Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. L’ultimo minuto – Marcelo Backes

Paratesto:

In una delle fasi iniziali del film “Ghostbuster” il buon Dr. Egon Spengler, interpretato dal compianto Harold Ramis, spiegava ai suoi compagni di natura che incrociare i flussi delle loro armi acchiappa fantasmi era una cosa molto molto brutta. Scopriremo solo alla fine del film che Egon si sbagliava e che incrociare i flussi da anche buoni frutti.

Testo:

Ok, magari dimenticate la citazione di Ghostbuster che fa molto ragazzo dei tardi anni 80, ma tenete per buona la storia dei flussi che si incrociano perché ne “L’ultimo minuto” ci sono dei flussi che, in effetti, si attorcigliano, ma sono flussi narrativi e dubito che tornino buoni per aiutarvi a catturare un paio di spettri bulimici.

Marcelo Backes ci racconta la storia di un uomo che ha vissuto la sua vita a stretto contatto con il pallone. Di origini russe il nostro Joao, Yannick, fa la nostra conoscenza mentre si trova in carcere (per un crimine che scopriremo solo alla fine) e racconta la propria storia ad un seminarista. Il primo punto di rottura è già pronto. Può un seminarista, uno che dedica la propria vita al controllo delle emozioni, comprendere e raccontare la storia di un individuo che ha fatto della passione un vessillo? Ed in effetti la sensazione è, che almeno inizialmente, il carcerato non veda di buon occhio il raccattatore di anime, anzi, lo disprezzi. E nel raccontare le proprie gesta il sottointeso sia sempre un: tanto tu non puoi capire. Che ne vuoi capire tu del calcio, delle donne, della vita? Poi però succede che lentamente, a mano a mano che si prosegue verso la fine del libro, i sue opposti tendono ad avvicinarsi. Il seminarista diventa più pratico, recepisce meglio le metafore calcistiche che sono il meccanismo narrativo preferito da Joao, sono quelle che fanno andare avanti il racconto.
Perché il calcio, qui, è il tessuto stesso della narrazione, è la tela su chiu Marcelo Backes dipinge il suo capolavoro d’inventiva. Consegnandoci un personaggio, Joao, capace di mollare moglie e figlio in fasce per finirsene in Svizzera a star dietro alle mucche, e allo stesso tempo capace di vivere con il rimorso e, un altro personaggio, il seminarista, silenzioso compagnio di confessioni, cavatappi narrativo, che non è niente affatto imparziale e, anzi, giudica.
Un racconto scritto in maniera meravigliosa, con una scrittura complessa, carnosa, vitale, che intreccia (i flussi appunto) i pensieri di Joao che, non dobbiamo mai dimenticarcelo, finiscono per essere filtrati da quanto decide di raccontarci il nostro seminarista.

Coordinate:

Uno potrebbe pure stancarsi a parlare sempre bene di una stessa casa editrice. Nel caso della Del Vecchio edizioni credo mi sia capitato almento altre tre o quattro volte. Pare che il signor Del Vecchio in persona abbia commissionato all’artista Cattellan un mio busto in marmo da posizionare al centro dell’ampio atrio del palazzo che ospita i dodici piani della sua casa editrice. Sciocchezze a parte, risulta estremamente facile parlare bene di qualcuno che prende sul serio il proprio lavoro e lo porta avanti con cura. E’ facile parlare bene di chi ha l’intuito giusto ed è bravo a fare scouting regalando al lettore opere mai banali e sempre di altissima qualità. E’, e finisco, estremamente facile affezionarsi al lavoro di chi produce degli oggetti magici come i libri con un grado di bellezza che raramente si vede al giorno d’oggio.

Marcelo Backes

Marcelo Backes

Marcelo Backes (prendo a piene mani del sito dell’editore) è nato nel 1973 A CAMPINA DAS Missões, nel Brasile meridionale e ha studiato giornalismo, letteratura brasiliana e germanistica e ha inoltre tradotto e curato l’edizione di più di una ventina di classici della letteratura tedesca e internazionale, tra cui Goethe, Schiller, Kafka, Schnitzler, Nietzsche e Musil. Ha al suo attivo due romanzi e una collezione di aforismi, epigrammi e frammenti narrativi. È considerato uno dei più promettenti autori brasiliani contemporanei ed è stato paragonato dalla critica al grande Guimarães Rosa.

“L’ultimo minuto” è stato affidato ad una coppia di traduttori, ma la cosa vi sarà saltata facilmente all’occhio considerando che i tipi della Del Vecchio che amano e rispettano il lavoro di chi traduce, hanno deciso di mettere bene in vista i loro nomi sulla copertina del libro. Quindi, appena sotto il titolo campeggiano i nomi di Virginia Caporali e Roberto Francavilla che, secondo me, hanno fatto un lavoro meraviglio su un libro che ha una struttura molto complessa con continui sbalzi di piano temporale e continue intromissioni del narratore giornalista nella storia del nostro carcerato. Leggere questo libro è stato immensamente piacevole, per cui penso di avere il diritto di ringraziare anche chi lo ha tradotto.

Come ultima cosa, mi trovo costretto un altra volta a menzionare Maurizio Ceccato e la sua Ifix che evidentemente ha deciso di accompagnarmi quasi quotidianamente con le sue magnifiche copertine. Ve lo posso assicurare, tenere in mano questo libro è appagante sotto molteplici punti di vista. Visivamente questo è un tramonto.

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