Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Nona Fernández – Mapocho – Una recensione Senzaudio

Nona Fernández – Mapocho – Una recensione Senzaudio

by Gianluigi Bodi

Questo libro, questo Mapocho avrà il potere di farvi rovistare dentro al vostro bagaglio di letture per capire cosa vi ricordi. Per ragioni che non sono sicuro di riuscire a spiegare a me ha ricordato “La casa verde” di Vargas Llosa e direi che come inizio non è male.

Nona Fernández utilizza il ritorno fisico alle radici per imporre nella protagonista un processo di ricostruzione del passato. La Bionda che torna a Santiago del Cile, città dalla quale la madre è scappata e che la vede ora ritornare sotto forma di cenere, ben compressa dentro un’urna. E sembra quasi di vederla la Bionda, mentre cerca il fratello, l’Indio, mentre con l’urna sotto braccio si avventura nei meandri di una città che Nona Fernández descrive come caotica e labirintica. Ci viene quasi da raffigurarla come una costruzione a più piani, sfalsata, bizzarra, fatta di ossa, sangue, mattoni e lamiere. Una città dai tratti infernali che inghiotte e fa sparire le persone. Qui scorre il Mapocho, fiume sporco e torbido, serpente di liquami in cui chi vi entra non ha speranza di uscire.
E qui subentra un’altra suggestione. Questo Mapocho che mi porta a ricordare lo Stige e che mi fa pensare che tutti i personaggi di questo libro siano vivi e morti allo stesso tempo. Un po’ come mi capitò con “Pedro Paramo” di Juan Rulfo.
E’ inevitabile. A mano a mano che leggevo “Mapocho” e anche ora che cerco di mettere in fila le mie idee mi trovo a pensare al mio passato di lettore, quasi un parallelismo con ciò che fa la Bionda. Quel tentativo di ricostruire il passato della propria famiglia vagano per una città che non è più la stessa e che restituisce spettri del tempo che fu.

La scrittura di Nona Fernández è ipnotica, fin dalle prime righe avvinghia il lettore. E’ una scrittura densa, un mescolamento di sensi. Ho apprezzato moltissimi il modo in cui riesce a creare un flusso narrativo in cui convivono le riflessioni della Bionda e le interconnessioni con gli altri personaggi. E’ appagante quella sensazione che si ha quando ad un certo punto ti sembra che il filo del discorso stia scappando via lontano, in un luogo che non conosci, solo per ritrovarti ancora tra le mani la Bionda e la sua testa rotta che vaga per la città.

Mi era già capitato di leggere qualcosa di Nona Fernández, i racconti contenuti nel libro Space Invaders edito da Edicola edizioni e anche allora mi era sembrato che questa scrittrice avesse avuto in dote una capacità di descrivere il rapporto con il passato che pochi potevano dire di possedere. “Mapocho” ne è un’ulteriore prova.

Ottima come sempre la traduzione della nostra amica Stefania Marinoni. Confesso che una delle ragioni che mi ha spinto a leggere questo libro, oltre ovviamente all’autrice che già conoscevo, è stato il sapere che il libro era capitato in mano a Stefania.

La cover anche questa volta è affidata a Mirko Visentin. Suo è infatti il progetto grafico che accompagna le uscite di Gran Via edizioni. Un connubio che funziona davvero bene.

Nona Fernández è nata a Santiago del Cile nel 1971. Scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo diversi romanzi, in Italia è stato pubblicato Space Invaders (Edicola, 2015). È stata inserita tra i 25 “segreti” meglio custoditi della letteratura latinoamericana. Mapocho, il suo primo romanzo, ha vinto il Premio Municipal de Literatura ed è stato finalista al Premio Herralde de Novela.

Commenti a questo post

Articoli simili

Leave a Comment