Naomi Alderman – Ragazze elettriche

by Gianluigi Bodi
  • L’ombra dello scorpione di Stepehen King per la parte relativa alle ragazze che si raggruppano nel convento.
  • Carrie di Stephen King per la questione dei superpoteri.
  • Il libro segreto delle cose sacre di Torsen Kroll per la questione della supremazia femminile

Queste sono alcuni libri che mi sono venuti in mente mentre leggevo “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman.

Antefatto. Neil scrive a Naomi. Le scrive di aver finito il libro e che ha deciso di non farlo diventare un saggio storico (perché quelle cose non le legge nessuno), ma un romanzo. Naomi risponde entusiasta. Si tufferà nella lettura di questo romanzo che racconta in maniera storicamente accurata la storia delle ragazze elettrice. E noi veniamo trasportati così nella nostra distopia.

La storia segue l’ascesa del fenomeno delle ragazze elettriche. Per una mutazione genetica all’improvviso le ragazze sono in grado di sprigionare energia elettrica dalle mani. La forza può essere risvegliata anche nelle donne più mature, fino alle anziane. Questo fenomeno diventa velocemente un problema per l’ordine politico mondiale. Ci sono rivolte ovunque e presto il suddetto ordine viene sovvertito nel nome della Grande Madre Eva guidata da Dio Madre.
Questa in soldoni la sintesi della trama di questo libro. Ma la trama è solo un abbozzo, il resto è nei dettagli.

Negli ultimi anni si è assistito ad un uso e abuso del termine distopia. A molti non piace, a me onestamente non sempre piace leggere romanzi distopici. Soprattutto quando ti accorgi che l’autore, in preda ai fumi che sprigiona l’idea principale, dimentica tutto il contorno. E’ il contorno, sono i dettagli che fanno la fortuna di una distopia. E’ facile scrivere un romanzo in cui Hitler è ancora vivo e la Germania ha vinto la guerra (per inciso ci ha pensato Harris una trentina di anni fa con Fatherland), il difficile è creare un ritratto fedele della società e dei costumi cosa come sarebbero se quel determinato fatto si fosse realizzato davvero.

Naomi Alderman in questo è stata molto brava. E’ partita da un’idea forte come quella delle ragazze che sprigionano energia elettrica per costruire un romanzo solido e ben strutturato in cui ogni elemento significativo della vita quotidiana viene rivisto alla luce del fenomeno. La religione viene rivista, la politica subisce un make-up, i rapporti tra le persone vengono reinterpretati, ma soprattutto la posizione di potere delle donne nei confronti degli uomini da luogo a mille riflessioni.

Lo stato di impotenza in cui si sentono gli uomini, il loro essere costantemente in pericolo per mano delle donne è un ribaltamento efficace di quanto accade ora in realtà. Senza voler far passare l’universo femminile come vittima designata, perché non è questa la mia intenzione, il libro di Naomi Alderman chiarisce quel senso di insicurezza sempre presente. Basterebbe leggere la prima pagina di un qualsiasi quotidiano in un giorno qualsiasi per rendersi conto di come stanno le cose ora. L’esperimento è quindi quello di cambiare il rapporto di potere per mostrare agli uomini cosa si prova ad essere bersaglio costante e cosa si prova a sperare di essere risparmiati. Ed è particolarmente simbolico che il potere parta dalle adolescenti. Da un lato costrette a sottostare a regole imposte dall’alto e dall’altro lato in preda a pulsioni che sono costretta a controllare.

I problemi sorgono quando anche le donne iniziano a comportarsi come si comportano ora certi uomini. Quello che dovrebbe essere un ordine nuovo diventa solo una nuova interpretazione del vecchio. La violenza passa solo di mano. Da un lato si potrebbe anche pensare che sia giusto, ad un livello diciamo cosmico o karmico, dall’altro mi sembra che spostare il problema non aiuti a risolverlo. L’interpretazione che ne esce è che il potere non ha equilibrio, non può essere diviso in parti uguali. Tutti lo voglio tutto per sé.

Non so se la mia interpretazione di questo libro sia corretta. Francamente mentre lo leggevo mi capitava di pensare che un tale castigo nei confronti degli uomini, di certi uomini ovviamente, fosse dovuto, fosse giustizia. Sono state quattrocento pagine di riflessioni continue.

La traduzione è stata affidata a Silvia Bre.


Naomi Alderman è nata nel 1974 ed è cresciuta nella comunità ebraica ortodossa di Hendon, Londra, dove è tornata a vivere dopo aver passato alcuni anni a New York. Con il suo romanzo di esordio Disobbedienzatradotto da nottetempo nel 2007 si è aggiudicata il prestigioso Orange Prize for New Writers 2006 e il Sunday Times Young Writer of the Year Award 2007. Nel 2011 nottetempo ha pubblicato il suo secondo romanzo, Senza toccare il fondo. Nel 2013, nell’ambito del progetto “Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative”, suo mentore è stata Margaret Atwood. Ne è nata una collaborazione non solo in campo letterario (insieme hanno scritto il racconto The Happy Zombie Family Sunrise per la comunità on line Wattpad), ma anche nella sceneggiatura di videogiochi a cui Alderman si dedica da tempo. Lo stesso anno è stata selezionata dalla rivista Granta tra i migliori giovani scrittori inglesi. Collabora regolarmente con The Guardian.

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