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Quella volta che D’Agostino riuscì a farmi fare gol

written by senzaudio 4 luglio 2013

Esistono avventure che devono essere raccontate, che vanno oltre il mero ambito lavorativo. Piene di curiosità, di roba divertente e di aneddoti che faranno, un giorno, parte dei miei ricordi. Sono stato a Porto Cervo, per lavoro, a seguire i Summer Games. Ma è stata una settimana immensa.

Raccontare storie, rispetto ai classici articoli che pubblico nel mio lavoro, permettere di espandere di più la fantasia. Partiamo dal volo di andata, perchè ad Olbia l’aereo incontra due vuoti d’aria e per me, che soffro particolarmente il decollo, sembra già la fine. Come dico spesso ai miei amici, sono ‘tarantelle’. La destinazione è il Grand Hotel in Porto Cervo, un qualcosa di spettacolare: 240 euro a notte, c’è scritto sulla porta della camera. Per fortuna che siamo ospiti. Ci sono ovviamente dei calciatori, dei giocatori di basket, alcuni volti della tv (che sinceramente non conoscevo, ma poco importa).

Un lato diverso, però. Quello che lascia cadere i dubbi sui ‘calciatori che pensano solo ai soldi e sono snob verso tutti’: magari è un ragionamento che può essere affibbiato alle superstar mondiali, ma non a quelli che incontro. Perchè, vedendoli sempre con una maglia addosso a tirare calci ad un pallone, rischia quasi di stonare con la visione di Ezequiel Schelotto che organizza una partitella in spiaggia con un nugolo di bambini sotto i 10 anni, o D’Agostino ed il suo torneo di poker in beneficenza per la sua associazione per i meno fortunati. Due giocatori in mezzo a tanti altri (Palombo, Bernardini, Ceravolo, Turchetta, Scapuzzi, Fossati più Pietro Aradori e la magica coppia Simeoli-Casella, e credo di non aver dimenticato nessuno).

Le pseudo-starlette della TV, una manciata, le lascio stare volentieri: non le conosco, ed alcuni loro atteggiamenti mi danno fastidio. Escludo Jimmy Ghione di Striscia, perchè il fatto di essere più anziano di loro lo innalza in quanto a qualità. Non vi tedio con le interviste ai calciatori, tutti gentili oltremodo, ma vado subito al sodo: i tornei. C’è quello di tennis, per cui sono negato e perciò non mi avvicino, che vede in azione Dario Marcolin e Sinisa Mihajlovic. Quest’ultimo fa impressione: auto-didatta nell’imparare a giocare, non ci sta a perdere nell’unica partita prima di ripartire per la Serbia. Che carattere.

Ma, come accade da tempo immemore in Italia, è il calcio a tirare di più. Non sono un fenomeno, anzi, ma cerco di dare tutto quello che posso. Vediamo un po’ la squadra: ci sono Jimmy Ghione, Andrea Casella (basket Cantù), Ezequiel Schelotto e Gaetano D’Agostino assieme ad un altro paio. Non fa niente che tra gli avversari ci sono Roberto Mancini (che si stirerà subito) e Matteo Sereni (e quando gli fai gol?).

Prima partita, contro la squadra di Palombo e Scapuzzi: vinciamo di un paio di gol, provo a contrastare il centrocampista della Sampdoria e, letteralmente, rimbalzo via. Spettacolo. Seconda partita, contro il team di Bernardini e Turchetta: clamoroso upset, perdiamo dopo una furiosa rimonta eppure siamo in semifinale contro la squadra di Marcolin, Fossati, Scapuzzi e Sereni (Fisichella, Domizzi e Mancini nel frattempo avevano dato forfait ed erano stati sostituiti). Mamma mia, nemmeno nel Derby del Cuore mi potrebbe capitare di giocare con tutta questa gente. Fatto sta che in porta, al posto di Sereni, ci va Pietro Aradori. Ancora più grosso, ancora più insuperabile nonostante giochi a basket.

Crolliamo miseramente, ma ad un certo punto D’Agostino inventa un passaggio filtrante per il sottoscritto (capace di sbagliare anche le cose più facili vista l’ignoranza dei propri piedi) che, a 20 centimetri dalla porta, mette dentro col piattone. Un assist da un giocatore di A. Standing ovation. Non mi sveglio, perchè non è un sogno. Anche perchè è il gol del 10-4, e la nostra squadra che in partenza era data per favorita viene eliminata. Ma volete mettere la soddisfazione di mettere a segno un gol assistito da uno che, un paio d’anni fa, era stato accostato al Real Madrid?

PS: ci sarebbe da raccontare un giro a Porto Cervo costato 35 euro di taxi per 8 chilometri complessivi, ma quel mondo fatto di yacht infiniti e di automobili supersoniche non fa per me. E non lo farà mai. Forse è un bene.

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