Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi L’invenzione della madre – Marco Peano

Che problemi si incontrano a recensire un libro che ha già alle spalle un grande successo di pubblico e di critica? Sostanzialmente due. Il primo si identifica con la voglia di dire qualcosa di nuovo, di non detto. Qualcosa che funga da luce ed illumini un aspetto che fino ad ora non è ancora stato ancora messo in luce. Direi che non sono in grado di risolvere questo problema.
Il secondo problema è di ordine diverso. Accodarsi ad una serie di complimenti e recensioni positive non fa rumore. Un plauso in più non esiste se perso nel mucchio. Verrebbe voglia di prendere il libro e demolirlo con odio, astio e cattiveria. Nemmeno in questo caso mi riuscirà di risolvere il problema.

peano
“L’invenzione della madre” di Marco Peano è un gran bel libro e merita tutti i complimenti che stanno piovendo sull’autore e sull’opera e qualsiasi cosa possa dire io su “L’invenzione della madre” e su Marco Peano non può spostare di una virgola la percezione che i lettori hanno già di questo libro.
La storia è quella di Mattia e della madre che lentamente sta perdendo la battaglia con il cancro durata 10 anni. Attraverso gli occhi di un narratore esterno siamo testimoni dell’inesorabile fine della madre e di tutti gli strascichi che questa provoca nella vita del figlio. Ma Peano fa molto di più che raccontare la storia di una fine, Peano racconta minuziosamente la costruzione del dolore. Quel dolore che sale lentamente negli anni, mentre la malattia appare e scompare sopita dalle cure, quel dolore che poi all’improvviso diventa concreto, pulsante e che si riversa su tutti coloro che sono coinvolti nella storia. Quel dolore che fa da collante e unisce le persone contro un nemico comune. Un dolore che non termina nell’attimo della morte, che si ravviva come fuoco con le piccole scoperte di oggetti quotidiani. Una ricevuta di una lavasecco, una foto, una registrazione audio.
A volte sembra che il narratore onniscente non basti e allora Peano, attraverso un uso sapiente delle parentesi, costella il libro di pensieri e considerazioni che sembrano arrivare da ancora più in alto, da qualcuno ancora più distaccato del narratore, qualcuno che concepisce il tutto come un disegno più grande. Sta a voi decidere chi sia questo qualcuno.
Mattia lavora in una videoteca, una sorta di luogo anacronistico destinato alla chiusura e sorpassato dal progresso che prende la forma dei DVD. E’ emblematico che Peano prenda a prestito dai film alcuni elementi per rinforzare lo stato d’animo di Mattia. Scene di film, attori, dialoghi, tutto viene in nostro soccorso per decifrare Mattia. La generazione di Peano, la mia, è cresciuta con un uso sconsiderato dell’immagine in movimento. Tendiamo ad utilizzare il mondo cinematografico per colmare le lacune immaginative che abbiamo. Forse i nostri genitori con la radio non avevano questa necessità, forse l’avevano declinata in maniera diversa.
Fattosta che Mattia si rifugia nello strumento video anche quando cerca di aggrapparsi con tutte le forza ad una realtà che non è più possibile. Prima di chiudere la videoteca alla fine del turno serale, si nasconde dietro ad uno schermo televisivo e riguarda compulsivamente le videocassette che raccolgono frammenti felici della vita vissuta con la madre. E’ un rito, una sorta di macchina del tempo che porta solo al passato. Un anestetico al dolore che lo accentua non appena svanisce l’effetto.
Ed è una questione di visione anche il “difetto” alla vista che colpisce Mattia. Quel punto di visione sfocata che sembra significare una mancanza di strumenti per capire appieno il perché della malattia della madre. Non i meccanismi scientifici che stanno dietro alle cellule che si stanno degenerando, ma la domanda ultima che si fanno tutti: perché proprio a lei? Perché questa sofferenza? Perché non può essere altrimenti?
Ma Mattia, in quei difetti di visione cerca altro, cerca un punto di contatto con la madre, una condivisione del dolore e della malattia che non avverrà.

Capitolo copertina. Anche stavolta c’è la mano di Falcinelli e io non vorrei spendere più di tante parole per elogiarlo perché finirei per fare la figura di quello che si fa pagare per parlar bene del grafico. Però non riesco fare a meno di chiedermi che reazione devono esserci state in casa editrice quando sono arrivate le immagini definitive della copertina. Per quello che mi riguarda sono convinto che il lavoro di Falcinelli colga in pieno l’essenza del libro. Un figlio sprofondato nell’universo madre che da un lato si lascia andare cullato dall’amore e dall’altro rischia di annegare nel dolore.

Minimum Fax ha una capacità di pubblicare libri di autori italiani di estrema qualità che non molti altri editori hanno. Peano non fa eccezione e io mi immagino per lui una carriera lunga e piena di soddisfazioni. Ho sempre pensato che pubblicare per i tipi di Minimum Fax fosse un riconoscimento al talento. Una sorta di medaglia al valore.

Marco Peano è nato a Torino nel 1979. Si occupa di narrativa italiana per la casa editrice Einaudi. L’invenzione della madre è il suo primo romanzo.

Commenti a questo post

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28 comments

Luca 9 marzo 2015 at 13:20

Ciao, ho molto apprezzato la tua recensione. il un modo del tutto semplice e con una scrittura cristallina sei stato capace di farmi rivivere gli istanti vividi di questo straordinario libro. È vero! hai perfettamente ragione quando dici che scrivere per Minimum fax sia una medaglia al talento letterario…ovviamente se ti può far piacere ho recensito anche io questo libro sul mio blog se ti capitasse mai di passare. http://lostinatolettore.blogspot.it/2015/03/Recensione-Invenzione-Della-Madre.html

ciao e complimenti ancora per il blog, ha una grafica bellissima ed essenziale!

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senzaudio 9 marzo 2015 at 13:30

Grazie mille per i complimenti alla recensione e alla grafica. Lo staff ringrazia sentitamente. Inoltre qualcuno del gruppo è passato sul tuo blog e ne ha parlato molto bene.
Buona giornata

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CartaCarbone Festival, autobiografia & dintorni | Senzaudio 24 luglio 2015 at 12:33

[…] dei lettori più esigenti, esterofili o meno. Cominciando con due vecchie conoscenze di Senzaudio, Marco Peano e Duccio Demetrio, passando per Antonia Arslan, Paola Mastrocola, Paolo Maurensig, Teresa De Sio, […]

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