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Memorie di un assassino – Kim Young-Ha

written by Claudio Marinaccio 27 ottobre 2015

La parola poesia deriva dal greco e nel suo significato originario significa “creazione”. Effettivamente per comporne una dal nulla, bisogna plasmare le parole, riflettere a lungo e poi trasformarle in versi, qualcosa di tangibile e leggibile. Dietro a un verso, a volte, si nascondono mondi e persino universi, luoghi oscuri che sono impenetrabili. Kim Pyŏngsu è il protagonista di “Memorie di un assassino” (Metropoli d’Asia). Un aspirante poeta, un uomo che vorrebbe “creare” ma, purtroppo per lui, sa solo distruggere. Infatti per buona parte della sua vita è stato un serial killer, uno di quelli che uccide con un certo gusto. Senza ragioni particolari, solo per il piacere di farlo. Il protagonista ne parla con una certa leggerezza e con lucida follia motiva la sua scelta delle vittime. Un professionista nel suo campo. Lo conosciamo, però, quando ormai è un settantenne e ha smesso di praticare il suo “hobby”, o sarebbe più preciso dire la sua vocazione, da oltre 25 anni. Lo troviamo malato di Alzheimer, i suoi ricordi si stanno cancellando e confondendo tra loro. Per questo scriverà i suoi pensieri confusi su un taccuino e pian piano riusciremo a ricostruire la sua vita. Kim Young-Ha è l’autore di questo interessante libro che racconta le gesta di un assassino. Lo fa con freddezza, senza l’ombra del giudizio e del buonismo. Ottima la scelta di optare per una narrazione in prima persona che fa immedesimare il lettore accompagnandolo nel ricordo dei delitti del protagonista. Un personaggio complesso in bilico tra la sua normalità e la nuova realtà confusa, sempre più paranoica. Il libro è composto da molti pezzi più o meno lunghi che compongono un complesso puzzle che, una volta completato, lascerà il lettore spaesato. Solo allontanandosi un po’ si potrà vedere l’intero e complesso quadro prendere forma.

Kim Young-Ha è nato nel 1968 a Hwach’on, approdò a Seoul nel 1980, dopo aver seguito le varie tappe della carriera militare del padre. Con Io ho il diritto di distruggermi (Metropoli d’Asia 2014) ha ottenuto il premio come migliore autore nel concorso Munhaktongne. A quell’opera sono seguiti nel 1997 il romanzo breve Chiamata e nel 1999 Cosa ci fa un morto nell’ascensore che, insieme ai suoi lavori più celebri L’impero delle Luci (Metropoli d’Asia 2013), Fiore nero e Quiz show gli hanno assicurato sempre ottime recensioni. Tradotte in tutto il mondo, le sue opere hanno ispirato film e serie televisive di notevole successo. Memorie di un assassino è il suo lavoro più recente.

Metropoli d’Asia è una nuova casa editrice fondata da Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire, tradurre e proporre a un vasto pubblico narratori contemporanei asiatici che propongono temi e scritture innovativi. Metropoli d’Asia intende concentrarsi su autori residenti in molti paesi, che ne vivono quindi in prima persona la realtà, e su romanzi ambientati in prevalenza nelle aree urbane; autori legati a un luogo, con il quale hanno una contiguità fisica, materiale, perché ne battono le strade e i quartieri e hanno relazioni dirette con gli abitanti.

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