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Alessandro Garigliano – Mia figlia, don Chisciotte

by Gianluigi Bodi

Mia figlia, don Chisciotte

Cerco sempre di non dire che un libro è innovativo perché magari quello che è innovativo per me ad altri suonerà scontato e banale o perché c’è sempre qualcuno pronto a farti notare che quella data cosa era stata già fatta anni orsono da quel tizio o quella tizia lì che ben si comportavano con una piuma d’oca in mano. Io però che sono ingenuo, voglio poter dire che “Mia figlia, don Chisciotte” per quel che mi riguarda è un libro davvero innovativo.
Un libro che ho trovato magnifico e mi perdonerete se lo dico apertamente anche se Alessandro Garigliano è un amico e voi magari presumente che degli amici non si possa mai parlar male (quando in realtà li si potrebbe semplicemente comprire con una buona dose di silenzio).
Ho sentito accennare a questo libro circa tre anni fa in occasione della presentazione veneziana di “Mia moglie e io” (un libro che per certi versi era stato sorprendente). Questo significa che Garigliano ha investito gli ultimi tre anni della sua vita per dare alla luce questa creatura. L’ha fatta crescere e curata come si fa con un figlio o meglio, nel nostro caso, come una figlia. Questo per dire che a volte il duro lavoro e la dedizione ad una causa pagano.
La storia è quella del narratore, un tizio che si arrabatta tra un lavoro e l’altro ed è preso a spallate dal costante precariato. Una sorta di versione 2.0 del narratore di “Mia moglie e io”. Stavolta però non vengono analizzate le pratiche sessuali del narratore bensì il suo rapporto con la figlia di tre anni.

La figlia torna a casa e il narratore smette per un attimo i panni dello studioso facendosi trasportare da un mondo di fantasia scritto sulla pagina, quello del don Chisciotte ad uno generato dalla bimba e fortemente ancorato alla città in cui vivono. Ogni uscita per strada è un’avventura. Ogni lettura del Chisciotte propone ulteriori spunti di analisi sull’immaginazione.
Vi potranno dire che questo libro analizza gli aspetti della paternità. Vero, verissimo. Il rapporto che cresce e si sviluppa tra il padre narratore e la piccola è delicato e tenero. Quasi in disparte la madre, che solitamente siamo abituati a vedere come figura centrale nel rapporto con i figli. Però “Mia figlia, don Chisciotte” non si ferma qui. Ed è negli ulteriori passi che fa che io vedo l’innovazione, o se vogliamo, l’originalità. Il libro può essere letto anche come un saggio sul Chisciotte. L’autore lascia intravedere tutto lo studio critico che l’ha portato alla stesura finale. Il saggio e il romanzo si alternano armoniosamente, nessuno dei due appesantisce o rovina l’altro. E’ in questo altalenarsi tra saggio e narrativa che il narratore ha una rivelazione. La figlia è il don Chisciotte, sempre pronta a lanciarsi in una nuova avventura lancia in resta e elmo sulla testa. Al padre non resta che il ruolo del fido Sancho, scudiero un po’ disilluso e un po’ credulone che affianca l’eroe fino alla fine. In questo senso Garigliano riesce a portare il don Chisciotte fuori dalle pagine del libro che lo contiene. Lo rende sostanza viva e malleabile. La pazzia che tutto riconosciamo in don Chisciotte diventa, in mano alla figlia, creatività, creazione, fantasia. Le armi con cui un bambino affronta i propri mostri.

Continuo a ripensare all’aspetto innovativo e mi rendo conto che, in un certo senso, il libro di Garigliano va in direzione opposta rispetto a molte delle nuove pubblicazioni. Quando a volte si cerca il linguaggio pirotecnico e schizofrenico qui l’autore propone un linguaggio curato, pacato. Quando si cerca l’effetto a sorpresa qui l’autore propone una trama che a suo modo è semplice, il rapporto tra padre e figlia e sullo sfondo un libro e la precarietà. Quando si cercano di creare opere distruggendo qui l’autore ne crea una amalgamando generi diversi tra loro.
Che dire di più. Io credo che nel 2017 essere pubblicati da NNeditore, per un autore italiano, sia un attestato di valore indiscutibile. Credo che ciò sia il risultato di un lavoro portato avanti con serietà e programmazione e credo che Garigliano abbia scritto un libro di cui sentiremo parlare anche tra parecchi anni. Sia da quelli che vorranno leggerci solamente un rapporto padre e figlia colmo di purezza, sia per quelli che vorranno vederci una porta d’ingresso (o una d’uscita) da Cervantes.

Alessandro Garigliano è nato nel 1975 a Misterbianco. Collabora con i blog minima&moralia e Nazione Indiana. Il suo primo romanzo, Mia moglie e io (LiberAria edizioni, 2013), è stato segnalato al Premio Calvino.

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