Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Natsume Sōseki – Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera

Natsume Sōseki – Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera

written by Gianluigi Bodi 4 maggio 2017
Natsume Sōseki

Natsume Sōseki il maestro del romanzo giapponese alle prese con i racconti.

Quando iniziai a leggere i libri di Natsume Sōseki (parecchi lustri fa) mi sorpresi a pensare quanto fossero relativi i significati delle parole. Natsume Sōseki veniva da tutti indicato come uno degli scrittori giapponesi che aveva dato il via alla moderna letteratura nipponica. Moderno per me significava scritto nell’ultimo decennio.
Questa raccolta di racconti “Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera” è stata pubblicata per la prima volta nel 1910. Sono passati più di cento anni. Cosa si può dire di questo libro?
Prima di tutto si può dire che “moderno” è qualcosa che anche mentre lo leggi, magari a distanza di cento anni, riesce a scavare dentro di te. Moderno significa essere slegato dal tempo e dallo spazio in cui nasci e riuscire a essere sempre e per tutti fonte di riflessione.
La letteratura che non genera riflessione è spazzatura.

Per me che arrivavo dai romanzi di Natsume Sōseki imbattermi nei racconti è stato spiazzante. Alle lunghe descrizioni degli stati d’animo dei personaggi e della natura dei luoghi (descrizione che mi hanno fatto innamorare di un certo tipo di Giappone legato alle tradizioni) si sostituiscono delle brevi immagini. Secche e pungenti. Immagini che si infilano nel cervello del lettore e germogliano. Fioriscono come la bellissima copertina che Lindau ha scelto per noi. E’ questo il primo potere di questi racconti. Sono brevi eppure lasciano trasparire un mondo a noi sconosciuto giusto un po’ più avanti. Un mondo che se vorrete potrete esplorare ulteriormente con gli altri lavori di Natsume Sōseki.
Quando ho iniziato a leggere “Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera” non sapevo di preciso cosa aspettarmi. Non sapevo se Natsume Sōseki fosse uno scrittore capace anche sulla breve distanza. Mi ero scordato che i grandi scrittori lo sono sempre. Quando Natsume Sōseki racconta del bambino che guarda i suoi coetanei dalla finestra e li prende in giro ci aspettiamo una sorta di punizione che non c’è. Quando il ladro entra in casa ci aspettiamo della suspance a basso prezzo che invece non c’è. Quando leggiamo quella piccola perla di Kigensetsu ci aspettiamo qualcosa di incompleto, ma veniamo sorpresi da quante poche parole bastino al maestro giapponese per completare un racconto.

I racconti di questa raccolta sembrano slegati dal tempo. Pur raccontando di un Giappone che non esiste più i contenuti umani possono essere proiettati nel presente senza alcuna difficoltà. Anche quando lo scrittore racconta con il suo sguardo orientale dei panorami che ci sono più familiari, vedi la cara vecchia Londra.

La voce di Natsume Sōseki è in grado di raccontare dei piccoli movimenti, dei particolari che rischierebbero di passare inosservati e lo fa con limpidezza cristallina. Il suo atteggiamento nei confronti delle cose è quasi zen. Sembra che le immagini che racconta vengano a lui prive di giudizi e preconcetti. Sōseki in questi racconti è riuscito a descrivere l’animo umano nelle piccole cose, nelle battute di pesca, nei piccoli drammi quotidiani, nei piccoli cambiamenti di assetto che ognuno di noi deve affrontare. Un approccio umile ad una grande materia: l’essere umano. Inoltre, la scrittura di Natsume Sōseki è priva si artificialità. Le frasi sono limpide, non c’è mai una parola in più di quella che dovrebbe esserci.

Parte del merito va ovviamente anche a chi il libro l’ha tradotto. Non ho la benedizione di poter leggere in giapponese per cui i miei ringraziamenti vanno a Tamayo Muto. In primo luogo per aver rispettato la voce dello scrittore che avevo imparato a conoscere, secondo per essere riuscita a mantenere inalterato quell’aura di tradizione che ho sempre amato negli scritti di Natsume Sōseki.

Natsume Sōseki (1867-1916) è uno dei maggiori scrittori giapponesi tra Otto e Novecento. Nel suo Paese è considerato il «sommo scrittore», colui che ha posto le basi della lingua giapponese moderna e ha influenzato in modo significativo la letteratura e il pensiero delle generazioni successive. Tra i suoi romanzi più conosciuti si ricordano Io sono un gatto, Il signorino e Guanciale d’erba.

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