Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Dorothy Allison – La bastarda della Carolina

Dorothy Allison – La bastarda della Carolina

by Gianluigi Bodi

Capita che da quando Luca Briasco è entrato a far parte del team di Minimum Fax io mi trovi ad aspettare le nuove uscite di letteratura nordamericana con rinnovato entusiasmo. Più o meno mi sento come quando sfogliavo il sito dell’editore per controllare le nuove uscite di Minimum Classics (per inciso una delle collane dell’editoria che più ho amato e che più mi ha dato come lettore).

L’uscita de “La bastarda della Carolina” di Dorothy Allison mi ha provocato un fremito. Partendo dalla copertina che io personalmente trovo meravigliosa. Lo so, lo so, non si deve giudicare un uomo dall’abito che porta e non si deve giudicare un libro dalla copertina, ma diciamocelo, una bella copertina predispone bene il lettore. Ci parla di cura e amore per i libri, di progetti editoriali chiari e ragionati, non racconta di un libro tirato via tando per fare. E i romani di Minimum Fax c’hanno sempre saputo fare.

La bastarda della Carolina” racconta la storia di Ruth Anne Boatwright, conosciuta anche come Bone, e della sua famiglia. Bone ha avuto la sfortuna di perdere il padre e beh, da lì in poi non è che le cose siano migliorate poi molto. Da questo punto di vista la trama va per accumulo. Già dalle prime pagine si percepisce che dietro l’apparente tranquillità c’è un dramma all’orizzone. In alcuni dei punti più cupi, ad esempio quando la madre di Bone viene sedotta da un altro uomo forte, ma non molto equilibrato (per usare un eufemismo) ci verrebbe voglia di trattenerla per un braccio, non farla uscire dalla porta del diner, dirle che sta per fare uno dei più grandi errori della sua vita e che paragonato a dove sta per andare anche la solitudine è migliore. Bone è una ragazza sveglia circondata da una famiglia in cui a farla da padrona sono gli uomini. Più gli uomini bevono, si danno alle risse, finiscono in prigione, più sembra che le donne siano orgogliose di loro. La capacità di uccidere per difendere la propria famiglia è fondamentale. Quello di Dorothy Allison è un ritratto spietato di quella che viene considerata white trash, bifolchi con la birra perennemente in mano, donne impegnate a cucinare e a portarsi in spalla due o tre pupi.

La scrittura di Dorothy Allison è davvero ben equilibrata. Il suo modo di raccontare la storia di Bone senza pestare sul pedale del patetico, senza elemosinare pietà è una boccata d’aria. Nonostante lei ci presenti una realtà degradata, con dei rapporti umani dai meccanismi che a volte ci sfuggono, il suo essere descrittiva senza voler dare per forza giudizi sulle persone di cui parla contribuisce a rendere questo libro un piccolo gioello. Una seduta di un centinaio di pagine passa via senza nemmeno accorgersene. La trama evolve lentamente senza scatti, quasi fosse una crescita naturale così come il rapporto tra Bone e la madre. Un rapporto che cresce con il crescere delle difficoltà e che già da solo illumina il libro.

La traduzione è stata affidata a Sara Bilotti.


Dorothy Allison è considerata l’erede di una grande tradizione letteraria «sudista» che annovera, tra le sue più grandi esponenti, Katherine Anne Porter, Flannery O’Connor e Carson McCullers. Autrice di racconti, memoir e saggi, tra i suoi titoli più significativi annoveriamo Trash e Two or Three Things I Know for Sure. La bastarda della Carolina, il suo primo romanzo, è stato finalista al National Book Award e portato sugli schermi americani da Anjelica Huston.

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