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Massimo Roscia – Il dannato caso del signor Emme

by Gianluigi Bodi

Di alcuni autori ho un ricordo che va anche oltre la bontà dei libri che hanno scritto. Lego la lettura dei loro libri con delle circostante particolari. Nel caso di Massimo Roscia ad esempio ricordo perfettamente che “La strage dei congiuntivi” è stato il primo libro di Exorma Editore che io abbia mai letto ed è stato un libro così assurdo che la mia percezione su ciò che si poteva scrivere è cambiata radicalmente e forse anche i miei gusti in fatto di narrativa sono stati plasmati un po’ da quel libro di Roscia. Il primo consiglio che vi do riguarda il passato. Se non lo avete ancora fatto andate a recuperare “La strage dei congiuntivi”, è un libro scoppiettante.

Per quanto riguarda l’opera più recente di Roscia, quella di cui parlo oggi e che si intitola “Il dannato caso del signor emme” devo ammettere di non sapere da che parte iniziare per dire quando questo libro mi sia sembrato eccezionale. Potrei cominciare mettendo in risalto la scrittura elaborata, equilibrata, sempre coerente all’interno del testo, sempre curata nei minimi particolari.
Oppure lo stile, partiamo dallo stile. Brillante, assolutamente personale, istrionico se vogliamo, mai banale, capace di gettare una luce sul talento di Roscia per il gioco letterario, capace di riprodurre in qualche modo l’assurdità dei tempi in cui viviamo.
E che dire di personaggi? Basterebbero i personaggi per giustificare le lettura de “Il dannato caso del signor emme“, basterebbero forse i gemelli, uno dei quali PD – Particolarmente Dotato (evito di inserire la descrizione completa perché altrimenti se ne vanno tre righe di recensione) e l’altro invece più verso il deficit cognitivo anche se in possesso di una sensibilità tale da fargli trovare il bello in ogni cosa, da fargli ribattezzare le stelle e da farlo parlare con gli alberi, anche se forse la caratteristica che più lo definisce è quella di saper comunicare con Buf (il cui nome per intero non scrivo per ragioni di spoiler e perché altrimenti partono altre tre righe di recensione) nella sua non lingua.

E così veniamo a fare la conoscenza di questa “famiglia” sgangherata. I due gemelli naturalmente e poi la madre Carla che è una pseudo Hippy, diciamo un 75% di Hippy e lo zio Giordano che veste come un prelato anche se non lo è più e pure Sterling, un ragazzo di colore che sta fuggendo dalle forze dell’ordine; ma altre ai personaggi impariamo a conoscere anche un mondo che assomiglia solo in parte a quello in cui stiamo vivendo, ma che è diventato ormai un mondo diviso in piccoli feudi e protettorati, con frontiere da attraversare ogni pochi chilometri, un mondo che è il riflesso immediato di ciò che è il pensiero politico attuale. Lo scopo di Carla è quello di riabilitare la memoria del fantomatico signor Emme e di produrre un fascicolo da sottoporre al giudizio della Congregazione dell’Indice delle vite cancellate e delle opere proibite con lo scopo ultimo di strappare dell’oblio la figura del signor Emme.

Direi che gli elementi per decidere di seguire l’avventura di questa famiglia e del suo scuolabus trasformato in camper (e targato Zagabria) ci sono tutti. “Il dannato caso del signor Emme” è un capolavoro di inventiva ed è l’ennesima prova del genio creativo di Massimo Roscia. Ovviamente, i colpi di scena non mancano, tra tutti quello che riguarda il signore Emme. Aggiungo solo una cosa. Nel testo, ma anche nel sito dell’editore, viene specificato che Massimo Roscia ha condotto uno studio rigoroso su un personaggio di cui non faccio il nome sempre per la questione degli spoiler. Bene, siccome leggere Roscia porta a una serie di continue svolte e passi da uno stato in cui credi di sapere tutto a uno stato in cui ti sembra di non aver capito niente, ho deciso di credere a tutto pur non credendo a niente e anche questa coda finale fatta di foto e note la considero parte integrante di un grande romanzo italiano.

Chiudo facendo ancora una volta i complimenti a Exorma e alla sua collana “quisiscrivemale” per l’alta qualità dei titoli che propone da sempre.

Massimo Roscia è nato a Roma nel 1970. Scrittore, reporter di viaggio, critico enogastronomico, insegna comunicazione, tecniche di scrittura, editing e marketing territoriale. Autore di romanzi, saggi, ricerche, guide e sceneggiature, ha esordito in narrativa nel 2006 con Uno strano morso, ma il grande successo di pubblico è̀ arrivato con il romanzo La strage dei congiuntivi (Exòrma, 2014). Ha poi pubblicato con Sperling & Kupfer Di grammatica non si muore (2016) e Peste e corna (2018). Nel 2019 ha debuttato a teatro con il suo spettacolo “Grazzie”.

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