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Tove Jansson – L’onesta bugiarda

written by Gianluigi Bodi 13 luglio 2017
Tove Jansson, L'onesta bugiarda,

So di persone che non amano il formato che Iperborea ha scelto per i propri libri. E’ una cosa lecita. E’ di sicuro un formato particolare, la mattonella Iperborea. A me piace, mi è sempre piaciuta. Mi trovo a mio agio a leggere i loro libri specialmente, lo devo dire, da quando hanno dato una rinfrescata alla loro grafica e al formato. Ora i libri Iperborea li sento ancora più aderenti alla mia mano. Riesco a leggerli meglio, con più trasporto. Forse è vero che non si deve giudicare un libro dalla copertina, ma la forma fisica che quel libro ha nella propria mano per me ha importanza.

E’ con queste premesse ben stampate in mente che ho affrontato la lettura de “L’onesta bugiarda“. Il settimo dei primi dieci volumi che andranno a comporre la collana Luci. Una collana pensata per festeggiare i primi 30 anni della casa editrice più scandinava d’Italia. Titoli scelti come se si trattasse di una compilation, con l’idea di recuperare alcuni dei libri di maggior successe che ormai sono introvabili. Una collana che può essere utile a chi non conosce ancora Iperborea e abbia voglia di avvicinarsi a questo editore.

Quella di Tove Jansson è una lettura che mi ha sorpreso per la facilità con la quale sono stato condotto fino alla fine del libro. Di questi tempi non è una cosa scontata.

La storia è quella di Katri e il fratello “particolare” Mats. Al mondo non hanno che l’uno l’apporto dell’altro. Fino a che Katri non decide di fare in modo di farsi incitare a vivere da Anna. Anna è una disegnatrice di libri per bambini di successo. Ama terribilmente disegnare il sottobosco e odia i conigli a fiori che è costretta a mettere nelle sue storie. Abita nella villa coniglio, tutta sola, fino a che Katri, l’onesta bugiarda, entra a fargli visita. Il succo della trama è questo. Va però messa in luce la bravura di Tove Jansson nel condurre questa trama. I personaggi hanno un arco di trasformazione molto marcato. L’influenza che ognuno di loro ha sugli altri è quasi simboleggiata dal cane di Katri. Un cane silenzioso all’inizio, pigro, sempre accucciato che, alla fine, scappa ululando per i boschi. Quasi come se l’influenza di Anna gli avesse fatto ritrovare il lato bestiale che Katri aveva messo in riga.
Katri poi crolla. Crollano le sue certezze. Il piano che l’ha portata a vivere con Anna è ormai quasi del tutto realizzato, il fratello Mats è felice per ciò che sta per succedere eppure qualcosa in lei si rompe. Confessa ad Anna il suo più grande peccato.
Anna, invece, mite e remissiva all’inizio, assorbe cattiveria e diffidenza da Katri. Una diffidenza che Katri costruisce a tavolino. Nessuno di loro tornerà indietro, il cane è già tra i boschi.

La costruzione di Tove Jansson è quindi molto ben congegnata. La supporta una lingua piacevole, una scrittura misurata, mai sopra le righe. Un’ottima scrittura, mi verrebbe da dire. Le parole accompagnano i personaggi verso il loro destino, gli fanno compiere quei passi che noi vediamo arrivare e che capiamo essere inevitabili.
Poi c’è l’effetto straniante del cambiamento tra prima e terza persona. Come se la scrittrice sentisse la necessità di avvicinarsi di più ai suoi personaggi utilizzando una lente di ingrandimento. Come se un regista chiedesse un primo piano. Passiamo dalle congetture delle terza persona alle certezze della prima. La terza persona rischierebbe di rende Katri un personaggio bidimensionale, la prima persona ce la restituisce in tutte le sue sfumature.

Su Senzaudio abbiamo recensito anche “Il libro dell’estate“.

Il libro è stato tradotto dallo svedese da Carmen Giorgetti Cima. C’è poi una postfazione di Ali Smith tradotta dall’inglese da Silvia Rota Sperti.

Tove Jansson nata a Helsinki nel 1914 da padre scultore e madre illustratrice, appartiene alla minoranza di lingua svedese ed è considerata “monumento nazionale” in Finlandia, dove nel 1994 le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno sono durate un intero anno. È nota in tutto il mondo per i suoi libri per l’infanzia, la serie dei Mumin, apparsi per la prima volta nel 1946, tradotti anche in Italia e portati sullo schermo con grande successo negli Stati Uniti. È a partire dagli anni Settanta che ha iniziato a rivolgersi con lo stesso spirito, ironico e sottile, umano e poetico, anche agli adulti con una decina di libri, di cui cinque pubblicati in Italia, pur continuando a coltivare il filone dei libri per l’infanzia. È scomparsa nel giugno 2001.

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