Chris Offutt – Country dark

by Gianluigi Bodi

Io non sono uno di quelli che dopo aver finito di leggere i racconti di Chris Offutt contenuti nella raccolta “Terre di nessuno” edito da Minimum Fax si è precipitato a chiedere se ci fosse anche un romanzo. Principalmente per due motivi. Il primo è che adoro i racconti, li ho sempre adorati e sempre li adorerò. Fanno parte di me come lettore. Senza racconti non sarei il lettore che sono. Secondo perché i racconti di Chris Offutt sono stati un’esperienza così bella che volevo rimanessero sospesi in un limbo di ignoranza. Non mi interessava sapere se aveva scritto altro, se erano racconti, romanzi, poesie, pubblicità, messaggi dei baci Perugina. Non mi interessava.

Poi ho scoperto che Minimum Fax avrebbe pubblicato “Country dark” e ho sperato con tutte le mie forze di lettore che fosse un libro degno dei racconti. È un romanzo, ho pensato, la mia esperienza con Offutt si basa sui racconti, chi mi dici che anche stavolta andrà bene? Non me lo poteva dire nessuno.
Quando ho avuto in mano il libro ero contento e nervoso. Quando investi parecchio su un autore in termini di aspettative è facile che ti capiti di rimanere deluso. Ho pensato che magari Offutt avrebbe potuto scrivere un buon libro, ma buono non era abbastanza. Dopo i racconti “buono” era troppo poco. Non era sufficiente. E per fortuna, “Dark Country” non è buono è qualcosa di molto più che buono.

Ho letto “Country dark” nel giro di un paio di giorni. Anche se il libro supera di poco le 200 pagine in questo particolare periodo non è scontato che io riesca a leggere velocemente. La storia del giovane reduce dalla guerra di Corea Tucker, il suo ritornare a casa quasi di soppiatto. Ha dei piani in mente, ritornare sui suoi passi, vivere come un fantasma e poi stabilirsi dalle sue parti. Ha visto e fatto cose in guerra che preferirebbe dimenticare. Purtroppo per lui non tutti i piani riescono come dovrebbero. Mentre se ne sta per i fatti suoi è costretto a salvare Rhonda dalle grinfie di uno zio crudele e schifoso. La storia tra Tucker e Rhonda inizia così. C’è un salto temporale. I due sono sposati, hanno una famiglia, una famiglia con dei problemi. Tucker ha trovato una lavoro come contrabbandiere. È disposto a tutto pur di proteggere la propria famiglia, anche ritornare ad essere quello che era in Corea, anche allontanarsene per anni.

Quella raccontata da Offutt in Country dark è una storia crudele. Dura, spigolosa, rocciosa. Come la terra che ospita queste anime gettate su carta. Il protagonista principale è Tucker, parte poco più che ragazzino per la guerra e torna che non è ancora un uomo. Almeno all’esterno, internamente Tucker è freddo, calcola ogni sua mossa, è spietato se serve, ma sembra sempre fare lo stretto necessario. Non vuole strafare mai. Strafare significa lasciarsi andare alle emozioni e lasciarsi andare alle emozioni significa abbassare la guardia e quindi: guai. Tucker è un personaggio che a tratti mi è sembrato quasi un automa. Privo di emozioni evidenti. Temprato dalla guerra, dall’aver ucciso e dall’aver visto uccidere. A poco a poco che si procede con la lettura in lui qualcosa si smuove, ma è sempre tutto molto controllato, sembra che nulla lo abbatta davvero.

Rhonda invece viene salvata da un destino segnato di violenze e soprusi. Ama Tucker e i propri figli con tutto il cuore. Ma la vita non è facile, quando Tucker parte per lunghi periodi lei è solo con la figlia Jo a badare agli altri bambini. Sembra sempre sul punto di spezzarsi, ma non si piega mai. Resiste, finché torna Tucker.

“Country dark” è una storia radicata nella terra in cui i personaggi si muovono. È aspra e inospitale questa terra. Lascia poco spazio alla fortuna. L’imprevisto è il quotidiano. Gli uomini fanno i duri, bevono whisky di contrabbando. Hanno la pistola pronta e sognando di fare fortuna con poco lavoro. Le donne dovrebbero essere solo una cornice, ma i personaggi femminili di questo libro risplendono. La piccola Jo è un capolavoro di intelligenza e umanità.

Dopo aver letto i racconti de “La terra di nessuno” sono felice di poter dire che l’Offutt romanziere mi ha dato molto. Credo che mi ricorderò di questi personaggi per molto tempo, magari scorderò i loro nomi o come si muovevano, ma le sensazioni che mi hanno dato non le scorderò facilmente.

Ottima la traduzione di Roberto Serrai.


Chris Offutt è nato a Lexington, Kentucky. Oltre a Nelle terre di nessuno, ha scritto un’altra raccolta di racconti, Out of the Woods, un romanzo, The Good Brother, e tre memoir: The Same River Twice, No Heroes: A Memoir of Coming Home, e My Father, the Pornographer. Ha ricevuto, nel 1996, il Whiting Award per la narrativa e la saggistica, ed è stato incluso da Granta tra i venti migliori narratori delle ultime generazioni.

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