nella finzione di Manzini, in cui il succo, stringi stringi, è: “grande scrittore impegnato” più “mappazze indigeribili” uguale “bene supremo”. Una semplificazione che in verità non nuoce troppo alla storia, sebbene complichi l’immedesimazione con il dramma vissuto da un tizio che ha venduto milioni di libri e pur senza fare vita da rock star non sembra avere accumulato il minimo sufficiente per guardare alle umane vicende con un po’ di distacco. Al netto di tutte le osservazioni che un vulcaniano troppo pignolo potrebbe produrre, Sull’orlo del precipizio è però un racconto onesto, animato da alcune scene molto divertenti, che prende spunto da eventi reali per portarci in un mondo che è solo apparentemente più grottesco di quello reale e ci dà modo di misurare lo scarto tra la nostra vita presa nel suo complesso e tutto quello che cerca di trasformarla in un incubo. Insomma: letteratura.

neonomiconmLa spirale di delirio liberista-economicista che nel libro si sviluppa pagina dopo pagina, quest’idiotismo efficentista in lingua straniera che sembra animare i personaggi, cos’è se non la trasposizione fedele, ma ambientata in un contesto appena un po’ più vivido e cartoonesco, del delirio efficientista che ci sta scartavetrando la voglia di vivere dai neuroni, giorno dopo giorno, inesorabilmente, a mo’ di tortura cinese? Siamo o non siamo insomma sull’orlo del… Necronomicon? O del Neonomicon, come nel titolo dell’opera di Alan Moore e Jacen Burrows pubblicata da Bao? Direte voi che c’azzecca Alan Moore che fa il verso a H. P. Lovecraft con Antonio Manzini che fa il verso all’editoria italiana? Ve lo dico cosa c’azzecca: niente. Un bel niente degno del grande nulla evocato giorno dopo giorno dalle formule iniziatiche in lingua inglese con le quali ci hanno fatto dire di sì con entusiasmo al saccheggio di quel poco che le classi medie e operaie erano riuscite a mettere da parte nel corso del Novecento. Ma tanto che c’importa? Cthulhu sta arrivando. E se non arriva Cthulhu arriverà al suo posto un grande scrittore convinto che il suo romanzone-saga familiare di diecimila pagine ci permetterà di vibrare all’unisono con il cosmo. Nell’attesa che l’apocalisse si compia, che arrivi l’uno o l’altro, che a porre fine alle nostre sofferenze sia un’imperscrutabile divinità dell’oltrespazio tesa a raggiungere la massimizzazione del profitto o un esercito di artisti zombi che vogliono divorare il nostro cervello violando la regola dello show don’t tell molto più di quanto sia consentito dalla convenzione di Ginevra… be’… nell’attesa di sapere di che morte dovremo morire in questo mondo postmoderno che è la parodia del mondo di cui la mia generazione aveva sentito parlare nei libri di scuola, se essiccheremo per mancanza di grande cultura o se esploderemo per indigestione di grande cultura, se la lettura della satira di Manzini ci ha scosso e non riusciamo a capire come possa averlo fatto un librettino dall’apparenza così innocua, allora, visto che ormai siamo in ballo, potremmo pur sempre impiegare un’altra oretta ripassando i miti lovecraftiani nella versione riveduta, erotica e corretta del maestro dei maestri, il mitico, unico e solo Alan Moore. E solo allora potremo finalmente dire “mo ‘sto bene”.

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