Müchela, Iena – Vincenzo Trama

by Gianluigi Bodi

Ve lo confesso. Per molti anni, se qualcuno mi parlava di periferia, non necessariamente la periferia di Milano, ma una qualsiasi periferia, a me veniva subito in mente il comico Mario Zucca che, molto prima di fare la pubblicità del Kentucky Fried Chicken (KFC per gli amici), a Drive In interpretava la parte del bulletto di Quarto Oggiaro (che il me bambino considerava un posto esotico dal nome unico, Quartoggiaro) e la sua indimenticabile frase finale: Vi amo, bastardi.


Ma quello di Vincenzo Trama non è un libro che si possa anche solo lontanamente affiancare a uno sketch comico. Certo, possiede una certa ironia tagliente, ma i personaggi non sono mai caricature come lo era quella del comico. La storia procede su due strade parallele. Da un lato il presente che ha la forma di una bara e dall’altro il passato, un luogo inesplorato che avrebbe potuto portare ovunque.

I personaggi di “Müchela, Iena” di Trama sono caratterizzati avendo ben in mente la realtà della periferia. Si potrebbe dire che nascono come protuberanze dell’asfalto e delle mura grigie.

Il funerale di un vecchio amico costringe Mirko, detto Garage, a ritornare sui luoghi che l’anno visto crescere, nella Bassa milanese, in quei posti in cui sembra esserci da sempre una regola codificata che, in base a dove vivi, mostra agli altri chi dovresti essere. Una regola che non prende in considerazione l’unicità dell’essere umano, che fa di tutta l’erba un fascio e che, per contro, aumenta la frustrazione di chi la subisce.

E quindi le storie di Alessio, Hiro, Lello, Iena, La Banda del Nord, dei poster di Van Basten appesi al muro, delle corse in bicicletta, diventano storie dolorose e urgenti. Emblema di quella voglia di spaccare tutto che, per un breve periodo della vita, ti accompagna.

E così ancora spingo e spingo e spingo, e da lontano le voci della battaglia mi arrivano in latrati deformi di lamiere fiaccate, di lattine sull’asfalto, di scalpiccii rapidi e distori, di frenate di gomma consumata per evitare l’ennesimo uovo in faccia.

Il linguaggio scelto da Vincenzo Trama è scarno, tagliente e arriva sempre dritto al punto, quasi come se volesse accuratamente evitare ogni abbellimento e puntasse a mostrarci acciaio e catrame; i periodi hanno il sapore della ruggine, a tratti sembra pure di vederla. E io non posso fare a meno di pensare che questa storia sia particolarmente cara all’autore, che nasca da un’urgenza interna a lui ben chiara e quindi mi auguro che, scrivendola, sia riuscito a depurarla di tutte le scorie fino a far rimanere solo il nucleo più bello dei ricordi.

Viste le dimensioni, “Müchela, Iena” di Vincenzo Trama è un libro che si riesce a leggere in poche ore, ma che poi ti lascia una sensazione di nostalgia che va oltre la periferia milanese, una nostalgia che non ha luogo di nascita e che appartiene a tutti.

Vincenzo Trama nasce a Milano nel 1981. Appassionato di controculture, ha pubblicato il saggio Black metal: il sangue nero di Satana (2013) e il romanzo Se fossi postumo sarei (Ba)ricco (2017), Edizioni Il Foglio Letterario, che è anche un magazine online di cui è direttore dal 2018. Nel 2019 è uscito Rebel, rebel: cronistoria narrativa di 50 album (quasi) ribelli degli anni ’90 (Arcana).  È del 2021 il romanzo Müchela, Iena, pubblicato da Edizioni Spartaco.

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