Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Sarah Manguso – Il salto – Una recensione Senzaudio

Sarah Manguso – Il salto – Una recensione Senzaudio

written by Gianluigi Bodi 15 maggio 2017
Sarah Manguso, Il salto, NNeditore,

I motivi per cui un libro ti porta a parlare di lui dopo che hai concluso la lettura sono diversi. Diversi tra loro. Ti sei divertito, ti sei commosso, ti sei spaventato, ti sei angosciato, ti ha dato qualcosa che non avevi, ti ha tolto qualcosa che avevi… Sostanzialmente se parli di un libro significa che ti è piaciuto e speri che possa piacere anche ad altre persone. Speri di passare qualcosa, di creare un legame. Speri che la tua voce abbia valore.

Il motivo per cui ho deciso di parlare di Il salto” di Sarah Manguso è principalmente uno. Parla di morte e vita contemporaneamente. Tutti i libri parlano di morte, anche quelli che si travestono da romanzi rosa perché magari pur non trattandola direttamente, la morte è sempre lì in un angolino acquattata che aspetta il suo turno. Ne “Il salto” Sarah Manguso racconto la storia di un amico. Harris è il suo nome. Dopo tre episodi psicotici, questo dotato musicista, decide di farla finita e di buttarsi sotto un treno. Non è uno spoiler, è chiaro fin dall’inizio. Nulla potrebbe essere spoiler parlando del libro di Sarah Manguso, semplicemente perché il suo non è un libro che gioca con i colpi a sorpresa. Il suo è un libro che è costruito partendo da una ricerca scientifica, ne è la prova la bibliografia a fine libro. Racconta la malattia dell’amico e racconta la propria malattia. Due malattie pericolosamente vicine che però hanno fatto si che i due protagonisti prendessero strade diverse. Uno ha deciso di saltare, l’altra ha deciso di tenere lo sguardo basso e camminare.
Ecco perché questo è un libro che parla sia di vita che di morte. Parla della morte dell’amico e parla della vita, della scelta di vivere dell’autrice. Una scelta di vivere che forse si fonda sulla scomparsa di Harris. Spesso troviamo energie per andare avanti per la nostra strada nei luoghi più impensati.

Ma questa è, ovviamente, anche una storia che parla di un profondo rapporto di amicizia, di qualcosa che forse avrebbe potuto essere altro, ma alla fine non è stato. E il mondo con cui Sarah Manguso fa arrivare le cose è diretto, senza fronzoli. Senza quella spalmata di sentimentalismo che appiccica un po’ ovunque e rischia di farti mettere giù il libro. Per certi versi accosterei Sarah Manguso a Jennifer Offil, vuoi per la lucidità con la quale hanno trattato argomenti scomodi, vuoi per la capacità di mettersi in gioco ad ogni pagina, mettendo sul libro se stesse. Nel bene e nel male.

Questo libro forse è un tributo ad Harris, ma mi piace pensare che sia anche un sincero ringraziamento. Un ringraziamento per ciò che lui ha fatto per l’autrice, anche dopo la morte.

La traduzione è ottima, ma avendola curata Gioia Guerzoni non poteva essere altrimenti. Il libro l’ha pubblicato NNeditore. A volte mi dico che dovrei smettere di leggere le cose che pubblica NN perché pare che non faccia altro che prelevare dal loro catalogo.

Sarah Manguso vive a Los Angeles ed è autrice di short stories, poesie, memoir, tradotti in cinese, tedesco, portoghese e spagnolo. Ha ottenuto il supporto della Guggenheim Fellowship e della Hodder Fellowship e le sue raccolte di poe­sia Siste Viator e The Captain Lands in Paradise hanno vinto il Pushcart Prize. I suoi saggi sono apparsi su Harper’s, McSweeney’s, The Paris Review, The New York Review of Books e sul New YorkTimes Magazine. Ongoingness (di prossima pubblicazio­ ne per NNE) è stato nominato “Editors’ Choice” del NewYorkTimes.

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