Fare Musica in Italia..

by senzaudio

Oggi, 17 Luglio 2013, la classifica Italiana dell’Itunes Store fotografa bene la realtà musicale del nostro paese. Tolto Nitro, in uscita proprio oggi e quindi nel boom di vendite, i prodotti nelle prime 10 posizioni della classifica sono tutti occupati o da vecchie e meritatissime glorie, come Jovanotti o Max Pezzali, o da prodotti oltreoceano e compilation estive. Un mercato saturo e fermo su stesso, impegnato a spingere solo i prodotti dei Talent, che d’estate, senza Talent appunto, rimangono al palo.

Esclusa questa scena, triste, capeggiata da orde di ragazzini con spirito entusiasistico che supportano i frutti più belli e spinti dalla “critica” televisiva cosa resta? Poco o nulla dopo gli anni ‘90. Se sei riuscito a farti un nome prima dell’anno 2000 hai qualche chance di avere ancora un seguito altrimenti, escluse rare eccezioni, o sei un “Talent” o lascia perdere.

Questa triste situazione l’ho vissuta da vicino tramite un mio caro amico: nome d’arte Shiva, al secolo Alessandro. In principio con la complicità di alcuni amici (e il supporto di altri compreso il sottoscritto) poi persistendo con le proprie convinzioni ha cercato negli ultimi 10 anni di fare musica per diletto e per inseguire i sogni che solo l’arte riesce a generare. Musica nera. In inglese. In Italia. Qualcosa di diverso dal solito, no? Interessante, no? Che potrebbe attrarre attenzioni, no? Ecco, no. Non che nel tempo questa disavventura sia l’unica incrociata nel nostro cammino. Abbiamo incontrato dj, ballerini, rappers, cantanti e chi più ne ha più ne metta che senza agganci siano riusciti a sfondare. Ovviamente io conosco perfettamente questa storia e da questa posso trarre spunto, ma sostituendo questo nome a quello di un vostro conoscente nell’era di Marco Carta il risultato non cambia. A suffragio di una tesi, si portano sempre degli esempi pratici e il mio esempio pone l’attenzione sullo svolgimento e non sull’attore.

Dopo una breve ed intensa esperienza con 2 amici in un gruppo il personaggio della nostra storia incide un EP di 6 tracce al Karmadillo Studio di proprietà dei Twofingerz, con featuring anche d’oltreoceano e inizia a spammare tra le varie conoscenze il prodotto delle sue fatiche e dei suoi esborsi economici. Il risultato? Scarso interesse e tanti le faremo sapere…

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Inutile aggiungere che il tutto è stato fatto senza raccomandazioni e spinte dal basso o dal fianco. Ed è qui il vero problema. Un po’ il solito problema italiano: le raccomandazioni. La delusione è tanta e aver “sprecato” tempo, fiato, sudore in iscrizioni a SIAE, ricerca di promozione, social network e dopo aver speso una buona quota dei propri risparmi per fare la cosa che ti piace di più, non riceverne le giuste gratificazioni è sempre un po’ demotivante. Soprattutto se gratificazioni e proposte di collaborazione (come per tanti altri talenti italiani incompresi) sono arrivate dall’estero o per l’estero. Estero, dove c’è chi scommette sugli sconosciuti, su talenti trovati su youtube, su idee recepite in gruppi virtuali.

Non lo dico per amicizia, il prodotto era buono, soprattutto perché “home made”, come il nome del terzo Ep uscito da poco, più per necessità personale che per i sogni di gloria. Non parliamo di successo, di soldi o di fama. Ma di contatti, apprezzamenti e proposte concrete per sviluppare questa tendenza all’arte e talento senza sponsor che paghino per la tua venuta. Possibile che in Italia senza spinte non ci sia modo di farsi notare? Il video di “Over my Limits”, miglior pezzo del primo progetto, passa anche per qualche giorno su hiphop-Tv, punto di riferimento per il genere, e i pareri positivi arrivano ma lo stallo non si sblocca. E’ così forte il malcostume dello stivale? Meglio lasciar perdere?

 J-ax nel remake di Non Me la Menare di Max Pezzali ci dice “Chi la dura la vince… come i TwoFingerz”. Altro gruppo quello di Danti&Roofio che ha pagato per questa problematica italiana. Talentuosi, sul pezzo, affabili, eccelsi e chi più ne ha più ne metta ci han messo più di 5 anni a sfondare definitivamente. Arrivati e subito scaricati dall’etichetta per il poco successo, hanno contro-pubblicato e autoprodotto un doppio album che ha venduto, senza forzature artistiche e obblighi dall’alto, infinitamente più del primo. E la Sony che ha fatto? Li ha rimessi sotto contratto. E’ normale?

Torniamo al nostro protagonista e visto che la situazione non migliora granché, per rilanciare questo terzo lavoro e tenere botta, Shiva decide di produrre un video scegliendo ogni parte in autonomia: un buon regista, delle belle ragazze, delle location colorate.  Sa già cosa vuole, un video fresco, estivo e ironico, che racconti come c’è sempre una “Soft Fall” in grado di consolarti quando si viene mollati. Seleziona accuratamente il tutto su Internet ma si ritrova ancora di fronte ai soliti problemi italiani. Degli italiani stavolta. Poca professionalità del regista, tempi biblici per avere una bozza, infiniti per poche variazioni. Ci si può sbagliare e a volte si incontrano persone che sanno promettere molto di più di quello che poi, a conti fatti, riescono a mantenere in termini di professionalità e voglia di fare . Possibile però che sia così difficile cercare di fare musica in questo panorama musicale?

Shiva – Soft fall è una canzone estiva e divertente cercatela su Youtube. Se vi piace, quanto meno un po’ di sollievo per queste disavventure riusciremo a darglielo. E sappiate che è tutta roba D.o.C.  a Km Zero. Cose che vanno poco in Italia. Quanto meno finchè non ve le fanno assaggiare.

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