Tino Franza – In viaggio con Stevenson

by Gianluigi Bodi

Come ogni racconto di viaggio che si rispetti quello di Tino Franza è un doppio viaggio. Quello che il protagonista fa per calcare le tracce di Robert Louis Stevenson è ovviamente il viaggio più evidente. Un viaggio che lo scrittore ha compiuto in Francia, nelle Cévennes in un momento in cui la sua vita era particolarmente confusa. Poi c’è quello interiore, quello più importante, quello che notoriamente cambia una persona.

Nella solitudine del camminare possiamo imparare molto più di noi stessi ci quanto non faremmo sul lettino di uno psicoterapeuta. La sensazione che ho avuto leggendo il diario di viaggio di Tino Franza è che nemmeno lui sia riuscito a scappare da questo destino e che anche lui abbia giovato di questa introspezione resa ancora più efficace dalla bellezza di certi paesaggi che hanno fatto capolino durante il suo percorso.

“In cammino con Stevenson” racconta il viaggio a piedi che Tino Franza ha deciso di intraprendere sulle tracce del famoso scrittore. Il racconto è un continuo rimando tra l’esperienza vissuta da Stevenson (e la sua biografia) e ciò che avviene al presente durante il cammino. Stevenson durante la sua impresa ha come unica compagnia l’asina Modestine. Una compagna a cui si affezione così tanto da scoppiare in lacrime quando, alla fine del viaggio dovrà separarsene. Franza invece ha più fortuna (dal mio punto di vista), nelle varie tappe del percorso stringerà amicizie con estemporanei compagni di viaggio. Alcuni non avranno un grande impatto, ma altri lasceranno una traccia profonda sul narratore.

Eh sì, mi rendo conto. Non si dovrebbe mai mescolare il narratore con lo scrittore. Anche se il libro è scritto in prima persona, anche se ha la forma di un diario di viaggio e racconta effettivamente l’avventura di Tino Franza, non si dovrebbero mai mischiare queste due entità ben diverse. Eppure, con una sorta di piacere quasi infantile, ho voglia di farlo. Per il semplice motivo mentre leggevo ho imparato a considerare il protagonista come un amico con il quale fare quattro passi e siccome non si può fare quattro passi con un personaggio di finzione non ho avuto altra scelta.

“In viaggio con Stevenson” ha l’indubbio merito di invogliare il lettore al sentimento della scoperta. Viene voglia di mollare tutto e di prendere il primo sentiero di campagna alla ricerca di tutto ciò che non è prevedibile e conosciuto che eppure esiste.

Il libro è edito da Exòrma, una casa editrice indipendente davvero molto interessante con un catalogo dalle molteplici sfumature, tutte molto accattivanti. La cura con la quale confezionano i loro libri non ha nulla da invidiare a realtà ben più grandi.

Tino Franza (Noto, 1961) collabora a riviste come «Nigrizia», «S.E.A.S.» (Studi Etno-Antropologici e Sociologici), «Sikania», «Pagine dal Sud», occupandosi di viaggi nell’età coloniale, emigrazioni, e percorsi a piedi. Ha pubblicato Le ‘ngiurie. Storia e cultura popolare nei soprannomi di Noto (Armando Siciliano Editore, 2000), Paesaggi dell’Agro Netino. A piedi per antichi sentieri (C.U.E.C.M., 2007), La lunga marcia. Viaggio sentimentale a Santiago de Compostela (A&B, 2008).

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