Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi João Guimarães Rosa – Tutameia, Terze storie

João Guimarães Rosa – Tutameia, Terze storie

written by Gianluigi Bodi 12 settembre 2015
Tutameia

Vi ricordate com’era stare a naso in su, nell’oscurità della tarda sera, mentre spirava una leggera brezza estiva e sopra di voi esplodevano di mille colori i fuochi d’artificio sparati per festeggiare l’inizio dell’estate? Vi ricordate le sensazione che si provava, di anno in anno, a guardare quella porzione di cielo e intravedere tra le stelle nella notte limpida sempre gli stessi fuochi, ma mai sempre gli stessi. La sensazione che il ricordo si affievolisse, che il presente si sovrapponesse al passato, che le immagini recuperate dalla memoria fossero appena un po’ diverse da come ce le ricordavamo? Tutameia è quella sensazione lì. Fuochi d’artificio scoppiettanti che ti sorprendono di anno in anno. Sempre diversi, sempre magici.

Tutameia, Terze Storie di Joao Guimaraes Rosa è una raccolta di brevi storie (brevissime). Non fate nemmeno in tempo ad entrare tra le righe che già l’atmosfera è creata e dissolta. Proseguite nella lettura saltando da storia in storia con la sensazione di essere entrati in un universo complesso di cui Joao Guimaraes Rosa ci sta svelando la struttura. Spesso ci si sente abbandonati dai personaggi, li vorremmo ancora con noi ma Joao Guimaraes Rosa è spietato, non bada a sentimentalismi e ci sbatte la porta in faccia. Chiude una stanza per aprirne un’altra e svelarci un’altra porzione del suo universo.

La scrittura di Joao Guimaraes Rosa, non lo scopro certo io qui e oggi, è qualcosa di sorprendente. Le storie presenti in Tutameia sono abilmente cesellate, ogni parola è necessaria e al posto giusto, al punto che si ha la sensazione che muovendone anche una sola tutta l’impalcatura faticosamente costruita crolli malamente.
Alla fine, quando sarebbe passati indenni attraverso tutte le “Terze Storie” vi renderete conto che la sensazione che vi è rimasta addosso non è quella di aver letto un libro di racconti, ma qualcosa di omogeneo, qualcosa che ha un filo conduttore e che ci ha svelato un mondo nella sua complessità.
Intendiamoci, Tutameia non è un libro facile, la lingua di Joao Guimaraes Rosa, il continuo ricorso al gioco linguistico, la ricercatezza della parola, del ritmo, contribuiscono a creare un’opera pregiata e giocosa. Vien voglia di leggerla con il sorriso sulle labbra.

A saltare da una storia e l’altra per regalarcelo in italiano ci ha pensato una coppia di traduttori davvero in gamba. Virginia Caporali e Roberto Francavilla si sono palleggiati Tutameia e ne hanno fatto un gran bel lavoro. Non è facile entrare in sintonia con questi micro racconti, queste micro storie, più e più volte. Entrare ed uscire da mondi spettacolari.

Della Del Vecchio non ho altro da dire. Se nel vostro peregrinare tra una libreria e l’altra avrete la fortuna di incappare in un loro libro capirete immediatamente perché io ami così tanto questa casa editrice.

La copertina, come sempre, è opera dello studio IFIX di Maurizio Ceccato. Credo sia ormai universalmente conosciuta la mia stima nei confronti del lavoro di questo grafico dotato di talento. Nel caso di Tutameia mi limito a dire che nel salotto di casa mia un quadro così ci starebbe davvero bene. Poi fate voi.

João Guimarães Rosa è uno degli autori più importanti della letteratura mondiale novecentesca. Nasce nl 1908 a Cordisburgo, nello stato di Minas Gerais. Laureatosi appena ventiduenne in medicina, nel 1932 prende parte come medico volontario alla Rivoluzione Costituzionalista. Nel 1934 entra nel corpo diplomatico del Brasile, rappresentando il suo Paese in Europa e America Latina. Nel frattempo, esordisce in letteratura con il racconto O mistério de Highmore Hill, pubblicato su rivista e mai incluso nelle raccolte successive. Nel 1936, la raccolta di poesie Magma, rimasta inedita, gli vale il premio dell’Academia Brasileira de Letras. Nel 1946 esce infine la raccolta Sagarana, racconti che gli assicurano immediatamente, per l’originalità del linguaggio e delle strutture narrative, un posto di spicco nella letteratura brasiliana. Nel 1951 rientra in Brasile, dove continua a ricoprire rilevanti incarichi istituzionali. La lunga escursione nel Mato Grosso del ’52 lo mette a contatto con il mondo del sertão, che tanta importanza avrà nella sua produzione seguente: Corpo di BalloPrime storieTutameia, e, soprattutto, Grande Sertão, il suo unico romanzo che, uscito nel 1956, lo consacra come il più grande scrittore brasiliano del Novecento. Nel 1963 viene eletto membro dell’Academia Brasileira de Letras. Posto  che occuperà, però, solo per tre giorni, nel 1967, prima della morte, avvenuta a Rio de Janeiro.

 

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