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Il diavolo come non lo avete mai visto.

by Gianluigi Bodi
Coordinate
AutoreMichael Poore
TitoloParli del diavolo
Casa editriceedizioni e/o
Annosettembre 2020
TraduzioneGianluca Fondriest (dall’inglese)

Recensione

Certo che se me lo avessero detto prima che mi sarei appassionato alle avventure del diavolo non ci avrei mai creduto. Ed invece sì, ci avrei creduto, dei due (l’altro lo sapete tutti chi è) ho sempre trovato che il diavolo avesse più potenziale narrativo. Un’affermazione piuttosto forte, tutto considerato.

Il diavolo raccontato da Michael Poore in “Parli del diavolo” è un personaggio dalle mille sfaccettature, molto simile agli essere umani con cui si interfaccia. Un diavolo quindi umano, che ha affrontato una perdita che lo ha lasciato incompleto. A quanto pare anche il diavolo ha la capacità di amare e, sempre stando al libro di Poore, Dio soffre di solitudine perché, giustamente, quando tutto quello che è stato creato è parte di te non c’è davvero un altro a cui guardare.

Poore racconta la storia di John Scratch, diavolo, americano, che passa da un secolo all’altro senza fare una grinza. Imperdibili sono i tentativi di scoraggiare i primi pellegrini dal conquistare il suolo americano a scapito dei nativi americani. Poi certo, se ci si mette di mezzo il sesso allora i pellegrini possono pure avere carta bianca.

I balzi continuano, fino a che il diavolo non incontra Melody e il suo sogni di diventare la cantante più famosa del mondo e qui si capisce che la compravendita dell’anima non è poi questa gran cose e che il diavolo e tutto il resto che lo circonda hanno modi strani e contorti di funzionare.

Devo dire la verità, mi sono proprio divertito a leggere “Parli del diavolo”. Si tratta di un libro scritto davvero bene, con una storia interessante, piena di trovate efficaci e, se vogliamo, bizzarre, piena di personaggi sull’orlo della narrazione e piena di Blues. Leggerlo mi ha fatto fare una riflessione personale su quello che significa avere degli obiettivi e di quando a volte ciò comporti dover affrontare la solitudine nel percorso che ci porta a raggiungerli.

Dialoghi spiazzanti che non danno mai quell’impressione di essere uno sguardo in camera, uno stile che strizza l’occhio ad un ritmo musicale, tra il blues e il country e dei personaggi che rimarranno impressi per lungo tempo nella memoria rendono “Parli del diavolo” di Michael Poore una lettura che sono molto felice di aver fatto e che spero fare in tanti.

Va da sé che dovrò recuperare anche il precedente “Reincarnation blues”.

La traduzione dall’inglese è opera di Gianluca Fondriest.

Michael Poore è un insegnante e vive nel nord-ovest dell’Indiana, negli Stati Uniti, con la moglie Janine e la figlia Jianna. I suoi racconti sono apparsi in varie antologie, ottenendo prestigiosi riconoscimenti (finalista al premio Sturgeon e al premio Pushcart, menzione nell’Year’s Best Science Fiction 2010). Parli del diavolo è il suo romanzo d’esordio, pubblicato negli Stati Uniti nel 2012, a cui è seguito Reincarnation Blues, già uscito in Italia per Edizioni E/O.

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