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23 maggio 2010, l’epilogo di Lost

by senzaudio

Il 23 maggio 2010 si concludeva, dopo una cavalcata lunga 6 stagioni, la serie televisiva Lost, sigillando a suo modo un percorso innovativo nelle fiction televisive quale sino ad allora non si era mai visto. Prima che il ricordo si vada sbiadendo nella mente non piu’ giovane e fresca di chi scrive, l’intento di questo contributo e’ quello di ripercorrere gli aspetti più notevoli di questa produzione televisiva, cercando con la massima accuratezza di evitare qualsiasi SPOILER per chi ha in programma di gustarsi ex-post la serie (cosa che è comunque vieppiù caldeggiata).

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Sempre per solleticare coloro che non hanno mai visto Lost, mi si conceda solo di riportare stenograficamente l’antefatto da cui nasce il tutto: il volo Oceanic Airlines 815 precipita su di un’isola tropicale provocando l’evidente corollario di vittime e feriti ma anche, fortunatamente, di sopravvissuti.

Da una premessa del genere uno si potrebbe aspettare un serial avventuristico – forse à la Indiana Jones –  in cui i nostri beniamini, novelli Robinson Crusoe, si ingegnano a sopravvivere alle intemperie, procacciando il cibo e pianificando tempi e modi per salvarsi. Per nostra fortuna non e’ andata così, e il “perché Lost è stato altro” può essere riassunto da una non-esaustiva lista esplicativa, ormai strumento concettuale comune dei contributors di Senzaudio .

Lista esplicativa (non-esaustiva):

1)      Avere come produttori/sceneggiatori J.J Abrams (prima) e Damon Lindelof e Carlton Cuse (poi) – per il cui pregresso lavorativo si rimanda a Wikipedia – è già un ottimo punto di partenza: si ha la sicurezza che il plot della storia sarà quantomeno non-convenzionale.

2)      Un cast di attori di primissimo ordine…

3)      …che assieme al plot dia una profondità mai vista ai singoli characters del serial. Una delle apprezzate innovazioni del serial, che pensiamo di poter dire senza svelare nessun massimo segreto, è stata quella di incentrare ciascun episodio attorno ad un (o ad un limitato numero di) protagonista/i, in modo da esplorarne i tic, la personalità ed accrescerne il legame empatico con il pubblico.

4)      La destabilizzazione cronologica. Il tempo sull’isola è un concetto molto più relativo di quanto si possa pensare e lungo le 6 stagioni i nostri produttori hanno più volte solleticato il sense-of-wonder con dei conigli inattesi estratti dal sempre proverbiale cilindro  (e di più non è possibile riferire per rispettare l’a-spoiler mode).

5)      Il mistero che diventa scoperta che genera un mistero più grande che viene dipanato in una nuova realtà che genera un ulteriore problema che…. Il continuum, o meglio l’escalation, di nuovi
scenari proposta lungo le stagioni è stato uno degli ingredienti che ha cementato la comunità di fans in una sorta di setta messianica di adoratori. In sostanza è stato l’inizio ed il fondamento della mitologia di Lost.

6)      …il che ha prodotto parecchi luoghi di discussione in Rete su forum e blog dedicati. Di più: ha prodotto veri e propri luoghi per decodificare/analizzare/smontare e rimontare ogni singolo frame di ogni episodio di Lost, generando un sapere condiviso che è andato ben al di là delle intenzioni degli sceneggiatori e molto al di là di ciò che ex-post si è realizzato nella serie. E’ come se la comunità fosse diventata essa stessa sceneggiatrice, producendo chiavi di interpretazione e linee di sviluppo parallele a quella ufficiale.

7)      L’utilizzo della rete è stato massivo anche da parte della produzione nella piena consapevolezza che il web 2.0 era la chiave per fidelizzare ulteriromente l’audience. Da qui la creazione di diversi ARG (Alternate Reality Games)  e una sequela di siti tematici funzionali ad esplorare i backgrounds degli eventi portati su schermo, fino ad arrivare al rilascio dei mobisodes – filmati di breve durata per dispositivi mobili. Un esempio di storytelling multimediale e trasversale.evangeline-lilly-4

8)      L’epica dei season finales. Ad un secondo dal termine dell’episodio conclusivo della stagione si fissava lo schermo con un’espressione fra il mistico e l’inebetito mentre il cervello elaborava una domanda che può essere più o meno messa giù così: “E adesso?”. Vagare per le stanze in cerca di uno scopo nella vita ne era la logica conseguenza.

9)      Il contrappunto musicale by Michael Giacchino, a suggello dell’epica di cui sopra.

10)    Evangeline Lilly nel ruolo di Kate.

Come corrollario di tutto ciò e per doveri di correttezza  non si può non sottacere le critiche – aspre, feroci ed iconoclaste – che l’ultima stagione di Lost ha scatenato fra i fans. D’altra parte più si sale e più ci si fa male se si cade. A titolo di personalissimo parere, l’epilogo per me è stato più che oddisfacente considerando l’altissima qualità di Lost nel suo complesso.  Tutti i commentatori sono comunque d’accordo nel ritenere Lost un prodotto che ha segnato per sempre un certo modo di fare fiction,  portatore di linguaggi e schemi già largamente introiettati nelle più recenti serie TV di marca USA.

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