Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi I viaggi nei cimiteri di Mariana Enriquez e il culto dei morti.

I viaggi nei cimiteri di Mariana Enriquez e il culto dei morti.

written by senzaudio 30 giugno 2017
Mariana Enriquez

Qualcuno cammina sulla tua tomba – I miei viaggi nei cimiteri – Caravan Edizioni

In passato, ma diciamo abbastanza recentemente da potermene ricordare e, di conseguenza, mettere in relazione le cose, mi è capitato di leggere un altro libro con un capitolo ambientato al cimitero di Venezia. Quel libro era scritto da Valeria Luiselli. Oggi, nel presente, mi capita di aver letto “Qualcuno cammina sulla tua tomba – I miei viaggi nei cimiteri” di Mariana Enriquez. Entrambe le scrittrici sono sudamericane. Mi sono chiesto se c’è, alla base di questa coincidenza, una fascinazione dei sudamericani nei confronti della morte e del luogo di riposo ultimo. Mi sono chiesto se i sudamericani abbiano un rapporto stretto con i cimiteri, qualcosa che sfugge alla mia percezione.

Nel caso di Valeria Luiselli, la questione era solamente accennata. La Enriquez invece ha dedicato un intero libro a questo turismo particolare. Parte dal cimitero di Staglieno a Genova per arrivare in Argentina, ma tra l’inizio e la fine di questo viaggio entra da ogni parte del mondo.

Mi è capitata la fortuna di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con Mariana Enriquez di recente. L’ho trovata una persona molto riflessiva, una persona che ti studia in profondità con lo sguardo, che misura le parole e che da lo stesso peso al silenzio e al parlato. Ho avuto l’impressione di aver ritrovato l’immagine che mi sono costruito all’interno di questo libro.
Le visite ai cimiteri sono pretesti per parlare di altro. Oltre al modo in cui ogni cultura accoglie i propri morti, in mezzo alle tombe ci sono anche pezzi di autobiografia. Ci sono affreschi culturali, storici, geografici. C’è un po’ di tutto. C’è, soprattutto, quell’idea che per comprendere appieno il luogo in cui stiamo dobbiamo partire dalle forme di rispetto che portiamo ai morti.

Nonostante il tema che può essere da molti considerato “pesante”, il libro è godibilissimo. In particolar modo perché la scrittura della Enriquez è ottima, sia che si cimenti nei racconti, che in reportage di questo genere. E forse, chissà, il parlare dei morti è un modo come un altro per declamare un inno alla vita.

Il libro termina con un epilogo che trovo molto significativa. “I cimiteri che voglio vedere prima di morire”, prima di scegliere quello che mi accoglierà.

La traduzione è ad opera di Alessio Casalini.

Mariana Enríquez (Buenos Aires, 1973) è una giornalista e scrittrice argentina. Fa parte del gruppo di scrittori “nuova narrativa argentina“. Laureata in Comunicación Social alla Universidad Nacional de La Plata, collabora con «Radar», supplemento del quotidiano Página/12 (di cui è coeditrice) e le riviste «TXT», «La Mano», «La Mujer de mi Vida» e «El Guardián». Collabora anche con Radio Nacional. Ha pubblicato i romanzi Bajar es lo peor (1994) e Cómo desaparecer completamente (2004). Ha pubblicato inoltre le raccolte di Los peligros de fumar en la cama (2009) e Cuando hablábamos con los muertos (2013), tradotto in italiano nel 2015 per i nostri tipi. Nel 2017 Marsilio ha pubblicato la raccolta di racconti “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” tradotta da Fabio Cremonesi.

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