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La memoria collettiva

written by Davide Terruzzi 27 gennaio 2014

E’ il 27 gennaio 1945, quando nella avanzata verso Berlino, le prime truppe dell’Armata Rossa sovietica fanno il proprio ingresso nel campo di concentramento di Auschwitz liberandone i pochi superstiti. Da quel giorno, si può dire, il mondo viene a conoscenza della più grande tragedia dell’umanità: l’Olocausto. Dal 2005 (in Italia dal 2000), questa data è diventato il giorno della memoria. Ci si può interrogare cosa sia diventata questa ricorrenza: una fiera della retorica, un rito da consumare, un omaggio agli ebrei. Tutto profondamente sbagliato, perché in questo tremendo e profondo cieco odio, le vittime hanno tristemente subito in silenzio crimini commessi da tedeschi, italiani, olandesi, europei, uomini. Il giorno della memoria dovrebbe quindi servire più a noi che agli ebrei, per noi è fondamentale non dimenticare, continuare a mantenere vivo e indelebile il ricordo di quanto è successo. Ci riguarda da vicino, non da lontano.

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Per questo motivo, crediamo utile riproporre alcune frasi sull’Olocausto.

“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest’offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”
Primo Levi,  Se questo è un uomo

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
Elie Wiesel, La notte

La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. Il diario di Anna Frank    

“Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano”.  Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo 

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