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Piccolo vademecum per aspiranti filosofi

written by senzaudio 19 giugno 2014

La scelta di dedicarsi alla speculazione teoretica oggi non è di certo la più usuale, né tanto meno la più apprezzata. E’ facile, infatti, conquistarsi gli appellativi di perdigiorno, felloni o vanesi. Al contrario è difficile, anzi oserei un arduo o addirittura un proibitivo, riuscire a ritagliarsi un posto, seppur stretto e precario, nell’asfittico mondo del lavoro degli anni duemila. Si rischia, per esser chiari e concisi, di ritrovarsi bistrattati e pure disoccupati. Normale dunque che i pochi impavidi, che decidono di arrampicarsi per questa via impervia e aspra, avvertano il microcosmo che li circonda come avverso, o quanto meno ostile. Contrario. Il giorno d’oggi ha in antipatia i filosofi e, il più della volte, questi avvertono intima e forte la sensazione di essere capitati nell’epoca sbagliata. A questo scopo si erige questo pezzo , che altro non è se non un piccolo vademecum, o forse sarebbe meglio dire guida di sopravvivenza, per giovani virgulti caratterizzati da una spiccata voglia di far filosofia.

Punto primo

Non bisogna curarsi del giudizio altrui. O meglio si deve esser consci  di ciò che si sta intraprendendo, i piedi ben appiccicati a terra sono necessari e salvifici, ma al contempo è necessario appropriarsi dell’apenia e dell’atarassia stoica. Occorre essere impermeabili agli strali e alle contumelie, chiunque sia a scagliarli. Nulla può o deve scalfire la volontà del giovane aspirante filosofo, altrimenti l’abbandono del cammino è quasi certo.

Punto secondo

Il pensiero deve essere vivo. Deve muoversi. Non è più possibile nè concepibile una filosofia chiusa, relegata tra le polverose mura di una biblioteca. Di certo non deve essere l’aspirante filosofo a perpetrare lo stereotipo del teoreta asserragliato nella sua torre d’avorio. Una mente viva, requisito fondamentale per chi intende filosofare, necessita per essere tale di respirare e dunque è d’uopo che le si permetta di dare sfogo a tale  impellenza

Punto terzo

I sistemi filosofici statuari ed imponenti non sono più ricreabili. I filosofi forti forti alla maniera di Heidegger e di Platone sono morti sepolti dall’illuminismo nietzscheano e dall’orrore dello scempio nazista. In aggiunta a ciò l’aspirante filosofo rimembri di essere filosofo e non storico della filosofia e che, dunque, è la creazione e non l’emulazione il suo ambito.

Punto quarto

Chiunque può interloquire di filosofia, la disperata e affannosa ricerca di una platea di esperti è sbagliata oltre che fine a se stessa. Nella gente comune il germe della speculazione riluce forse di più che nei filosofi di professione, sovente intrappolati, come insetti nell’ambra, in giudizi precostituiti. In un assolutismo certo e senza soluzioni, che è quanto più lontano possibile dalla filosofia, che non di certezze e di risposte si nutre, ma di dubbi. Di quesiti insolvibili ed eterni.

Punto quinto

Gli occhi più atti alla contemplazione filosofica sono quelli infantili, i bambini sono veri filosofi. Così si esprimeva Vittorio Hosle, riprendendo un concetto pronunciato con vigoria da Nietzsche. Bisogna guardare il mondo con sguardo curioso ed estasiato. Bisogna cogliere il lato eccedente e della realtà e della vita per filosofare. La filosofia, seguendo il percorso tracciato da Platone, è la meraviglia stessa. Dunque l’aspirante filosofo deve stare in guardia dalle certezze precostituite e dai filtri che gli impediranno lo sguardo verso il cosmo e deve sempre essere aperto alla meraviglioso. Allo stupore. E non esserne mai sazio. Mai.

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