Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Alejandra Costamagna – C’era una volta un passero

Alejandra Costamagna – C’era una volta un passero

by Gianluigi Bodi

Introduzione ad una letteratura.

Dopo qualche anno di letture mi capita di imbattermi ciclicamente su alcuni argomenti roventi. Quelle classiche ferite aperte. Per quel che riguarda la letteratura argentina si tratta del caso delle repressioni militari e i desaparecidos oppure gli ex nazisti rifugiati in brasile.
Il Cile per me è una terra relativamente nuova. Il dramma Allende, l’altro 11 settembre è un concetto che ho assorbito nel tempo. Perché vivere gli eventi in differita non è la stessa cosa che subirli sulla pelle.

Alejandra Costamagna sa scrivere racconti.

I racconti scritti da Alejandra Costamagna e inseriti in questa breve raccolta intitolata “C’era una volta un passero” hanno un tratto comune che mi ha colpito alla base del cervelletto. La gestione del silenzio, del non detto.
Basterebbe già il primo per rendersene conto. In “Mai nessuno si abitua” Jani conta i cani e i cani sono una presenza costante che accompagnano il disvelamento di un segreto custodito gelosamente. Un segreto strappato ferocemente all’oblio.

In “C’era una volta un passero”, il racconto più lungo dei tre oltre allo spazio ingombrante dato al silenzio, alle trame losche e al segreto, si approfondisce anche il tema del rapporto tra bambino e verità. La protagonista ha a che fare con un fatto di sangue. Suo padre è rinchiuso in una prigione e lei non capisce bene il motivo. Sa che è successo qualcosa, qualcosa che non potrà mai essere cancellato. La sua realtà non tornerà più quella di prima.

Conclusione.

Per quel che riguarda la trama mi fermo qui, parlare troppo di un racconto, soprattutto se breve, significa rovinarlo agli occhi del potenziale lettore.
Mi preme però dire qualcosa di più su Alejandra Costamagna. Non avevo mai letto nulla di suo e sono felice di aver colmato questa lacuna. Sulla scia della florida tradizione del racconto breve sudamericano, si innestano questi racconti pubblicati da Edicola Edizioni. Un rapporto nuovo con la tragedia che ha segnato un popolo. Qualcosa che va al di là della politica e prende in considerazione i bambini, cioè, i prossimi servitori o i prossimi esseri umani liberi di uno stato.

Ottima la traduzione di Maria Nicola (come sempre d’altronde).

Ho già letto un paio di volumi pubblicati da Edicola Edizioni e ne ho un altro in programma. Sapete, mi capita di pensare che vorrei che pubblicassero di più, che fossero nati dieci anni fa così da avere un catalogo molto più grande nel quale gettarsi a capofitto. Poco male, ne riparleremo tra dieci anni.

Alejandra Costamagna (Cile, 1970) ha pubblicato i romanzi En voz baja (1996), Ciudadano en retiro (1998), Cansado ya del sol (2002) e Dile que no estoy (2007); i libri di racconti Malas noches (2000), Últimos fuegos (2005), Naturalezas muertas (2010), Animales domésticos (2011) e Había una vez un pájaro (2013), e la raccolta di cronache Cruce de peatones (2012). Nel 2003 ha ottenuto la borsa di studio del International Writing Program dell’Università dello Iowa, USA. La sua opera è stata tradotta in italiano, francese e coreano. In Germania le è stato assegnato il Premio Letterario Anna Seghers 2008 come miglior autrice latinoamericana dell’anno.

Commenti a questo post

Articoli simili

12 comments

Leave a Comment