Jonathan Lee – Il tuffo – BigSur

by Gianluigi Bodi

Trattare un fatto di cronaca realmente accaduto, un fatto cruento, che ha lasciato dietro di sé dei morti e dei feriti è complesso. Lo è quando si cerca di scrivere un libro storicamente accurato, un saggio magari, lo è molto di più quando si decide di scriverci su un romanzo e di colmare con la fantasia le lacune. Lacune che anche oggi, a distanza di decenni, non sono ancora state completamente colmate.

Nonostante tutta la difficolta di cui sopra il libro di cui parlo oggi ha, a mio modesto modo di vedere, superato brillantemente tutti gli ostacoli. Merito dello scrittore Jonathan Lee che, con il suo “Il tuffo” è stato in grado di affrontare l’attentato alla Lady di ferro Margaret Thatcher del 1984 con estrema abilità.
Quando si affronta un argomento così scomodo credo che sia importante creare una cornice che lo accolga. Lee ha deciso di raccontare le vite di alcuni protagonisti fittizzi e li ha fatti agire all’interno della struttura del Grand Hotel di Brighton. Un romanzo in cui, in fin dei conti, nessuno è vincitore.

I protagonisti principali sono tre. Philip Finch detto Moose, vicedirettore del Grand Hotel di Brighton. La figlia Freya che lavora alla reception dell’albergo e Dan, l’uomo dell’IRA, colui che piazzerà la bomba nella stanza 629, bomba che esploderà alle 2:53. Moose ha un passato da atleta che non si è finalizzato. Sta cercando di fare carriera all’interno dell’albergo ed essere riuscito a fare in modo che il congresso del partito conservatore britannico si tenga al Grand Hotel è per lui un viatico verso posizioni più elevate. Jonathan LeeVerso conquiste che riesce solo ad immaginare. Moose però non riesce a fare a meno di pensare che se solo fosse stato un po’ meno sicuro in passato, se solo avesse compreso bene le proprie capacità, forse avrebbe potuto offrire una vita migliore alla figlia. Freya è nel pieno di una crisi di identità. Ogni strada potrebbe essere quella buona eppure è inchiodata al bancone di una reception a rispondere cortesemente agli avventori, anche ai più sgradevoli. Un taglio di capelli diverso dal solito è difficile da affrontare, come può pensare di essere in grado di affrontare i cambiamenti che la vita le metterà davanti? Poi c’è Dan, un’infazia difficile, un’iniziazione complessa e una forte voglia di combattere.

L’intreccio tra questi tre personaggi è base su cui si regge “Il tuffo”. Quella di Jonathan Lee è una scrittura che agguanta senza che il lettore se ne accorga. Il bilanciamente tra privato (Moose, Freya e Dan, ma anche gli altri personaggi minori) e il pubblico (l’attentato epocale) è perfetto. Mentre leggiamo ci accorgiamo di voler sapere di più di entrambi gli aspetti, andare in profondità, scandagliare le ragioni dei comportamenti dei singoli e LA RAGIONE dell’attentato. Più proseguiamo con la lettura più ci rendiamo conto che le due cose sono indissolubilmente legate tra loro. Non si possono comprendere i grandi eventi senza aver prima compreso le persone.

La nuova vita di Sur ha prodotto dei grandi risultati. Negli ultimi tempi la casa editrice sembra essersi stabilita a livelli molto alti. Se in precendenza potevamo contare sull’abilità di scovare classici e contemporanei latino americani ora sappiamo di poter contare su di loro per una scelta più ampia e articolata. Nei prossimi mesi le soprese Sur non mancheranno.

La traduzione è ad opera di Sara Reggiani, una traduttrice che abbiamo imparato a conoscere grazie anche alla casa editrice che dirige assieme al compagno Leonardo Taiuti, Black Coffee edizioni.

Jonathan Lee è nato nel Surrey (Regno Unito) nel 1981 e vive a New York, dove lavora come editor per la casa editrice Catapult e collabora con la rivista letteraria Guernica. Il tuffo è il suo terzo romanzo, e il primo a essere pubblicato in Italia.

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