Paratesto:

Non voglio correre il rischio di scrivere una recensione più lunga del libro a cui si riferisce. Ma c’è una cosa da dire che ritengo importante. Ho iniziato a leggere i libri soffermandomi sui particolari che li distinguono. La carta, il carattere, la rilegatura a volte, più spesso la copertina. Nei tempi recenti, ogni volta che una copertina mi ha fulminato dietro c’era la mano della Ifix e di Maurizio Ceccato. Io ve lo anticipo, nella copertina c’è spiegata tutta la storia.

Testo:

Quello che avete tra le mani è un libro piccolo e breve. Un libro che contiene un memoir scritto nel 1919 da Violette Ailhaud la quale racconta una storia che per noi, oggi, sembra assurda e che invece è profonda e terribile realtà.
E’ un racconto breve quindi, un racconto che è stato rinchiuso in una busta e lasciato in eredità ad una nipote. Sì, perché la Ailahud ha scritto una storia che la riguarda da vicino ed è pura autobiografia dei sensi, la sua storia, la storia che racconta di un paese in cui, a causa di questioni politiche, di guerre e repressioni,  non ci sono più uomini e le donne fanno un patto.
Il primo uomo che arriverà in paese verrà condiviso. La prima donna che verrà toccata dall’uomo avrà la precedenza.
E’ un racconto strordinario quello della Ailhaud, pieno di passione femminile e granitica dignità. E’ essenziale eppure poetico nella forma.
Il punto più interessante su cui voglio fermarmi è la descrizione che la Ailahud fa del proprio desiderio. E’ una descrizione fiera, senza falsi moralismi, senza tentennamenti. Ci dobbiamo rendere conto che si tratta di una storia scritta da un ottuagenaria e che decrive fatti avventuti a metà del 1800. Eppure non sembra. La freschezza con cui Ailhaud affronta il tema del desiderio di un uomo, la necessità di essere madre e donna è sorprendente.
Lo leggerete tutto d’un fiato, senza nemmeno accorgervene.

Coordinate:

E’ il primo libro che recensisco della Playground, è pure il loro primo libro che leggo e mi sa che mi è andata bene. Il secondo libro da recensire di una casa editrice è sempre il più difficile. Questa casa editrice esce con il marchio Playground/Fandango, cosa che mette molto in risalto il lagame tra le due realtà. Ed infatti è proprio così, considerando che Fandango è socio di maggioranza di Playground, casa editrice nata nel 2004 e da sempre molto interessata alle tematiche LGBT (non a caso, una delle collane di questa casa editrice, la Syncro High School, pubblica libri sul tema dell’omosseualità adolescenziale ed è diventata, recentemente, un marchio editoriale a se stante).

Violette Ailhaud, nata nel 1835, ha scritto queste pagine quando ormai era vicina alla morte all’età di 84 anni. Ha consegnato una busta contente il manoscritto ad un notaio insieme ad una lettera. Le istruizioni contenute nella busta spiegavano che il manoscritto sarebbe dovuto essere consegnato non prima del 1952 ad un’erede di sesso femminile ed età compresa tra i quindici e i trent’anni. Ecco che il libro capita nella vita di Yvelyne. E da lei a noi.

Un libro di poche pagine ha bisogno della più grande cura da parte di un traduttore. Proprio come uno scrittore di racconti distilla tutto il suo sapere in poche pagine sapendo che nulla deve essere fuori posto. Mi permetto di dire che Monica Capuani ha fatto davvero un buon lavoro. Una traduzione mai pensate che ha fatto scorrere questo sorso di letteratura diritto nello stomaco.

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