Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Un giorno triste così felice – Lorenzo Iervolino

Paratesto:

C’è un motivo per cui questo libro è speciale. Speciale per me, intendo. E’ il motivo è molto semplice. La prima partita di cui ho memoria è Italia-Brasile 3-2 e io quel signore barbuto lì, con quel nome strambo che ha, me lo ricordo bene.
Vederlo danzare sulla copertina di questo libro, stilizzato in un giallo che ricorda il sole a picco sulle spiagge di Rio, vederlo indicare alla mia sinistra quando so già che è una finta e che sparirà danzando alla mia destra mi fa ritornare indietro di 30 anni abbondanti.
Questa però è una memoria personale, per cui, quello che vi posso dire è: cercate il vostro motivo per rendere speciale per voi questo libro. Sono certo che non faticherete a trovarlo. Che siano le pagine vellutate che vi avvolgono con un soffio, le parole che ipnoticamente si susseguono e vi imprigionano a sé o solo il fatto che un libro scritto così è un peccato non leggerlo.

Testo:

Questo libro è un pendolo che oscilla continuamente tra la biografia e il romanzo trando da entrambi i generi le qualità migliori. Dalla biografia trae la base, i fatti nudi e crudi, le verità essenziali della vita di Socrates. Dal romanzo trae la capacità di raccontare una storia facendotela amare profondamente. “Un giorno triste così felice” è uno di quei libri che troverà estimatori sia in quelle persone che solitamente non leggono, ma che divorano abitualmente ore ed ore di telecronache di partite di calcio, ma irretirà anche gli appassionati della letteratura perché in esso vi troveranno l’amore per il racconto.
Lorenzo Iervolino sa raccontare, sa raccontare la storia dolce amara di un campione dentro e fuori dal campo, uno che adesso facciamo fatica a trovare tra le schiere di giovani calciatori, uno che prima di essere calciatore era un uomo impegnato.

Il libro racconta la storia di Socrates, dalla sua nascita fino alla morte e per strada raccoglie ricordi di trionfi e sconfitte, ma soprattutto, raccoglie le testimonianze di quelle persone che l’hanno rispettato e amato.
Socrates era l’emblema di un calcio diverso, di un calcio ballato, fatto apposta per divertire la gente che lo andava a vedere allo stadio, perché, nei momenti di crisi anche novanta minuti di spettacolo aiutano a fare andare avanti. E Socrates sapeva come soffrivano le masse in Brasile, sapeva che prima di essere calciatore era giusto che fosse un uomo ed era disposto, a tal fine, a mettere da parte la carriera di calciatore per diventare un dottore. O Doutor.
Ma Socrates era anche un calciatore diverso, era longilineo, sembrava danzare sulle punte, anche di spalle sapeva sempre dove erano posizionati i compagni e la palla arrivava sempre dove doveva arrivare.
Ammiro scrittori come Iervolino che sono in grado di imprimere sulla carta il mito del calcio che fu. Spesso ci lamentiamo di come sia difficile trovare buona letteratura sportiva sul calcio, invidiamo gli americani per essere stati in grado di fare del Baseball una vera e propria fonte di miti, eppure vi dico che questo libro non ha nulla da invidiare alle bibbie sportive americane. Il calcio può essere raccontato.

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Mentre leggevo questo libro mi sono chiesto se fosse tutto lì, se dopo aver girato l’ultima pagina avrei dovuto dire addio al personaggio Socrates e rendermi conto che mai e poi mai nella vita rileggerò questo libro allo stesso modo in cui l’ho letto questa volta. E mentre pensavo a questo, ho capito che un libro così potrebbe avere una seconda vita. La potrebbe avere se la storia di Socrates venisse raccontata da Federico Buffa. Io ci spero, se lo conoscete, fategli un fischio, non serve che gli diciate di passare di qui, parlategli di questo libro, lui il resto sa come si fa.

Coordinate:

66thand2nd è una di quelle realtà editoriali che nel panorama attuale va tenuta strettamente sotto controllo. Non mi stancherò mai di dirlo, fanno libri particolarmente curati che trasudano amore per il lavoro di editore. Mi capita spesso di essere molto sentimentale quando si tratta di questioni che riguardano il mondo dell’editoria, ma ogni volta che trovo un libro che mi appassiona in questo modo, che mi racconta una storia come questa tenendomi incollato alle pagine, ogni volta che questo capita sono riconoscente verso la casa editrice che lo ha pubblicato. “Un giorno triste così felice” è uscito per la collana “Vite Inattese“, al momento ci sono solo una mezza dozzina di titoli, ma per quanto mi è dato sapere sono tutti di ottima qualità narrativa. E comunque cosa pretendente da una casa editrice che ha aperto i battenti nel 2008 e coccola sette collane diverse?

A scrivere questa storia ci ha pensato Lorenzo Iervolino di cui personalmente non conosco nulla di preciso, nel senso che non sono un suo caro amico e quindi la recensione positiva non me l’ha chiesta lui.
Recupero le informazioni direttamente dal sito della casa editrice, lo dico per trasparenza.

Lorenzo Iervolino (Roma, 1980) è redattore di Terranullius e componente della direzione artistica del Flep! Festival delle Letterature Popolari. Ricercatore e ideatore audiovisuale, nel 2012 ha girato l’Italia con il reading-concerto tratto dal romanzo Vogliamo tutto di Nanni Balestrini ed è coautore del format radiofonico La Staffetta – Storie ribelli e cronache perdute.

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Lorenzo Iervolino

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